Una carezza (immagine generata con AI)Una carezza (immagine generata con AI) Fabio Gabrielli 24 Ottobre...
La carezza non significa prendere possesso dell’altro, bensì coincidere con lui o con lei in un avvicinamento senza fine. Il tatto è il senso principale dell’incontro e della sensualità, è il tentativo di abolire la distanza avvicinandosi all’altro in una reciprocità che si vuole immediata. In questo intreccio, nessuno tocca che non sia a sua volta toccato; nell’erotismo, la carezza è la mutua incarnazione degli amanti. Ciascuno si rivela a se stesso modellandosi sul corpo dell’altro. La reciprocità della mano e dell’oggetto trova qui la sua compiuta misura: la mano tocca nel momento stesso in cui è toccata. Essa incarna tutta la potenza creativa che le è propria. (D. Le Breton, Il sapore del mondo. Un’antropologia dei sensi)
La carezza come incontro tra corpo ed emozioni
Questo brano dell’antropologo e sociologo francese David Le Breton sottolinea come, accarezzando l’altro e facendoci accarezzare, sperimentiamo la fragilità della pelle, il sentire del corpo, le grammatiche emotive che possono sempre fiorire nei sentimenti, il potere traboccante, donativo dell’eros. Un toccare che ci invita a non impadronirci di niente, a non calcolare niente, a non possedere niente, in una tensione continua verso l’altro che da sempre ci ospita, mai compiuta, mai definitiva, sempre aperta alla metamorfosi, allo charme, all’incantesimo della vita.
Il valore della carezza in una società dominata dall’utilità
La carezza, in un’epoca che sovente calcola e valuta ogni cosa sulla base dell’utilità, è gesto sovversivo, apertura a quell’inutile mai calcolabile, programmabile, prevedibile, che fa della vita una irripetibile narrazione. Un concetto, questo, che un verso di Alda Merini ci restituisce in modo esemplare:
E bastava una inutile carezza a capovolgere il mondo.
La carezza, appunto, è gesto che non ha nulla di economicamente significativo, produttivo, utile, eppure capovolge il mondo, ci permette di vedere l’umanità da un’altra prospettiva, sulla base di espressioni, valori, tracciati esistenziali caldi e accoglienti. La carezza è sempre incontro, riconoscimento, ospitalità di un volto. Il volto dell’altro non è segno, non rinvia ad altro, è, semmai, assenza dell’utile, del funzionale, del profittevole. Il volto è nudità estrema, fragilità, incertezza, carne che richiede tenerezza, accoglienza, responsabilità assoluta:
Emmanuel Lévinas e la responsabilità verso l’altro
Altri – scrive Eammnaul Lévinas – non è semplicemente vicino a me nello spazio, o vicino come un parente, ma si avvicina a me essenzialmente nella misura in cui mi sento – nella misura in cui sono – responsabile di lui.
In continuità con la nostra citazione di apertura, Emmanuel Lévinas proprio sulla carezza ha parole definitive:
La carezza consiste nel non impadronirsi di niente, nel sollecitare ciò che sfugge continuamente dalla sua forma verso un avvenire – mai abbastanza avvenire –, nel sollecitare ciò che si sottrae come se non fosse ancora. Essa cerca, fruga. Non è un’intenzionalità di svelamento, ma di ricerca: cammino nell’invisibile. In un certo senso esprime l’amore ma soffre per un’incapacità di dirlo. Ha fame di questa espressione stessa, in un continuo incremento di fame.
