La protesta arriva in Procura: esposti in tutta la Sicilia contro la crisi idrica

redazione

La protesta arriva in Procura: esposti in tutta la Sicilia contro la crisi idrica

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martedì 07 Luglio 2026 - 06:00

La battaglia per l’acqua in Sicilia esce dalle piazze e arriva nelle aule di giustizia. L’ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha presentato un esposto-denuncia alle Procure della Repubblica di tutte e nove le province siciliane, da Trapani a Messina, coinvolgendo anche i Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute. L’obiettivo è fare luce sulle responsabilità che hanno portato la regione a convivere con una crisi idrica ormai cronica.

Rubinetti a secco e cittadini costretti a pagare due volte

Secondo l’associazione, in molti Comuni siciliani l’acqua arriva a intermittenza, con interruzioni che possono durare anche 15 o 20 giorni. Si è visto a Trapani, Paceco, Misiliscemi, ma anche a Marsala e in altri comuni trapanesi. A pesare sono soprattutto le reti idriche obsolete, che disperdono grandi quantità d’acqua prima che raggiungano le abitazioni. Una situazione che costringe migliaia di famiglie a rifornirsi tramite autobotti private, pagando di fatto due volte: la bolletta del servizio pubblico e il costo dell’acqua acquistata privatamente. Nei mesi scorsi ANAFePC aveva già chiesto controlli sulla qualità dell’acqua distribuita dalle autobotti e sulle relative autorizzazioni, coinvolgendo Prefettura, Arpa Sicilia e Asp di Agrigento.

Nel mirino anche le dighe incompiute

L’esposto punta i riflettori anche sulle grandi opere mai completate. I rappresentanti dell’associazione hanno effettuato sopralluoghi alle dighe di Blufi e Pietrarossa, denunciando cantieri fermi da oltre trent’anni. In particolare, la diga di Blufi, una volta completata e collegata alla rete idrica, potrebbe garantire acqua a un vasto territorio che comprende le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e parte del Palermitano. Ma anche la Provincia di Trapani ha vissuto un’emergenza dighe senza precedenti.Non possiamo più tollerare che ai siciliani venga negato un diritto fondamentale come l’accesso all’acqua”, afferma il presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio, che chiede di accertare eventuali responsabilità amministrative e gestionali. Sulla stessa linea il vicepresidente Maurizio Cirignotta, che parla di «cantieri fantasma» e sollecita l’intervento della magistratura affinché venga fatta chiarezza sui ritardi che da decenni bloccano infrastrutture considerate strategiche per l’isola.

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