Liste d’attesa, la Sicilia affonda: 335 mila visite ed esami in ritardo nonostante i milioni stanziati

Gioacchino D'Amico

Liste d’attesa, la Sicilia affonda: 335 mila visite ed esami in ritardo nonostante i milioni stanziati

Condividi su:

Gioacchino D'Amico |
venerdì 06 novembre 2026 - 5:02
Liste d’attesa, la Sicilia affonda: 335 mila visite ed esami in ritardo nonostante i milioni stanziati

Gioacchino D'Amico 6 Novembre 2026, 06:02 PALERMO – Davanti a liste d’attesa chilometriche da recuperare,...

6 Novembre 2026, 06:02

PALERMO – Davanti a liste d’attesa chilometriche da recuperare, la sanità italiana continua a fare piccoli passi avanti. Quella siciliana, invece, resta tra le ultime della classe. Il più recente bollettino dell’Agenas sulle tempistiche di visite ed esami diagnostici, relativo ai primi nove mesi del 2026, conferma lo scenario già emerso dal monitoraggio precedente: il Paese, mese dopo mese, fa progressi, erogando sempre più prestazioni sanitarie entro i tempi di garanzia, ma le disparità territoriali restano enormi. E tra le regioni che non contribuiscono al miglioramento del dato nazionale, c’è anche e soprattutto la Sicilia. Nell’Isola il sistema sanitario sembra aver ingranato la retromarcia, e anche la politica regionale, reduce da una manovra finanziaria che alle liste d’attesa ha riservato solo le briciole, non pare al momento intenzionata a premere sull’acceleratore.

Liste d’attesa in Italia, i dati Agenas sui tempi di visite ed esami

Le cifre, intanto, parlano chiaro. Tra gennaio e settembre di quest’anno, in Italia i tempi di erogazione delle prime visite sono migliorati di 1,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: la quota di prestazioni effettuate con puntualità è infatti salita dal 76,9 al 78,6% delle prenotazioni totali. Un miglioramento identico lo si riscontra anche per gli esami diagnostici. Pure in questo caso il rispetto dei tempi è aumentato di 1,7 punti, passando dall’83,3% dello scorso anno, all’odierno 85%. Trend positivi che si riflettono di fatto su tutte le classi di priorità: urgente (da erogare entro 3 giorni), breve (10 giorni), differita (30 o 60 giorni) e programmata (120 giorni). Quasi ogni fascia, infatti, ha registrato un miglioramento delle tempistiche. Fanno eccezione, a onor del vero, soltanto le prime visite con priorità programmata, che hanno invece subìto una riduzione delle performance, pari però ad appena lo 0,1%. Di fatto più un pareggio che un vero e proprio calo.

Nonostante abbia recuperato terreno, non si può certo dire che il Paese sia vicino a superare il problema delle liste d’attesa. Considerando il totale di prime visite ed esami diagnostici, nel primo semestre dell’anno le prestazioni mediche non erogate nei tempi stabiliti ammontano a oltre 4 milioni su un totale di quasi 22 milioni di prenotazioni. Ritardi pari al 18,6% dei pazienti. Quasi un italiano su cinque, insomma, ha atteso o attende ancora oltre i tempi prescritti di ricevere le cure. Resta però la nota positiva che, a livello nazionale, i miglioramenti sembrano seguire un ritmo, per quanto lento, almeno costante nel tempo.

Sicilia tra le regioni peggiori per le liste d’attesa: visite ed esami in ritardo

