Simone Olivelli 2 Settembre 2026, 08:21 ACI SANT’ANTONIO – Dalle parti del Torchio, la zona...
ACI SANT’ANTONIO – Dalle parti del Torchio, la zona di Aci Sant’Antonio che si trova a poche centinaia di metri dai confini territoriali con Aci Catena e Acireale e che prende il nome da un’antica pizzeria negli anni sostituita periodicamente da night club, nell’aria a tratti si sente odore di bruciato. Il cielo però è azzurro limpido. All’occhio meno attento, si potrebbe dire non sia accaduto nulla di particolare. E invece appena tre giorni fa, domenica, per quasi 24 ore gli sforzi di buona parte dei vigili del fuoco presenti in provincia si è concentrato qui, nel tentativo di domare un devastante rogo divampato all’interno di un deposito di oli esausti.
Per diverse ore le fiamme si sono alternate alle esplosioni, udibili anche a distanza di chilometri, e hanno dato vita a una gigantesca nube che, grazie alle correnti d’aria, è stata sospinta verso mare. In molti hanno sottolineato le conseguenze ulteriormente negative che si sarebbero avute se proprio in quelle ore avesse piovuto, con la pioggia a entrare in contatto con gli oli bollenti. Spento l’incendio, è iniziata la conta dei danni. L’incidente ha causato la distruzione del deposito ma anche di un vicino punto vendita di rivestimenti e arredo bagno, nonché lambito una rivendita di bevande e un’autorimessa.
Arpa, centraline e controlli sulla qualità dell’aria
“Il peggio fortunatamente è passato, adesso bisogna aspettare di avere i dati rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente”, dichiara al Quotidiano di Sicilia il primo cittadino di Aci Sant’Antonio Quintino Rocca. L’Arpa, arrivata sul posto a incendio in corso, ha installato alcune centraline, rimaste in funzione fino alla giornata di ieri. Bisognerà attende il responso per capire se nell’atmosfera siano rimaste sostanze pericolose per salute.
Successivamente al rogo, l’Asp ha in via precauzionale ordinato il divieto di consumo di prodotti agricoli provenienti da un’area del raggio di un chilometro dal luogo dell’incendio. Le famiglie a cui era stato consigliato di non dormire in casa la notte in cui il fuoco ancora divampava sono rientrate. A lavorare, intanto, è anche la Procura di Catania, che ha aperto un fascicolo per accertare ciò che è accaduto e stabilire se ci siano responsabilità, dolose o omissive, dietro l’accaduto. L’impianto è di proprietà della Sicil Oil, azienda che da oltre un decennio opera nel centro dell’acese, occupandosi della gestione di rifiuti di natura oleosa e di altri rifiuti, anche pericolosi.
Sicil Oil, la modifica delle autorizzazioni ambientali
Il rogo è arrivato in un momento in cui l’impresa attendeva il responso dalla Regione sulla proposta di modifica delle autorizzazioni ambientali. La documentazione dallo scorso autunno si trova al vaglio della Commissione tecnica-specialistica, deputata a valutare gli impatti delle attività di gestione rifiuti. “Il presente progetto prevede il potenziamento della capacità di stoccaggio dei rifiuti pericolosi a oggi autorizzata e la ridistribuzione dei settori adibiti al deposito delle diverse tipologie di rifiuto – si legge nella scheda di presentazione del fascicolo – In particolare riguardo ai rifiuti pericolosi si prevede che la capacità di stoccaggio passi dagli attuali 435 metri cubi a 531 metri cubi, con un aumento di circa il 20 per cento e la riorganizzazione dei vari settori di stoccaggio”.
Riguardo ai rifiuti non pericolosi, invece, il progetto prevede “la modifica del settore adibito allo stoccaggio degli oli vegetali e grassi animali e la riorganizzazione dei veri settori di stoccaggio”. A firmare il progetto, in veste di consulente della Sicil Oil, è l’ingegnere Mauro Verace. Sessantanove anni, Verace è un ex funzionario della Regione che fu coinvolto – nella veste di commissario ad acta nominato dal Tar nell’ambito del processo autorizzativo dell’impianto di proprietà di Cisma Ambiente – nel 2017 nel blitz Piramidi sugli affari nel mondo dei rifiuti degli imprenditori Paratore, ritenuti vicini alla famiglia del boss Maurizio Zuccaro, legato ai Santapaola-Ercolano. Il processo si trova ancora nella fase di primo grado.
L’indagine della Procura e il documento sugli incendi
L’istanza al vaglio della Cts prevede anche l’introduzione di 19 nuovi codici identificativi dei rifiuti, tra quelli che la Sicil Oil vorrebbe trattare. L’incendio chiaramente determinerà una sospensione dell’iter, considerata anche l’esigenza di capire quale sarà l’esito dell’indagine della Procura. Tra gli ultimi documenti caricati sulla piattaforma regionale c’è una risposta che i vertici della Sicil Oil hanno dato in merito ad alcune osservazioni presentate dal Comando provinciale dei vigili del fuoco. “Con riferimento alla nota del 17 ottobre 2025, con la quale si fa rilevare che, dal confronto tra le planimetrie progettuali e quelle di cui al progetto autorizzato emergono delle differenze in merito al lay–out distributivo, si rappresenta che all’esito del procedimento di verifica di assoggettabilità a Via, si procederà – si legge nella risposta che risale a giugno scorso – alla elaborazione del progetto di aggiornamento di prevenzione incendi conformemente a eventuali prescrizioni dettate dal dipartimento regionale dell’Ambiente”.
