La protesta ha preso forma nel cuore della città, davanti a Palazzo D’Alì, trasformando piazza Aldo Bassi in un luogo di confronto e contestazione politica. Sabato sera Trapani ha fatto sentire la propria voce attraverso una manifestazione promossa dalle forze di opposizione, con un obiettivo dichiarato: chiedere la fine dell’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Giacomo Tranchida e aprire la strada a una nuova consultazione elettorale. La partecipazione è stata significativa, anche se sul numero dei presenti le valutazioni sono rimaste discordanti. Le stime più caute parlano di almeno trecento persone, mentre altre indicazioni, rilanciate nel corso della serata, hanno ipotizzato una presenza superiore, fino a cinquecento e oltre. Una piazza comunque affollata, con cittadini e rappresentanti politici raccolti davanti al palco allestito nello slargo antistante il Municipio.
Le contestazioni all’Amministrazione Tranchida
Al centro dell’iniziativa, le contestazioni rivolte all’operato dell’Amministrazione comunale. Tra i temi maggiormente richiamati figurano le difficoltà nella gestione finanziaria dell’ente e nella definizione del bilancio, le problematiche legate al servizio di raccolta dei rifiuti e la vicenda ATM, diventata uno degli argomenti più discussi per i costi e i disagi lamentati dall’utenza. Questioni che, secondo i promotori della manifestazione, avrebbero contribuito ad alimentare un clima di crescente insoddisfazione nei confronti della guida amministrativa della città. Sul palco si sono alternati esponenti dei gruppi di opposizione, riconducibili a Fratelli d’Italia, Trapani Tua e Trapani 2028 – Sud chiama Nord. Tra gli interventi, quello del presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, che ha evidenziato il significato della partecipazione registrata, sottolineando come la risposta della cittadinanza, alla vigilia della festività di Ognissanti, rappresentasse un segnale politicamente rilevante. Mazzeo ha quindi ribadito la volontà di procedere attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, indicando nella mozione di sfiducia la strada individuata per chiedere la cessazione anticipata dell’attuale esperienza amministrativa. Una posizione condivisa da Maurizio Miceli, che ha invitato i consiglieri comunali a valutare la situazione politica e a considerare la possibilità di restituire la parola agli elettori già nella prossima primavera.
Undici firme per la mozione di sfiducia
La serata ha avuto anche un risvolto istituzionale concreto. Al termine degli interventi, diversi consiglieri dell’opposizione hanno apposto pubblicamente la propria firma sulla mozione di sfiducia, un documento predisposto dallo stesso Mazzeo. Le sottoscrizioni raccolte durante l’iniziativa sono state undici. Hanno firmato Alberto Mazzeo, Salvatore Daidone, Maurizio Miceli, Tore Fileccia, Grazia Spada, Nicola Lamia, Sonia Tumbarello, Silvio Mangano e Gaspare Gianformaggio. A queste si sono aggiunte le adesioni di Giovanni Carpinteri e La Barbera, impossibilitati a partecipare alla manifestazione per motivi personali. Il numero delle firme supera il requisito minimo di dieci sottoscrizioni necessario per presentare formalmente la mozione. Un primo passaggio, dunque, è stato compiuto, ma non coincide ancora con il raggiungimento dell’obiettivo politico dichiarato dai promotori.
Servono quindici voti per far cadere sindaco e Giunta
Perché la sfiducia venga approvata dal Consiglio comunale occorrono infatti quindici voti favorevoli. È su questo terreno che si giocherà la partita più delicata. Il fronte contrario all’Amministrazione può contare, al momento, su dodici consiglieri, comprendendo anche Bianco tra i componenti dell’area di opposizione. Restano quindi da individuare almeno altri tre voti per raggiungere il numero necessario a determinare la caduta del sindaco e della Giunta. La manifestazione ha restituito l’immagine di un’opposizione intenzionata a compattarsi attorno a un’iniziativa comune e a portare il confronto politico fuori dalle sedi istituzionali, coinvolgendo direttamente la cittadinanza. La partecipazione registrata in piazza costituisce un elemento del quadro politico, ma non modifica i numeri richiesti dalla procedura consiliare.
La partita decisiva si sposta a Palazzo Cavarretta
Adesso l’attenzione si sposta inevitabilmente a Palazzo Cavarretta, dove la mozione dovrà affrontare il passaggio determinante. Saranno le posizioni dei singoli consiglieri, comprese quelle appartenenti alla maggioranza, a stabilire se esistano davvero le condizioni per approvarla. La distanza tra le undici firme raccolte e i quindici voti necessari racconta, più di ogni dichiarazione, lo stato attuale della vicenda: la richiesta di sfiducia ha superato la fase dell’annuncio e si è tradotta in un atto politico formale, ma il suo esito rimane ancora incerto. Dal canto suo la maggioranza in una nota ufficiale, ha fatto sapere che la mozione di sfiducia era stata già depositata ma che l’opposizione non si “prende la responsabilità di mandare a casa questa Amministrazione”.