Policlinico di Catania, Santonocito traccia la rotta: “Più posti letto, bodycam e IA per migliorare l’assistenza”

Melania Tanteri

Policlinico di Catania, Santonocito traccia la rotta: “Più posti letto, bodycam e IA per migliorare l’assistenza”

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Melania Tanteri |
martedì 13 ottobre 2026 - 4:34
Policlinico di Catania, Santonocito traccia la rotta: “Più posti letto, bodycam e IA per migliorare l’assistenza”

Raffaella Tregua e Giorgio Giulio SantonocitoRaffaella Tregua e Giorgio Giulio Santonocito Melania Tanteri 13 Ottobre...

13 Ottobre 2026, 06:34

Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il direttore generale dell’Aou Policlinico Gaspare Rodolico-San Marco di Catania, Giorgio Giulio Santonocito.

Dottor Santonocito, a gennaio di quest’anno è stato nominato direttore dell’Azienda ospedaliera Policlinico Rodolico–San Marco di di Catania. Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza che ha trovato?
“Partiamo da cosa è il Policlinico: è un’azienda ospedaliero-universitaria. Questa doppia anima è il suo punto di forza. La formazione, la didattica e la ricerca sono le colonne portanti, il motore dell’Azienda, a differenza di quanto avviene in altre realtà. Da questo punto di vista, il Policlinico ha qualcosa di diverso, che va ricercato nella fusione di queste tre missioni. L’azienda che dirigo nasce dall’unione di tre grandi realtà: il vecchio Policlinico universitario, nato negli anni Sessanta e che, fino all’apertura del Pronto soccorso nel 2019, era rimasto un po’ chiuso alla città; l’ex ospedale Vittorio Emanuele, che parte da una logica profondamente diversa; e il San Marco, che porta con sé una terza cultura e che figura quasi in modo autonomo. Le persone sono al centro di questo grande progetto e sono il punto di connessione di queste tre culture. La grande sfida è renderle omogenee, rafforzandone i punti di forza”.

Quale l’obiettivo principale e i risultati raggiunti in questo primo anno di incarico?
“Come obiettivi, innanzitutto puntiamo a garantire decoro e sicurezza, e stiamo lavorando al raggiungimento di entrambi. Altri due obiettivi, per noi essenziali, sono l’incremento dei volumi e della qualità delle prestazioni. Pensiamo, infatti, che l’azienda debba essere efficace anche sotto il profilo del confronto con le altre realtà sanitarie e debba rappresentare sul territorio una risposta di alto livello a chi si rivolge alla sanità pubblica. Da gennaio a oggi, abbiamo già attivato oltre quaranta nuovi posti letto, e ne stiamo creando altri soprattutto nei segmenti che consideriamo più critici. Ad esempio, in Oncologia abbiamo realizzato, per la prima volta, un piccolo reparto con quattro posti letto, che a breve contiamo di far diventare otto. Ecco, questo è un mio preciso obiettivo, perché non è ammissibile che un paziente oncologico rimanga in una corsia di Pronto soccorso o venga ricoverato nel reparto qualsiasi in cui c’è posto. L’ortopedia rappresenta uno dei colli di bottiglia, per via della massiccia affluenza di pazienti, attratti dall’alta professionalità degli operatori, ma ci stiamo già lavorando e abbiamo le idee chiare sui punti nevralgici, per aumentare un’offerta di alta qualificazione”.

Quali sono?
“Tra i punti nevralgici di questa azienda su cui ci siamo focalizzati, insieme al rettore Enrico Foti, ci sono per esempio i pazienti colpiti da ictus, che devono poter affluire al San Marco in modo agevole. Abbiamo già chiesto alla società che gestisce l’energia elettrica di rimuovere alcuni tralicci che impediscono il volo notturno dell’eliambulanza e quindi chiederemo le autorizzazioni specifiche per accogliere i pazienti anche di notte. Al Rodolico, stiamo potenziando l’area chirurgica, anche attraverso il rapporto con Ismett per la chirurgia epato-bilio-pancreatica: una partnership che potrà essere foriera di sviluppi successivi. Un altro progetto è allo studio sulla Cardiologia. In particolare, stiamo cercando di creare una specifica area all’interno del reparto, per prendere rapidamente in carico il paziente in una patologia nella quale il fattore tempo è essenziale”.

