Dal flex alla torsione: la scienza dello sci tra laboratorio e pista

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Dal flex alla torsione: la scienza dello sci tra laboratorio e pista

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giovedì 24 settembre 2026 - 12:34
Dal flex alla torsione: la scienza dello sci tra laboratorio e pista

Redazione 24 Settembre 2026, 14:34 Milano, 24 set. (askanews) – Ad Altenmarkt, in Austria, Atomic...

24 Settembre 2026, 14:34

Milano, 24 set. (askanews) – Ad Altenmarkt, in Austria, Atomic ha riunito il 21 e 22 settembre gli Sport Pro italiani con i responsabili dei reparti di ricerca e sviluppo, del racing e del programma “Juniors to Champions”. E’ stata la prima volta che l’intero gruppo italiano ha partecipato nella sede centrale del marchio all’”Atomic Sport Pro Summit 2026″, due giornate dedicate a sci e scarponi, ai processi produttivi e al rapporto tra attività agonistica e messa a punto dei prodotti in vista della stagione invernale 2026-27. La sede austriaca consente di osservare da vicino il rapporto tra progettazione e fabbrica. Ad Altenmarkt Atomic produce sci alpini e nordici a breve distanza dai reparti tecnici. La lavorazione comprende la preparazione di soletta e lamine, l’assemblaggio dei diversi strati, l’impiego delle resine, la pressatura e le successive fasi di finitura e controllo.

Uno sci moderno è una struttura composita nella quale legno, fibre, metalli, resine, soletta e lamine devono rispondere a esigenze meccaniche diverse. Tra i parametri considerati ci sono la rigidità flessionale e quella torsionale, cioè la resistenza dello sci rispettivamente alla flessione e alla torsione. Non conta soltanto il valore complessivo: anche la sua distribuzione lungo la struttura influisce sul modo in cui lo sci si deforma sotto carico. Su queste proprietà esistono metodi di misurazione specifici. Uno studio pubblicato su Procedia Engineering ha descritto una tecnica non distruttiva per rilevare contemporaneamente la distribuzione della rigidità flessionale e torsionale di uno sci alpino, con un’accuratezza media inferiore al 2% e una ripetibilità inferiore al 3%. Un secondo lavoro, pubblicato nello stesso volume, ha utilizzato modelli agli elementi finiti per simulare come modifiche alla costruzione possano cambiare la risposta dello sci, confrontando poi i risultati con prove di laboratorio.

Gli incontri di Altenmarkt hanno affrontato proprio il passaggio dalle indicazioni raccolte sulla neve alle verifiche tecniche. Per gli scarponi sono intervenuti Jason Roe, Atomic BU Director Alpine Skiboots, Matthew Manser, Senior Product Manager Boots, e Gerhard Reiter, R&D Manager Boots. La sessione sugli sci è stata guidata da Gerhard Gappmaier, Senior Product Manager Alpine Skis. Il confronto ha riguardato materiali, test, prestazioni e modifiche introdotte durante la progettazione.

Il “flex index”, utilizzato per indicare la resistenza dello scarpone alla flessione in avanti, non corrisponde a una misura universalmente standardizzata tra i produttori. Una ricerca condotta su 135 sciatori ha rilevato una correlazione soltanto moderata tra la rigidità effettivamente misurata sulle piste e i valori nominali dichiarati per gli scarponi. Nello studio non sono emerse differenze statisticamente significative, per esempio, tra flex 80 e 90 e tra 100 e 110. Gli autori hanno rilevato differenze rilevanti tra rigidità misurata e indici nominali, indicando nella definizione di uno standard comune una possibile strada per rendere più confrontabili i prodotti. Il problema è noto da tempo nella ricerca biomeccanica: temperatura, modalità di applicazione del carico e sistema utilizzato per flettere lo scarpone possono modificare il risultato della prova.

Il racing rappresenta uno degli ambienti nei quali materiali e soluzioni costruttive vengono sottoposti a sollecitazioni elevate, ma il trasferimento dalla gara ai prodotti destinati a un pubblico più ampio non è automatico. Velocità, preparazione della pista, forze esercitate sull’attrezzatura e richieste dell’atleta agonista possono essere molto diverse da quelle dello sciatore amatoriale. I dati e le osservazioni raccolti in allenamento e in competizione possono quindi orientare il lavoro dei progettisti, ma devono essere verificati rispetto all’impiego previsto per il prodotto finale. Tra i temi affrontati rientra anche il controllo delle vibrazioni: nei modelli Redster dotati di Revoshock, Atomic impiega elementi in acciaio armonico associati a materiale elastomerico, che incidono sull’assorbimento delle irregolarità e sulla stabilità dello sci. La ricerca destinata alle competizioni deve inoltre muoversi entro vincoli regolamentari precisi. Le specifiche FIS per il 2026-27 fissano, a seconda delle discipline e delle categorie, parametri relativi alla geometria degli sci e alle modalità con cui vengono misurati. Il lavoro sui materiali e sulla risposta meccanica si sviluppa quindi all’interno di dimensioni e caratteristiche in parte già definite dai regolamenti

La seconda giornata ha dedicato una sessione al racing con Christian Hoeflehner, Global Race Manager Alpine, Heinz Schilchegger, Product Manager Alpine Skis, e Jürgen Graller, Local Racing Manager EMEA. Nel programma è rientrato anche “Juniors to Champions”, rivolto in Italia ad atleti dello sci alpino delle categorie U12-U18 appartenenti a club, associazioni sciistiche o realtà regionali. Il progetto comprende supporto sull’attrezzatura, coaching e attività formative.

“Per la prima volta, la nostra famiglia di Sport Pro italiani è entrata nel cuore di Atomic”, ha dichiarato Luca Tavian, Event & Sponsorship Manager, sottolineando che “riunirli nel nostro Headquarter è stato un momento speciale, fatto di condivisione, passione e appartenenza”. Tavian ha aggiunto che l’iniziativa punta a “rafforzare il legame con il brand” e con la rete di professionisti che opera nel mondo dello sci. Gli Sport Pro italiani coinvolti sono 24 e operano nei rapporti con sci club, tecnici, atleti e rivenditori. Il programma si è concluso il 22 settembre con la visita allo stabilimento insieme all’APC Tour Team. Dopo le sessioni su sci, scarponi e racing, il passaggio in fabbrica ha ricondotto il confronto alla fase industriale, dove materiali, misure e risultati delle prove devono essere tradotti in processi ripetibili prima della produzione.

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Fonte: QdS.it