Vendemmia da incubo nel trapanese: cantine piene, acqua che manca e prezzi a rischio crollo

redazione

Vendemmia da incubo nel trapanese: cantine piene, acqua che manca e prezzi a rischio crollo

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giovedì 03 Settembre 2026 - 15:00

La vendemmia 2026 si apre nel Trapanese sotto una nube di incertezze che preoccupa l’intero comparto vitivinicolo. A lanciare l’allarme è FedAgricoltura Trapani, confederata CIFA, che parla apertamente di una crisi strutturale della filiera. Tra caldo record, carenza d’acqua, difficoltà di conferimento delle uve e un mercato che fatica ad assorbire la produzione, il rischio è che la nuova campagna si trasformi in un duro colpo per migliaia di viticoltori. A rendere il quadro ancora più pesante sono le enormi giacenze di vino accumulate nelle cantine. Al 31 luglio 2026, in Sicilia risultavano stoccati oltre 2,69 milioni di ettolitri di vino, di cui circa 1,4 milioni nella sola provincia di Trapani: oltre la metà delle scorte regionali.

Cantine piene e nuove uve in arrivo

Ci troviamo di fronte a una crisi di filiera e non semplicemente a una difficoltà stagionale”, afferma Gaspare Ingargiola, presidente provinciale di CIFA e FedAgricoltura Trapani. Secondo l’organizzazione agricola, le cantine stanno affrontando la nuova vendemmia con i serbatoi ancora pieni delle produzioni precedenti. Una situazione che rischia di limitare la capacità di acquisto delle uve e di esercitare una forte pressione al ribasso sui prezzi riconosciuti ai produttori. Il timore è che molti viticoltori si ritrovino a conferire le proprie uve in condizioni economiche meno favorevoli rispetto agli anni passati, aggravando ulteriormente le difficoltà di un settore già messo alla prova dall’aumento dei costi di produzione.

Siccità e reti idriche insufficienti

Alla crisi di mercato si aggiunge quella climatica. Le elevate temperature registrate negli ultimi mesi e la scarsità di precipitazioni stanno incidendo sulle rese produttive e sulla qualità delle coltivazioni. Per FedAgricoltura, però, il problema non riguarda soltanto la disponibilità della risorsa idrica. Sotto accusa finiscono anche le infrastrutture e le reti di distribuzione dell’acqua, giudicate insufficienti a garantire un approvvigionamento efficace alle campagne. Una criticità che si ripresenta ogni estate e che, secondo l’associazione, richiede interventi strutturali su invasi, manutenzione delle reti, riduzione delle perdite ed efficientamento degli impianti irrigui.

FedAgricoltura: “Serve un piano straordinario”

L’organizzazione chiede di superare la logica degli interventi emergenziali e di avviare un piano straordinario per la vitivinicoltura trapanese che coinvolga Regione Siciliana, Governo nazionale, cantine, cooperative e produttori. Tra le misure indicate figurano interventi immediati per ridurre le eccedenze attraverso strumenti come la distillazione di crisi e l’ammasso, il sostegno alle cantine sociali per garantire il ritiro delle uve, maggiori garanzie sui prezzi riconosciuti ai viticoltori, agevolazioni per l’accesso al credito e un forte piano di promozione del vino siciliano sui mercati nazionali ed esteri. FedAgricoltura richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di valorizzare le produzioni certificate e di sostenere i lavoratori del comparto attraverso una contrattazione che garantisca adeguati aumenti salariali.

“Così si rischia di impoverire il territorio”

La Regione Siciliana ha già sperimentato misure come la vendemmia verde, destinando 10 milioni di euro alla campagna 2025-2026 per contenere l’eccesso di produzione. Per CIFA e FedAgricoltura, tuttavia, tali strumenti da soli non bastano. “Non possiamo chiedere al viticoltore di produrre sempre meno senza domandarci perché il mercato non riesca ad assorbire adeguatamente una produzione che rappresenta una ricchezza economica, occupazionale e paesaggistica per il nostro territorio”, sottolinea Ingargiola. Da qui la richiesta di convocare con urgenza un tavolo dedicato alla vitivinicoltura trapanese. L’obiettivo è costruire una strategia di lungo periodo che permetta a uno dei settori simbolo dell’economia provinciale di affrontare le sfide del mercato e del cambiamento climatico. Per FedAgricoltura il messaggio è chiaro: la vendemmia 2026 non può limitarsi a essere il momento della raccolta dell’uva, ma deve diventare l’occasione per salvaguardare il futuro di un comparto che rappresenta una delle principali ricchezze economiche e identitarie del territorio trapanese.

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