Troppe leggi, Repubblica corrotta

Carlo Alberto Tregua

Troppe leggi, Repubblica corrotta

Condividi su:

Carlo Alberto Tregua |
mercoledì 04 novembre 2026 - 7:24
Troppe leggi, Repubblica corrotta

Parlamento italiano, riforme e leggi - foto da ImagoeconomicaParlamento italiano, riforme e leggi - foto...

4 Novembre 2026, 08:24

Scriveva Tacito (Annales, III, 27): Corruptissima re publica, plurimae leges. Quel monito è valido anche oggi, infatti il nostro Paese – che vanta il record forse di centomila leggi contro le diecimila tedesche – ha un tasso di corruzione elevato anche per effetto delle innumerevoli procedure che si intersecano, si contraddicono e creano un ambiente oscuro nel quale i cittadini onesti hanno difficoltà a vedere con chiarezza.

Troppe leggi in Italia: il problema della complessità normativa

L’esempio più volte citato della Legge annuale di bilancio, formata da un articolo unico e più di novecento commi, la dice lunga sulla volontà del legislatore. L’obiettivo è infatti chiaro e lo scriviamo da decenni: fare in modo che “i comuni mortali” non capiscano il testo, il significato e la portata delle norme approvate dal Parlamento, con la conseguenza che la loro ignoranza li metta nelle condizioni di “bersi” qualunque scempiaggine trasmettano i mezzi di comunicazione di ogni tipo.

Il modello francese per semplificare e riordinare le leggi

Non si capisce perché – anzi si capisce benissimo – il nostro sistema di formulazione delle leggi non debba essere analogo a quello francese, come ci diceva Sabino Cassese nel forum pubblicato il 10 ottobre 2026. Il metodo transalpino è di una semplicità esemplare: tutte le leggi sono messe in contenitori e quando una nuova legge tocca l’oggetto di quelle che si trovano negli stessi, viene tirata fuori, integrata, modificata o annullata rispetto a quella nuova. Poi l’oggetto di questo percorso, cioè la legge modificata, viene riposta in quello stesso contenitore. Si tratta di un sistema ordinato, mediante il quale chiunque voglia sapere come una certa materia sia disciplinata dalle leggi, le trova tutte insieme e tutte in una volta.

Testi unici e contraddizioni: i limiti del sistema legislativo italiano

Per altro, anche in Italia vi sono i cosiddetti Testi unici, ma la differenza con quanto scritto prima è che una nuova legge non va a integrarsi nel Testo unico, ma ne modifica alcune parti restandone estranea, con la conseguenza che chi vuol sapere come funziona una certa materia, deve andarsi a riprendere tutte le norme che riguardano quella materia e che spesso sono in interiore contraddizione. Insomma, un bailamme più volte condannato dallo stesso Presidente Mattarella.

Perché il nostro Parlamento esita leggi formulate in questa maniera scriteriata non è un mistero: così cittadine e cittadini non ci capiscono nulla.

Sicuramente i tecnici parlamentari sono di grande valore e quindi potrebbero adottare un sistema comprensibile se lo volessero, come quello francese. Se non lo fanno è perché ricevono direttive tendenti ad alimentare la confusione e la nebbia. Nella nebbia, infatti, si possono fare le cose più turpi, tanto nessuno le vede.

Ignoranza e incapacità: le conseguenze sulla gestione delle istituzioni

Vogliamo però mitigare la malafede di chi opera in questa maniera. Spesso si agisce come indicato per ignoranza, per insipienza, per incapacità: tutte caratteristiche del ceto istituzionale, perché non sempre chi occupa posizioni di vertice le ha meritate, cioè ha studiato a fondo quella trentina di materie – fra cui primaria è l’organizzazione – indispensabili per poter gestire un Paese, ma anche Regioni, Province e Comuni, con efficienza ed efficacia.

L’ignoranza è nemica della verità oggettiva perché chi non sa non può districarsi nelle situazioni che gli compaiono, né capire gli eventi per quello che sono, con la conseguenza che chi non sa è in balia di chi sa. Sembra un gioco di parole, ma se ci fate caso è la fotografia di una realtà.

Intendiamoci, non si tratta di intelligenza perché potenzialmente tutti gli esseri umani ne sono dotati; poi c’è chi la utilizza e chi la accantona in naftalina, non sapendo che la rinunzia a utilizzarla è un grave peccato etico e un grave danno per chi omette questa attività.

C’era un famoso aforisma di Woody Allen che diceva: “L’intelligente sa fare lo stupido, ma lo stupido non sa fare l’intelligente”. Per fortuna al mondo gli stupidi non sono tantissimi, però spesso non fanno nulla per uscire dal grembo di tutto ciò che non conoscono: non amano leggere, non amano ascoltare, non amano pensare, non amano capire.

Tutto questo è estremamente dannoso per loro stessi e per la Collettività , la quale ha bisogno di esseri pensanti, capaci e vogliosi di contribuire al funzionamento della stessa.

Condividi su:

  • Editoriale

Fonte: QdS.it