Foto Centro Padre Nostro Elian Lo Pipero 15 Settembre 2026, 09:09 Il 15 settembre di...
Il 15 settembre di trentatré anni fa nel quartiere Brancaccio di Palermo veniva ucciso da Cosa Nostra nel giorno del suo compleanno Padre Pino Puglisi. Il delitto avvenne davanti il portone di casa sua alle 20.40
La sua battaglia attraverso la fede
La fede come strumento di aggregazione e riscatto sociale: questo era il modo per padre Pino Puglisi, riferimento per tutti nel quartiere Brancaccio per sottrarre bambini e ragazzi alla criminalità organizzata e indirizzarli alla legalità: una sfida a viso aperto a Cosa nostra, che lo assassinò nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno.
La sua battaglia era una vera e propria questione personale: lui a Brancaccio c’era nato e cresciuto, respirando l’aria di un quartiere difficile dove la presenza della criminalità si faceva sempre più pervasiva e veniva identificata da tanti come l’unica risposta possibile alla povertà, alla marginalità sociale e a uno Stato assente.
Padre Pino Puglisi, una vita tra i giovani
Dopo un’esistenza spesa nei ruoli di cappellano, parroco e docente l’occasione per chiudere il cerchio arrivò nel 1990, quando padre Puglisi venne nominato parroco presso la chiesa di San Gaetano a Brancaccio: attraverso una serie di attività parrocchiali provò, riuscendoci in larga parte, a convincere i giovani del quartiere che un’alternativa al crimine organizzato era possibile. A nulla servirono le minacce di morte operate nei suoi confronti da Cosa nostra: il sacerdote continuò imperterrito la propria attività e raggiunse un traguardo fondamentale con l’istituzione, a gennaio 1993, del Centro Padre Nostro, luogo di riferimento per tutti i ragazzi di Brancaccio.
Il delitto 33 anni fa e le condanne
Il 15 settembre dello stesso anno si consumò la reazione della mafia: padre Puglisi aveva fatto in tempo a scendere dalla sua automobile e inserire le chiavi nel portone di casa, quando si sentì chiamare alle spalle e quasi contemporaneamente venne colpito alla nuca da un colpo di pistola; il sacerdote morì all’istante. Per l’omicidio sono stati condannati Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, mentre i mandanti sono stati identificati nei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati nel 1994 e ritenuti i profili di maggiore spicco della mafia a Brancaccio.
Padre Pino Puglisi, gli appuntamenti in ricordo del parroco
Per celebrarne la memoria, alle 18, presso la Cattedrale di Palermo, si terrà una funzione religiosa: a officiarla sarà l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia; a seguire, sempre alla Cattedrale, si svolgerà la presentazione del libro ‘Il Vangelo per le strade. Discorsi alla città di Palermo’ (Ed. Il pozzo di Giacobbe), a cura dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.
Giovedì 17 settembre 2026 alle ore ore 21:00 presso la Parrocchia del S.S. Salvatore di corso dei Mille n. 751, a Palermo in programma l’Adorazione Eucaristica in memoria del Beato Giuseppe Puglisi presieduta da Don Salvo Schiera. A cura della comunità parrocchiale. Infine giovedì 24 settembre 2026 – ore 9:30 presso la Cattedrale di Palermo “Un fiore per 3P”.
Piantedosi: “Testimonianza Padre Pino Puglisi continua ad indicarci la strada”
“Don Pino Puglisi fu assassinato a Palermo il 15 settembre 1993. La mafia ebbe paura del suo straordinario impegno e della scelta rivoluzionaria che lo ispirava: credere nei ragazzi del suo quartiere, nella loro capacità di riscatto, nel loro coraggio di non piegarsi alle logiche della criminalità organizzata. Dopo 33 anni, la sua testimonianza continua a indicarci la strada”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un post su X ricorda Don Pino Puglisi a 33 anni dal suo omicidio. “Il sacerdote di Brancaccio non si limitò a denunciare violenza e omertà. Lavorò giorno dopo giorno, con pazienza e ostinazione, per costruire un’alternativa concreta per i giovani, e sottrarli al sistema di potere dei clan. La sua opera ci ricorda che, insieme all’azione di contrasto dello Stato, la mafia si combatte anche e soprattutto con la cultura e la formazione delle nuove generazioni, a partire dalla scuola per creare presidi di comunità nei territori più fragili”, conclude Piantedosi.
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