Tuttavia i divari tra le regioni sono ancora pesanti, e i progressi non coinvolgono tutte le aree della Penisola. A raggiungere un rispetto dei tempi pari o superiore al 90%, tra visite ed esami, sono solo sei regioni: Basilicata e Campania (che però ricorrono nell’80-85% dei casi alla classe di priorità meno impellente, quella programmata, contro una media italiana del 34,9%), e ancora Lazio, Marche, Toscana e Veneto. Ci sono poi regioni che, tra il 2025 e il 2026, hanno visto ridursi il proprio livello di puntualità. Soltanto che se in diversi casi, come per Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano, si è trattato di peggioramenti “a incastro” (cioè male per le visite, meglio per gli esami, o viceversa), è in Sicilia che il tonfo è stato davvero fragoroso. L’Isola infatti, rispetto al periodo gennaio-settembre del 2025, quest’anno ha visto peggiorare tanto i tempi degli esami diagnostici (-3,2 punti percentuali), quanto soprattutto quelli delle prime visite (-8,8): per il primo tipo di prestazione la puntualità è scesa dal 75,5 al 72,3% (quasi 170 mila esami diagnostici fuori tempo massimo), mentre nel secondo caso dall’86,6 al 77,8% (oltre 165 mila visite in ritardo). Per l’Isola, dunque, un “doppio crollo”.

Liste d’attesa in Sicilia, 335 mila prestazioni fuori dai tempi di garanzia

Entrando nel dettaglio dello scenario siciliano, nei primi nove mesi dell’anno, su un totale di oltre 1,3 milioni di prime visite ed esami diagnostici, i ritardi hanno riguardato circa 335 mila casi, pari al 24,7%: un siciliano su quattro, dunque, attende oltre i tempi di garanzia, dato ben peggiore rispetto alla media nazionale. Agenas, in realtà, rileva anche come in Sicilia sia stato fatto qualche progresso per alcune classi di priorità. Sono migliorate, seppur di poco, le tempistiche delle prime visite urgenti e degli esami diagnostici brevi. Un altro incremento, ancora più consistente almeno dal punto di vista percentuale, riguarda gli esami classificati come urgenti, sebbene il livello di puntualità resti comunque molto basso (appena il 62,7%) e il dato nasconda una criticità notevole: considerando, infatti, il solo aggregato “esami diagnostici urgenti”, quelli cioè che andrebbero garantiti entro 3 giorni, nel 15,5% dei casi l’attesa del paziente siciliano si protrae invece oltre i 31 giorni. Infine, in Sicilia si registra il crollo verticale dei tempi delle visite brevi, differite e programmate. Stessa sorte anche per gli esami diagnostici con classe D e P.

Sanità siciliana, solo 3 milioni dalla manovra per ridurre le liste d’attesa

Insomma, i dati Agenas ci dicono che in Sicilia la situazione non è delle migliori, e siccome l’Isola non riesce neppure a tenere il passo della media nazionale, l’attesa delle prestazioni sanitarie, già consistente di suo, continua ad allungarsi. Ciononostante, gli ultimi segnali da parte della Regione non sono stati dei più risoluti, e anche le misure adottate nei mesi scorsi non hanno ancora (dati alla mano) contribuito a far rientrare i tempi biblici della sanità isolana. Nell’ultima variazione di bilancio approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 22 ottobre (legge battezzata dal Governo Schifani con l’ambizioso appellativo di “Coesione e crescita”), i fondi destinati alla riduzione delle liste d’attesa ammontano a 3 milioni di euro. Una cifra che, rispetto ai complessivi 1,4 miliardi mobilitati, corrisponde ad appena lo 0,2% dell’intera manovra. Un contributo, forse, troppo basso rispetto all’entità del problema. Tanto più che, nell’ambito delle stesse variazioni, è stato approvato anche un Fondo per investimenti nei territori (le cosiddette “mancette” che tanto hanno acceso il dibattito tra i partiti) di oltre 194 milioni di euro: un tesoretto pari a 65 volte quanto stanziato per le liste d’attesa, e contro cui adesso si è scagliato anche il Pd siciliano a guida Peppe Provenzano (che sul Fit ipotizza profili di illegittimità costituzionale).

