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Marsala, 22enne condannato a 6 anni e 1 mese per pedopornografia e revenge porn

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martedì 07 luglio 2026 - 23:00

Marsalese condannato in primo grado per pedopornografia e revenge porn

MarsalaMarsalese condannato in primo grado a 6 anni e 1 mese di reclusione per produzione di materiale pedopornografico e revenge porn. La sentenza è arrivata oggi, 7 luglio, davanti al Tribunale di Marsala, al termine del processo a carico di un giovane di 22 anni.

Il Collegio giudicante, presieduto da Vito Marcello Saladino, ha riconosciuto l’imputato colpevole dei reati contestati. Oltre alla pena detentiva, il Tribunale ha disposto una multa di 26 mila euro e il pagamento delle spese processuali.

La vicenda e la denuncia della ragazza

Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Stefania Tredici, l’uomo avrebbe prodotto immagini intime di una ragazza che all’epoca dei fatti era minorenne, riprendendola con l’inganno e a sua insaputa.

Il materiale, secondo l’accusa, sarebbe poi stato diffuso all’interno di una chat WhatsApp. Da qui anche la contestazione del reato di revenge porn. La giovane vittima, che aveva una relazione sentimentale con l’imputato, ha denunciato quanto accaduto e si è costituita parte civile nel processo.

Le richieste dell’accusa e della difesa

Nel corso della requisitoria, la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 7 anni di reclusione e 30 mila euro di multa. Alla richiesta si era associata l’avvocata di parte civile Roberta Anselmi, che ha assistito la ragazza e ha rappresentato anche il centro antiviolenza “La Casa di Venere”.

La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocata Antonella Caruso, aveva invece chiesto l’assoluzione, sostenendo che il fatto non costituisse reato. Il Tribunale ha poi deciso per la condanna a 6 anni e 1 mese.

Pene accessorie e confisca dei dispositivi

I giudici hanno disposto anche diverse pene accessorie. Tra queste, la perdita della potestà genitoriale, della tutela, della curatela e dell’amministrazione di sostegno nei confronti della persona offesa.

Il Tribunale ha inoltre inflitto all’imputato l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado. La stessa interdizione riguarda anche qualsiasi ufficio o servizio in istituzioni pubbliche o private frequentate da minori.

Contestualmente, i giudici hanno ordinato la confisca degli apparecchi già sottoposti a sequestro e contenenti il materiale oggetto del procedimento.

Risarcimenti alla vittima e alla Casa di Venere

L’imputato dovrà risarcire anche le parti civili. Il Tribunale ha liquidato 10 mila euro in favore della ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, e 500 euro in favore del centro antiviolenza “La Casa di Venere”, realtà attiva nel territorio nel contrasto e nella prevenzione della violenza di genere.

La costituzione di parte civile del centro antiviolenza ha dato alla vicenda anche un forte valore sociale, oltre che giudiziario. Il procedimento ha infatti riguardato non solo la responsabilità penale dell’imputato, ma anche il tema della tutela delle vittime e del coraggio della denuncia.

Anselmi: “Un messaggio di speranza per chi esita a denunciare”

Dopo la sentenza, l’avvocata Roberta Anselmi ha sottolineato il valore della decisione del Tribunale. “Questa sentenza rappresenta molto più della condanna del responsabile: è l’affermazione della forza della giustizia contro ogni forma di violenza di genere e un messaggio di speranza per tutte le donne che ancora esitano a denunciare”.

La legale ha ricordato il percorso difficile affrontato dalla giovane vittima e il lavoro svolto anche dalle operatrici del centro antiviolenza “La Casa di Venere”. Secondo Anselmi, la decisione restituisce dignità alla voce della persona offesa e conferma l’importanza della rete di sostegno attorno alle vittime.

Sentenza di primo grado

La sentenza è di primo grado e, dunque, non definitiva. Le parti potranno valutare eventuali impugnazioni dopo il deposito delle motivazioni.

Il caso resta particolarmente delicato per la natura dei reati contestati e per il coinvolgimento di una ragazza minorenne all’epoca dei fatti. Per questo motivo, nel racconto della vicenda restano centrali la tutela della persona offesa, la riservatezza e il rispetto del percorso giudiziario.

Fonte: comunicazioni delle parti e atti del procedimento.


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