Foto da Imagoeconomicadroga narcotraffico stupefacenti Simone Olivelli 3 Ottobre 2026, 19:15 Sei anni fa, i...
Sei anni fa, i residenti di Acireale scoprirono di essere stati per qualche ora nella rotta scelta dai narcos messicani per portare in Italia quattro quintali di cocaina.
La notizia si diffuse subito dopo che gli uomini del Gico della guardia di finanza riuscirono a eseguire un delicatissimo blitz, fermando gli emissari dei messicani in Sicilia. Un’operazione dall’elevata componente di rischio per via dell’utilizzo di un agente che si era infiltrato, riuscendo a conquistare la fiducia degli uomini del pericoloso cartello di Sinaloa.
Sei anni dopo, a finire in manette è stato la mente criminale che c’era dietro quella spedizione: José Angel Riviera Zazueta, meglio conosciuto con il nome di el Flaco.
L’arresto è avvenuto nei giorni scorsi a Città del Messico, la capitale del Paese centramericano. Il Flaco negli ultimi tempi avrebbe puntato sulle droghe sintetiche, stupefacenti che da anni muovono un business a livello mondiale e che rappresentano una minaccia ormai conclamata per la salute pubblica, a causa degli effetti causati dalla loro assunzione.
Come fosse Netflix
Nelle carte dell’inchiesta della procura di Catania, che aveva in Zazueta il principale indagato, veniva riportata la sua posizione per nulla periferica nel cartello di Sinaloa. Il Flaco, infatti, era ritenuto uomo di fiducia di El Mayo, al secolo Ismael Zambada Garcia.
Quest’ultimo è un narcotrafficante di primissimo piano, al punto che i più attenti ne ricorderanno la citazione all’interno della serie televisiva Narcos – Messico che ha riscosso successo sulla piattaforma Netflix.
L’inchiesta etnea nel 2020 fece luce sugli affari che partivano dal Messico e la Colombia e finivano in Europa, passando dalla Sicilia e in particolare dall’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania.
La cocaina, purissima, era stata affidata a un uomo originario del Guatemala. Il suo nome era Daniel Esteban Ortega Ubeda.
Fu lui ad arrivare ad Acireale e a dare il benestare per piazzare il carico di stupefacenti, che al mercato al dettaglio avrebbe fruttato la cifra da capogiro di oltre 30 milioni di euro, in una palazzina di via del Popolo.
L’immobile a due piani si trova a pochissimi passi dalla sede della Sogip, la società che si occupa del servizio idrico ad Acireale, nonché a poche centinaia di metri dalla centrale piazza Duomo.
Posizionata nel salone, sotto a un lenzuolo, la cocaina per Ortega Ubeda era al sicuro. Da lì sarebbe dovuta essere smistata agli acquirenti, perlopiù le famiglie mafiose che investono negli acquisti all’ingrosso della droga per poi smerciarla tramite i pusher ai tantissimi consumatori che affollano, in un via vai costante, le piazze di spaccio dislocate tanto nelle città quanto nei paesi più piccoli.
Ortega Ubeda non sapeva però che da tempo a seguire le trattative da vicino c’erano anche i militari del gruppo operativo antidroga delle Fiamme Gialle.
La pianificazione del viaggio non era stata semplice: scartate le ipotesi iniziali riguardanti l’utilizzo di un aereo privato che avrebbe dovuto fare scalo tecnica in Olanda o a Capo Verde, i narcos optarono per fare arrivare la droga direttamente sugli aerei di linea, con partenze da Bogotà (Colombia) e scali intermedi a Madrid e Roma. Infine l’atterraggio a Catania.
L’inchiesta portò all’emissione di sette mandati di cattura europei, tre dei quali – tra cui quello riguardante il Flaco – non eseguiti. Da allora però la storia giudiziaria è andata avanti portando alle condanne definitive: gli imputati hanno scelto l’abbreviato. Nel caso di El Flaco la condanna è arrivata in contumacia.
La fine del Flaco
La testata giornalistica IrpiMedia ha pubblicato un approfondimento raccontando i dettagli che hanno portato dietro le sbarre Zazueta dopo sei anni di latitanza.
El Flaco è stato trovato nel quartiere della Colonia Roma, “uno dei quartieri più in della capitale messicana, pesantemente gentrificato e dove le botteghe tradizionali sono state sostituite da boutiques, bar hipster e ristoranti gourmet”.
Ricercato dagli Stati Uniti, che lo hanno anche sanzionato, el Flaco è accusato di avere controllato un ampio giro di droghe sintetiche, pianificando l’invio dei precursori – sostanze necessarie per sintetizzare gli stupefacenti – dalla Cina, per poi fare arrivare la droga negli Stati Uniti tramite il Messico.
“Nel 2023 – si legge nell’articolo di IrpiMedia – Riviera Zazueta era stato sanzionato dall’agenzia governativa americana Ofac per la partecipazione nell’azienda cinese Shanghai Fast-Fine Chemicals, azienda sanzionata a sua volta nel 2021 per avere contribuito alla crisi oppioide negli Stati Uniti rifornendo i cartelli messicani di precursori chimici per la produzione illegale di fentanyl destinato al consumo statunitense”.
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