Fondi per le liste d’attesa in Sicilia, 60 milioni per il triennio 2025-2027

I 3 milioni che la manovra ha destinato alla riduzione dei tempi della sanità siciliana, benché si tratti di una goccia nell’oceano, non sono d’altronde gli unici messi a disposizione dalla Regione. Spiccano, soprattutto, i 60 milioni finalizzati all’abbattimento delle liste d’attesa per il triennio 2025-2027, approvati con legge regionale il 12 agosto dell’anno scorso. Un plafond complessivo che, sommato agli ultimi 3 milioni, comunque rimane inferiore a un terzo delle “mancette”. Soprattutto sembrano mancare i risultati concreti. Particolarmente critico, da questo punto di vista, è stato il deputato regionale del Movimento 5 stelle, Antonio De Luca: “Altro che azzeramento – ha detto – le liste d’attesa in Sicilia sarebbero addirittura peggiorate, nonostante una pioggia di soldi investiti. Ma allora a che sono serviti tutti i soldi stanziati di recente? E a che serviranno gli ulteriori 3 milioni stanziati con la recente variazione di bilancio?”. Il pentastellato ha posto l’accento sui tentativi fatti dall’Amministrazione Schifani. “Negli ultimi anni – ha sottolineato De Luca – il governo regionale ha dichiarato di aver varato piani straordinari, stanziato risorse, potenziato il SovraCup e previsto nuovi strumenti di monitoraggio. Peccato che non abbia chiarito l’unica cosa che interessa davvero ai siciliani: se e quanto siano stati accorciati i tempi per ottenere una visita o un esame”.

Liste d’attesa, la Sicilia affonda: 335 mila visite ed esami in ritardo nonostante i milioni stanziati

Schillaci: “Dove serve, poteri sostitutivi”

Iniettare sempre più risorse economiche nel sistema, confidando nell’abbattimento sensibile delle liste d’attesa, non può essere l’unica risposta al problema dei tempi della sanità, se ai fondi non si accompagna anche il superamento di criticità legate a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. In presenza di tali limiti, il rischio resta quello che le risorse, per quanto ingenti, non si trasformino in effettive prestazioni erogabili ai cittadini. A dirlo è stata la Corte dei conti nella sua relazione del 13 ottobre scorso, dove si legge testualmente come “il problema delle liste di attesa non possa essere affrontato esclusivamente mediante l’incremento delle risorse finanziarie disponibili”.

È anche vero che senza finanziamenti non si va molto lontano. Da questo punto di vista, i giudici contabili hanno rilevato che, per il periodo 2022-2025, a livello nazionale sono stati destinati alla riduzione delle liste d’attesa più o meno 1,8 miliardi di euro, di cui sono stati spesi 1,5 miliardi. Restano dunque circa 300 milioni inutilizzati, oltre al fatto che “in diversi casi le disponibilità finanziarie non si sono tradotte con la necessaria rapidità in un incremento strutturale dell’offerta sanitaria”. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni, inoltre, ha reso complessa una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti. Insomma, all’ammontare di cassa deve corrispondere anche una buona gestione delle risorse. Qualità che, tendenzialmente, va ricercata a livello regionale.

Sulla stessa linea sembra essersi posizionato anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso di un recente question time al Senato. Il ministro ha opposto agli attacchi sulle criticità delle liste d’attesa, la creazione (“che io stesso ho voluto con forza”, ha detto) della piattaforma che ne consente il monitoraggio. Come a dire: sappiamo che il problema c’è e lo affrontiamo con trasparenza. Poi Schillaci ha posto l’accento su responsabilità (e inadempienze) regionali. “Una parte dei fondi per le liste d’attesa – ha sottolineato – non è stata spesa dalle Regioni. Non è sempre un problema di soldi. È un problema di spesa e di organizzazione sul territorio”. E riguardo alle contromisure più drastiche, il ministro ha ricordato che Agenas ha la possibilità “di attivare audit sulle Regioni, con il parere della Conferenza Stato-Regioni”. Ministero e Agenas, ha spiegato Schillaci, “stanno definendo il processo: controllo dei tempi massimi, apertura delle agende di prenotazione, gestione delle preliste, uso corretto delle classi di priorità. E dove serve, scattano i poteri sostitutivi verso le Regioni e i responsabili dell’assistenza sanitaria”.

Condividi su:

  • Inchiesta

Fonte: QdS.it