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Confiscati beni per oltre 3 milioni: immobili e aziende tra Marsala, Salemi e Santa Ninfa

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giovedì 24 settembre 2026 - 13:24

Il provvedimento riguarda un patrimonio distribuito tra Marsala, Salemi e Santa Ninfa

TRAPANI – Confiscati beni per oltre 3 milioni di euro tra Marsala, Salemi e Santa Ninfa. I finanzieri del Comando provinciale di Trapani hanno notificato il provvedimento emesso dalla Sezione Penale e Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani.

La misura riguarda un patrimonio riconducibile, direttamente o indirettamente, a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e ai suoi familiari. Comprende immobili, imprese, partecipazioni societarie, attrezzature per la lavorazione del vino, macchine agricole e automezzi.

Il decreto è stato disposto nell’ambito di un procedimento di prevenzione e non è ancora definitivo. I destinatari possono avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

Dal sequestro del 2025 alla confisca

I beni erano già stati sequestrati dai militari tra marzo e dicembre 2025. Il Tribunale aveva adottato quel provvedimento su proposta della Procura della Repubblica di Marsala, sulla base delle disposizioni del Codice Antimafia.

Alla proposta avevano contribuito le investigazioni economiche e patrimoniali affidate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Trapani.

Gli accertamenti avevano ricostruito la situazione reddituale e patrimoniale del soggetto e dei suoi familiari. Successivamente, all’esito del dibattimento, il collegio giudicante ha disposto la confisca del patrimonio già sottoposto a sequestro.

Gli accertamenti sui contributi agricoli

Secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, gli approfondimenti hanno delineato due profili di pericolosità sociale previsti dal Codice Antimafia.

Il primo riguarda gli indizi secondo cui il soggetto, descritto nel comunicato come gravato da precedenti penali, avrebbe vissuto abitualmente dei proventi di attività delittuose.

Il secondo è legato agli indizi di plurime truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche, nell’ambito della Politica Agricola Comune, la PAC.

Questi elementi hanno concorso alla valutazione posta alla base del procedimento di prevenzione patrimoniale.

La sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio

Un aspetto centrale delle indagini riguarda il confronto tra le disponibilità economiche della famiglia e i redditi dichiarati al fisco.

Stando alla ricostruzione illustrata dalle Fiamme Gialle, in ciascuno degli anni esaminati sarebbe emersa una rilevante e ingiustificata sproporzione tra gli esigui redditi dichiarati e il consistente patrimonio disponibile.

Gli investigatori hanno indicato questa differenza come un elemento a sostegno dell’origine illecita delle ricchezze accumulate. Il comunicato collega inoltre tale squilibrio all’ipotesi che il nucleo familiare avesse beneficiato abitualmente dei proventi delle attività delittuose contestate.

Confiscati 24 immobili, imprese e attrezzature

Il patrimonio interessato dalla misura si trova nei territori di Marsala, Salemi e Santa Ninfa. Il valore complessivo supera i 3 milioni di euro.

Tra i beni elencati dalla Guardia di finanza figurano:

  • 24 immobili, tra appartamenti, terreni e fabbricati;
  • imprese commerciali e relativi complessi aziendali;
  • quote di partecipazione societaria;
  • contenitori per la fermentazione e lo stoccaggio del vino;
  • macchine agricole e automezzi;
  • polizze di pegno.

La confisca interessa quindi sia proprietà immobiliari sia attività e beni destinati all’impiego produttivo.

Il decreto non è definitivo

La Guardia di finanza sottolinea il ruolo delle misure di prevenzione patrimoniale nel contrastare l’ingresso di ricchezze illecite nell’economia legale. L’obiettivo richiamato nel comunicato è tutelare il regolare funzionamento del mercato e la legalità economica.

Il provvedimento è stato adottato ai sensi del decreto legislativo 159/2011, nell’ambito del relativo procedimento di prevenzione.

Resta fermo che la confisca non è definitiva: i destinatari potranno contestare il decreto attraverso gli strumenti di impugnazione previsti dalla legge.


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