I favori pubblici sono corruzione

Carlo Alberto Tregua

I favori pubblici sono corruzione

Condividi su:

Carlo Alberto Tregua |
martedì 01 settembre 2026 - 6:26
I favori pubblici sono corruzione

Carlo Alberto Tregua 1 Settembre 2026, 08:26 Soprattutto presente nel Meridione, ma si diffonde anche...

1 Settembre 2026, 08:26

Soprattutto presente nel Meridione, ma si diffonde anche nel Settentrione, la Cultura del Favore è quel meccanismo secondo cui chi ha qualche “Santo in Paradiso” riesce a ottenere quello che, con le proprie capacità e con il proprio merito, non otterrebbe.
Gli esempi sono molteplici e li potremmo sintetizzare con le raccomandazioni nei concorsi e nelle assunzioni senza concorsi pubblici, nelle cure mediche, nelle autorizzazioni di qualunque tipo e in genere nelle procedure complicatissime e volutamente inestricabili che governano la Pubblica amministrazione, nazionale, regionale e locale.
Chiedere un favore perché qualcuno superi qualche altro in un sistema ordinario è una corruzione. Bisogna dirlo a chiare lettere, senza paura di essere smentiti. Ciò perché i cittadini, secondo la Costituzione, sono tutti uguali di fronte alla legge e devono ricevere in proporzione a ciò che danno e a ciò che hanno nella propria testa: un cittadino di mediocre competenza non deve superarne un altro con competenze superiori.

Favori e merito nei concorsi pubblici e nelle Università

Nelle Università esiste una sorta di gerarchia delle promozioni, che è contraria alla regola universale e obiettiva del merito. Questa gerarchia viene scrupolosamente osservata, con la conseguenza che qualche volta candidati professori e professoresse di grande valore non trovano collocazione nei nostri Atenei, mentre vengono accolti a braccia aperte all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
Nei concorsi pubblici le raccomandazioni sono all’ordine del giorno, le graduatorie vengono formate in modo legale, ma l’apparenza spesso non corrisponde alla sostanza.
Nelle aziende ospedaliere di tutti i livelli, data la grande carenza di qualità dei servizi, passa avanti chi riceve la spinta, come nella Dirigenza pubblica.
Quanto indicato non è una maledizione che grava sui cittadini, bensì la conseguenza della disfunzione endemica di tutta la Pa, che non serve i suoi datori di lavoro (cittadine e cittadini), che pagano gli stipendi senza ricevere adeguate prestazioni.
La questione che trattiamo oggi non sembri secondaria, bensì è enorme, per cui non viene affrontata adeguatamente con soluzioni risolutive.

Il favore come forma di corruzione

Il favore, dunque, è una sorta di corruzione che comprende qualche volta l’erogazione di denaro, ma anche corresponsione di un altro favore o altre forme di conguaglio.
Di fronte alla situazione che evidenziamo non vediamo alcuna azione, né alcuna campagna dei massimi livelli istituzionali che la palesino con chiarezza, dal momento che si comportano come se essa non esistesse.
Ignorarla è anche una sorta di corruzione e vi spieghiamo perché. Ignorare che esista la Cultura del Favore è utile a chi vuole mantenere cittadine e cittadini in una condizione di bisogno, mantenerli con la mano tesa. Per cui, chi elargisce quanto richiesto, è in condizione di avere una contropartita di varia natura: dal voto a una prestazione.
Quando i massimi livelli istituzionali chiudono gli occhi di fronte a questo stato di fatto, risulta evidente che non c’è nessuno che possa cambiare tale situazione, mentre sarebbe necessario e urgente che si affrontasse di petto, in modo palese e pubblico.

Come contrastare la Cultura del Favore

Come? Con delle campagne stampa su quotidiani di carta e digitali, radio, televisioni e media sociali per mettere in guardia il Popolo contro l’uso di questo strumento malefico, che appunto denominiamo Cultura del Favore. D’altra parte, le stesse massime istituzioni dovrebbero rivoltare come un calzino la Pa approvando leggi semplici, aventi procedure omnicomprensive, di facile intendimento e utilizzo.
Insomma, le leggi non dovrebbero prestare alcun dubbio interpretativo e mettere tutti i dirigenti, funzionari e dipendenti pubblici nelle condizioni di operare secondo regole etiche di equità e di servizio, in modo da contrastarla in maniera adeguata.
Per riassumere, da un canto, incidere sulla conoscenza di cittadine e cittadini con campagne stampa, spiegando che non debbono chiedere favori; dall’altra, mettere tutte le Pa in condizione di erogare servizi di qualità e puntuali, in modo da soddisfare i cittadini e quindi eliminare a monte il bisogno di chiedere per favore ciò cui essi hanno diritto.

Condividi su:

  • Editoriale

Fonte: QdS.it