Emanuela La Mela 13 Settembre 2026, 15:13 “Non posso stare zitto. Non posso far finta...
“Non posso stare zitto. Non posso far finta di niente davanti all’ennesimo schiaffo in faccia a una terra martoriata come la Sicilia”. È da questa premessa che prende le mosse la denuncia di Ismaele La Vardera sull’attività dell’Ars dopo la pausa estiva. Il Parlamento siciliano, secondo quanto viene evidenziato in un post sui social “è rimasto fermo per 43 giorni”.
La prima seduta dopo la pausa era stata fissata per l’8 settembre, ma il ritorno tra i banchi dell’Ars è stato tutt’altro che pieno. “Sulla carta, la prima seduta dopo la pausa estiva era prevista per l’8 settembre. Sulla carta”.
La situazione viene descritta anche attraverso la presenza effettiva in aula: «Quel giorno siamo entrati in aula e, su 70 deputati, eravamo sì e no una quindicina». A questo si aggiunge un ordine del giorno giudicato privo di risposte rispetto alle principali emergenze dell’Isola: “Ordine del giorno? Comunicazioni varie. Zero emergenze affrontate. Zero risposte concrete a una Sicilia che aspetta”.
La seduta del 9 settembre annullata
Il giorno successivo, il quadro, secondo la ricostruzione, sarebbe ulteriormente peggiorato. “E il giorno dopo, 9 settembre, è successo qualcosa di ancora più incredibile: la seduta è stata annullata per non precisati motivi”. Da qui la critica sulla distanza tra la rappresentazione pubblica della ripresa dei lavori e l’effettiva attività dell’Aula. “Capite il capolavoro?”.
E ancora: “Mediaticamente si può raccontare che il Parlamento “è tornato al lavoro” l’8 settembre”. Una ripresa che, però, viene contestata nei fatti: “Nella realtà, però, il Parlamento siciliano tornerà a lavorare – salvo ulteriori sorprese – il 15 settembre”.
“Si riparte dai cimiteri monumentali”
Il tema scelto per la ripartenza del Parlamento diventa quindi un ulteriore elemento della critica. “E sapete con quale grande emergenza si riparte? Con una norma sui “cimiteri monumentali e storici della Sicilia”. Il confronto viene fatto direttamente con le questioni che, secondo la denuncia, richiederebbero invece una risposta immediata da parte delle istituzioni regionali: “Mentre la Sicilia affronta emergenze vere: acqua, sanità, infrastrutture, trasporti, lavoro, incendi, dissesto del territorio”.
La precisazione arriva subito dopo, per chiarire che la contestazione non riguarda in sé il provvedimento sui cimiteri: “Non sto dicendo che i cimiteri monumentali non meritino attenzione”. Il punto, viene ribadito, riguarda piuttosto le priorità dell’attività parlamentare: “Sto dicendo un’altra cosa: in questo momento la Sicilia ha bisogno di un Parlamento che affronti le sue emergenze, non di un Parlamento che sembri vivere su un altro pianeta”.
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