Carlo Alberto Tregua 28 Ottobre 2026, 08:23 Le devastazioni di negozi e strutture di Milano,...
Le devastazioni di negozi e strutture di Milano, Bologna e altre città sono state condannate pressoché da tutte le parti politiche, con toni più o meno adeguati, mentre le stesse parti politiche (quasi tutte) hanno considerato le motivazioni perfettamente legittime.
Giovani e proteste: il disagio sociale e il caso della Serbia
I giovani studenti e le giovani studentesse hanno inaspettatamente vinto le elezioni politiche in Serbia contro il presidente uscente, Aleksandar Vučić, che aveva consolidato la sua posizione da ben quattordici anni. In quel Paese i cittadini hanno compreso le esigenze dei giovani e li hanno votati in massa.
Però, vi è un “però” grosso come una casa: gli stessi giovani non hanno strutture, non hanno ministri, non hanno personalità per governare. Un rebus che quel Paese dovrà risolvere.
Perché vi citiamo la Serbia? Perché anche nel nostro Paese vi è il grosso problema dei giovani che non trovano lavoro (la disoccupazione è intorno al venti per cento), che emigrano dal Sud verso il Nord, nonché verso l’Europa e altre parti del mondo, e che non sono soddisfatti dei loro rappresentanti istituzionali.
Disoccupazione giovanile e difficoltà delle famiglie italiane
Inoltre si accorgono che le loro famiglie, appartenenti al cosiddetto ceto medio, stanno sempre peggio, tartassate dall’inflazione, penalizzate da un servizio sanitario non adeguato ai bisogni, dall’aumento dei prezzi dei beni di consumo e di altri e via enumerando.
Quando i problemi si intensificano senza che i responsabili delle istituzioni vi trovino le soluzioni, è inevitabile che vi siano esplosioni di massa, con ricadute pericolose e preoccupanti. La regola delle tre P che i governanti del nostro Paese degli ultimi decenni avrebbero dovuto usare è: Prevedere, Prevenire, Provvedere. Ma quando essi sono attenti ai sondaggi ora per ora, non riescono a effettuare una programmazione a dieci o quindici anni, con la conseguenza che affrontano le questioni giorno per giorno e non in modo strutturale come sarebbe necessario.
Politica economica e investimenti per il futuro dei giovani
Questo modo di comportarsi dei governanti presenti e passati non consente all’Italia di respirare a pieni polmoni e di guardare avanti con capacità, perché l’andamento quotidiano è asfittico. E poi tutto si concretizza in quel modo di dire del ministro Giorgetti: “Teniamo i conti in ordine”.
Tenere i conti in ordine è essenziale, come in ogni buona famiglia, ma è del tutto insufficiente se all’interno di quest’ordine non si riescono a scorporare risorse per investire nella crescita e nello sviluppo. Come? Disboscando quella parte di spesa corrente inutile, fatta di mance, mancette, provvidenze ad hoc per categorie, compensi e supercompensi per gente incapace.
Economia sommersa ed evasione fiscale: risorse sottratte allo sviluppo
In questo quadro vi è un vulnus enorme costituito da oltre duecento miliardi di economia sommersa, che genera un’evasione fiscale di oltre cento miliardi. Scusateci se lo ripetiamo quasi ogni giorno, ma si tratta di un’enormità che sembra incredibile; così come l’incapacità dei governanti a disboscarla, pressati come sono da corporazioni, lobby, centri di potere e altri, i quali, egoisticamente, tirano il lenzuolo dal proprio lato, scoprendo quello dell’intera Comunità.
Giovani senza futuro: le richieste per un’Italia più giusta
Quanto precede oscura il futuro ed ecco perché i giovani hanno pienamente diritto a protestare, chiedendo una scuola che funzioni, un’università che insegni loro a risolvere i problemi, affitti abbordabili, condizioni di lavoro europee, un’Italia ecologicamente più sostenibile e socialmente più giusta e, in generale, prospettive a lungo termine.
In fondo, queste proteste accusano la classe dirigente, politica, economica e finanziaria; accusano di fatto la borghesia, quella delle professioni, che avendo la responsabilità di occupare i piani alti della società dovrebbe farvi fronte, adottando provvedimenti utili al ceto medio e alle classi meno abbienti. Una borghesia nella quale sono confluiti gli ex nobili e altri, che ritengono di appartenere a un ceto superiore, ma non si accorgono che la loro mente non è adeguata a occupare i livelli alti.
Come sempre bisogna distinguere il grano dal loglio perché è un errore grossolano fare di tutta l’erba un fascio. Dalla borghesia sono nati grandi imprenditori e oggi il settore manifatturiero italiano primeggia in Europa. Ma sono gli incapaci che danneggiano questa fascia sociale e quindi tutta la piramide sociale, soprattutto quella bassa.