Com’è attrezzata l’Aoup dal punto di vista della tecnologia? E sul fronte dell’organizzazione?
“L’Azienda dispone di una infrastruttura tecnologica all’avanguardia sia al Rodolico, sia al San Marco. Tra le altre attrezzature ci sono un braccio robotico per la Neurochirugia, la Risonanza Magnetica 3Tesla, i due robot Da Vinci, la sala Ibrida attrezzata con le ultime tecnologie, macchinari impiegati per Tac coronarica e Risonanza Magnetica soprattutto per i pazienti cardiologici. Per poterne acquistare altre, bisogna prima saturare quelle che abbiamo. Per quel che riguarda l’organizzazione, siamo all’alba della riforma che incombe sul Sistema sanitario. Si parla di rete dei posti letto, il che significa ragionare sul numero dei reparti, sulla loro collocazione e su quali aziende copriranno determinati segmenti dell’assistenza. Questa è una riforma che sta per arrivare e, a breve, saremo chiamati a ridisegnare le nostre strutture”.

Quali sono le eccellenze dell’Azienda che dirige?
“Ribadisco, la forte connessione con l’Università. L’eccellenza sta in questo punto di forza: noi creiamo i medici del futuro. Con il rettore Foti ci vediamo ogni settimana per studiare strategie finalizzate a valorizzare e rafforzare questi aspetti. Stiamo studiando per spingerci verso l’eccellenza e assicurare che tutte le aree mediche possano esprimere anche docenti e si possa fare ricerca. La nostra è un’Azienda che deve offrire prestazioni di secondo livello, per dare anche agli specializzandi la possibilità di approcciarsi alla ricerca. In segmenti come la Cardiochirurgia, per esempio, non esprimiamo docenti”.

Da punto di vista dell’organico, pensate di implementarlo, di procede con stabilizzazioni?
“Per quel che riguarda l’organico, la questione non riguarda soltanto i dipendenti. Siamo un’Azienda dinamica che avrà sempre una quota di personale a tempo determinato per sua stessa natura. Cercheremo di spingere verso la stabilizzazione, ma siamo in linea con la normativa. La pianta organica è al completo: abbiamo avuto dalla Regione un aumento del tetto di spesa per implementare la dotazione organica e adeguarla ai posti letto che stiamo aprendo. Poi c’è da dire che molti servizi sono esternalizzati e noi stiamo provando a reinternalizzarli, per esempio per quel che riguarda il personale Oss, dedicando una quota dei posti messi a concorso a chi lavora in ospedale ma proviene da ditte esterne”.

Il San Marco sorge in un grande quartiere di Catania, che spesso può rivelarsi non semplice. Com’è il rapporto con il Librino?
“Questa è una sfida importante. Librino è una città nella città e il nostro è un presidio importante. Il San Marco non è solo un presidio di sanità, ma anche un presidio urbanistico e di civiltà. Il fatto che sia elegante oltre che funzionale, rappresenta un vantaggio. A tal proposito voglio sottolineare che, fino a tre mesi fa, entrare con la macchina al San Marco era un problema: si bloccava l’intero asse viario a causa di lunghe code che impedivano persino il percorso delle ambulanze. Motivo per cui abbiamo investito risorse e realizzato un nuovo viale di accesso. Ancora non è completo, stiamo lavorando ad una nuova corsia in uscita che sarà ultimata a breve”.

