Mafia e appalti, inchiesta archiviata ma il gip: “Si concorda con ricostruzione pm su concorrenti esterni”

Edoardo Ullo

Mafia e appalti, inchiesta archiviata ma il gip: “Si concorda con ricostruzione pm su concorrenti esterni”

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Edoardo Ullo |
sabato 03 ottobre 2026 - 19:00
Mafia e appalti, inchiesta archiviata ma il gip: “Si concorda con ricostruzione pm su concorrenti esterni”

via d'amelio imagoeconomica (1)via d'amelio imagoeconomica (1) Edoardo Ullo 3 Ottobre 2026, 21:00 Il giudice...

3 Ottobre 2026, 21:00

Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna ha archiviato il filone mafia e appalti ma nel decreto sottolinea anche che “In relazione ai cosiddetti concorrenti esterni si concorda con la ricostruzione del pm in ordine al fatto che l’elemento più forte (ma non unico) che induce a ritenere prospettabile un ruolo – tanto nella fase ideativa, quanto nella fase esecutiva – svolto da soggetti estranei a Cosa Nostra nella strage di Via D’Amelio, è rappresentato dal portato dichiarativo di Gaspare Spatuzza che ha riferito della presenza del terzo estraneo al momento della consegna della Fiat 126, sabato 18 luglio 1992, nel garage di via Villasevaglios. È vero che al momento della strage di via D’Amelio Gaspare Spatuzza non era ancora nemmeno affiliato a cosa nostra con la conseguenza che, almeno in astratto, egli ha potuto vedere un soggetto che faceva parte di cosa nostra, ma che egli non conosceva”.

“La sentenza di primo grado del c.d. processo sul depistaggio di via D’Amelio affronta, confutandolo, anche tale specifico aspetto”, conclude.

Il gip: “Falcone e Borsellino lavoravano in un clima ostile”

Il gip, inoltre, in estrema sintesi, evidenzia che Falcone e Borsellino lavoravano in un clima ostile ma non si è riuscito a individuare alcun elemento probatorio che possa portare alla identificazione di persone della magistratura o esponenti del mondo politico e imprenditoriale da poter collegare alle stragi.

Si legge: “l’analisi svolta pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i giudici Falcone e Borsellino all’interno della procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per i Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) – non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi”.

Il rapporto del Ros è considerato una delle cause scatenanti delle stragi, in particolare per quanto riguarda l’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.

“Niente prove su mandanti occulti delle stragi del ‘92”

 Il giudice per le indagini preliminari, Santi Bologna, in un altro passaggio evidenzia: “Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”.

Con questo quadro, il procuratore nisseno Salvatore De Luca e l’aggiunto Pasquale Pacifico avevano chiesto l’archiviazione. Già da aprile si pensava che potesse essere questo l’andazzo e così è stato

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Fonte: QdS.it