Caso Armao, Schifani ascoltato per quasi tre ore in commissione antimafia in un “clima sereno”

Edoardo Ullo

Caso Armao, Schifani ascoltato per quasi tre ore in commissione antimafia in un “clima sereno”

Condividi su:

Edoardo Ullo |
giovedì 15 ottobre 2026 - 17:50
Caso Armao, Schifani ascoltato per quasi tre ore in commissione antimafia in un “clima sereno”

Renato Schifani, foto di Imagoeconomica Edoardo Ullo 15 Ottobre 2026, 19:50 Quasi tre ore di...

15 Ottobre 2026, 19:50

Quasi tre ore di audizione in un clima sereno. Si è conclusa l’audizione del presidente della Regione siciliana Renato Schifani davanti alla Commissione antimafia all’Ars dopo l’inchiesta che ha coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao con la procura di Palermo che ne ha chiesto l’arresto.

Nelle prossime settimane verranno anche sentiti dirigenti regionali e alcuni assessori. Durante la seduta, oltre 30 minuti sono stati dedicati alla relazione iniziale del presidente Cracolici, a cui ha fatto seguito la lettura della relazione di Schifani, durata quasi 40 minuti. Successivamente ci sono stati gli interventi dei deputati, sia di opposizione che di maggioranza. E alla fine, il governatore dell’Isola ha risposto ad alcune domande per circa 15 minuti.

Audizione secretata

La seduta si è svolta a porte chiuse e il contenuto è stato secretato; un incontro “blindato”, con i giornalisti tenuti a distanza dalla stanza dove era in corso l’audizione.

Il caso Armao protagonista

Il caso Armao continua dunque a tenere banco, anche dopo l’interrogatorio davanti al Gip nel corso del quale l’ex consulente di Schifani ha rilasciato dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa e sostenendo che quelle presunte “mazzette”, nascoste dentro l’orologio a pendolo del salotto di casa, sarebbero state in realtà il pagamento di consulenze o prestiti da parte del suo amico avvocato Pierluigi Matta.

Proprio quest’ultima bufera giudiziaria, dopo quelle che hanno investito anche alcuni componenti della giunta regionale, avrebbe determinato una “riflessione” all’interno di Forza Italia sulla ricandidatura di Schifani in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo, con uno scontro durissimo tra il coordinatore regionale azzurro Nino Minardo, che ha sollecitato un “cambiamento” politico e un “atto di responsabilità”, e lo stesso governatore che dopo avere minacciato le dimissioni ha avuto un incontro a Roma con il segretario nazionale Tajani.

Ieri Schifani è tornato sulla vicenda parlando di retroscena “spifferati da malelingue che soffiano sul fuoco”, ribadendo che intende onorare fino alla fine il suo mandato e che la sua eventuale ricandidatura non è all’ordine del giorno. Ma il presidente ha lanciato anche una stoccata a Minardo, invitandolo “a occuparsi a tempo pieno del partito in Sicilia” e perfino nei confronti di Tajani, affermando che lo stato di salute di Forza Italia a livello nazionale “non è eccezionale”. Dichiarazioni che nè il commissario nè il leader nazionale azzurro hanno voluto commentare.
L’opposizione, che ha sollecitato con una manifestazione in piazza le dimissioni di Schifani, torna invece ad attaccare il governatore lasciando intravedere una sorta di “trattativa” dietro lo scontro in atto dentro Forza Italia.

Ismaele La Vardera tira in ballo Simona Vicari

“Tutto questo bailamme, lascio, non lascio per una settimana” osserva l’ex Iena e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera avrebbe avuto l’obiettivo di alzare la posta: “Da Antonio Tajani, il presidente Schifani ha ottenuto strapuntini: un seggio per lui al Senato e uno per Simona Vicari, alla Camera invece uno per il suo delfino Marcello Caruso oggi assessore alla sanità”.

Vicari risponde: “Come escano certe fesserie”

A La Vardera replica Simona Vicari: “mi chiedo come escano certe fantasie. Ho ribadito più volte di non essere interessata a tornare alla politica attiva e lo confermo ancora una volta, senza possibilità di equivoci. Non ho candidature da annunciare, né ambizioni elettorali da coltivare”.

Condividi su:

  • Politica

Fonte: QdS.it