Sicurezza: decoro, personale e strumenti per scongiurare possibili episodi violenti

Cosa può dirci sul tema della sicurezza, alla luce dei fatti recenti che hanno riguardato l’ospedale San Marco? Come state intervenendo?
“Per quel che riguarda i fatti accaduti, non è mai ammissibile la violenza e mai deve passare il messaggio che qualcuno abbia diritto a reazioni violente. Questi episodi purtroppo accadono, a maggior ragione in Pronto soccorso o in Terapia intensiva, spesso a fronte della morte di un parente o di una grande pressione emotiva. Bisogna intervenire su due assi: la formazione del personale, uno dei capisaldi della nostra gestione, perché occorre imparare a domare la propria emotività e quella altrui, tentando di gestire le situazioni. Altro punto essenziale è avere strutture e strumenti performanti: abbiamo fornito al personale del Policlinico le bodycam, un sistema che ho portato a Messina, una delle prime città in Italia, con ottimi risultati. Non sono nulla di particolarmente avanzato, con un tocco si attivano, ma disincentivano i comportamenti violenti e possono quindi essere utili per arrestare il fenomeno. Al Policlinico Rodolico il sistema è operativo da due mesi, al San Marco da pochi giorni. Inoltre, chiederemo alla Questura e alle Forze dell’ordine un presidio stabile che attualmente non c’è: al Policlinico è previsto, ma al San Marco no. Chiederemo di fare uno sforzo particolare”.

Su cos’altro state intervenendo nel frattempo?
“Quando sono arrivato, devo dire che i profili di sicurezza non erano molto presenti sotto il profilo culturale. Penso all’antincendio o all’antinfortunistica, per esempio, su cui stiamo lavorando. Un’azienda sicura è un luogo in cui si lavora con serenità, contro le aggressioni ma anche sotto i profili prettamente sanitari, un luogo in cui i pazienti sono certi di trovare cure. Un’azienda che si presenta scalcinata, per esempio, non dà la sensazione di essere un luogo sicuro e il contenitore finisce per conformare il contenuto. Noi abbiamo lanciato una sorta di ‘operazione decoro’ al Rodolico che estenderemo anche al San Marco, a partire dai bagni e dai percorsi per i disabili, con una segnaletica smart, pulizia di muri e pavimenti. Abbiamo stanziato risorse importanti per questo”.

Migliorare l’organizzazione per tagliare le liste d’attesa

Uno dei nodi della sanità siciliana è quello delle liste d’attesa. Cosa ci può dire a riguardo?
“Qui il discorso è complesso e non facile da spiegare in termini non tecnici. Le liste d’attesa riguardano tutto il territorio. Noi in provincia siamo oltre un milione e su Catania non esiste un Cup provinciale che, per esempio, c’è a Messina e permettere di dividere le liste d’attesa tra le aziende del territorio. Abbiamo chiesto all’Asp di farlo e hanno risposto che ci stanno lavorando. Questa situazione costringe il paziente a rivolgersi contemporaneamente a tutte e quattro le aziende cittadine, con due effetti: da un lato non ci consente di programmare, perché non conosciamo i numeri reali, così come non li conoscono gli altri ospedali; dall’altro si quadruplicano le liste d’attesa”.

Non esiste un Centro unico di prenotazione regionale?
“Sì, c’è un sovra Cup che, oltretutto, è fatto bene ed è performante, ma non c’è per tutte le specializzazioni e si accede tramite Spid, cosa che di fatto esclude mediamente la popolazione anziana o con diverse difficoltà, che preferisce il telefono. L’altra grave difficoltà è che la carenza del filtro costituito dal Cup provinciale non permette di tenere conto delle specializzazioni delle strutture. Noi, per esempio, siamo Azienda di secondo livello e qui dovrebbe arrivare il paziente già studiato. In questo modo, le disponibilità si saturano. Bisogna lavorare su questo”.

Come potete agire per spingere ad attivare il Cup provinciale?
“Da un lato possiamo interagire con la Regione per l’unificazione dei Cup, almeno a livello provinciale. Poi stiamo provando a inserire un filtro perché, a volte, rischiamo di diventare un collo di bottiglia: gli utenti sono tanti e talvolta, con questi volumi, le linee telefoniche si intasano. Abbiamo chiesto all’Università di prevedere un filtro per gestire meglio i pazienti. Non risolverà il problema delle liste, ma di certo potrà filtrare in modo dinamico il paziente. Stiamo studiando questa attività non facilissima: c’è una cabina di regia con l’Asp e uno studio del Policlinico per questo pre-filtro da realizzare con l’Intelligenza artificiale”.

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Fonte: QdS.it