Saikou e la normalità perduta

Claudia Marchetti

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Saikou e la normalità perduta

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venerdì 06 Novembre 2026 - 11:22

C’è una storia che arriva da Valderice e che, più che farci parlare di integrazione, dovrebbe farci riflettere su quanto sia cambiato il nostro modo di intendere la normalità. Saikou, un giovane africano beneficiario del progetto SAI di accoglienza, ha trovato per strada un portafoglio con documenti e denaro. Ha cercato il proprietario e glielo ha restituito intatto. Una bella notizia, certamente, ma che viene considerata una “storia di integrazione”. Saikou, in realtà, ha fatto ciò che era giusto fare. Non ha restituito il portafoglio perché straniero, perché ospite di un progetto di accoglienza o perché desideroso di dimostrare qualcosa alla comunità che lo ospita. Almeno, non abbiamo elementi per attribuirgli queste motivazioni. Lo ha restituito perchè era giusto farlo. E questo dovrebbe essere sufficiente per riconoscergli onestà, rispetto e senso civico.

Il punto è proprio qui: l’integrazione è un percorso complesso, fatto di opportunità, diritti, doveri, relazioni e partecipazione alla vita collettiva, non un singolo episodio, per quanto significativo. L’onestà, invece, è un valore che appartiene a ciascun individuo, indipendentemente dalla sua nazionalità. Eppure, oggi, ci sorprende la correttezza, ci stupisce il rispetto, ci commuove la gentilezza, non perché siano comportamenti sbagliati da celebrare, ma perché ci siamo progressivamente disabituati ad aspettarceli.

Foucault rifletteva sulla normalizzazione sociale, utile proprio perché ci porta a domandarci quali comportamenti una società finisca per accettare come consueti. Ci siamo abituati così tanto alla scorrettezza da non stupircene più, ci indigniamo davanti alla maleducazione, ma per poco, assistiamo alla prepotenza, all’arroganza, alla mancanza di rispetto e finiamo per considerarle parte del ‘paesaggio quotidiano’. Poi arriva qualcuno che restituisce un portafoglio e ci sembra di assistere a qualcosa di eccezionale. Ma l’eccezionalità dovrebbe stare nella disonestà, nella prevaricazione, nell’indifferenza…

Ecco che Saikou ha fatto la cosa giusta e per questo merita di essere raccontata senza etichette. Aristotele ci ricordava che il carattere si forma attraverso le abitudini e che diventiamo giusti compiendo azioni giuste, e allora dovremmo ripartire dall’educazione quotidiana, dal rispetto che non ha bisogno di testimoni, dall’onestà che non cerca applausi. A Saikou va tutto il nostro apprezzamento. Ma il complimento più grande che possiamo fargli è augurarci che, un giorno, una storia come la sua non faccia più notizia.

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