Duro affondo del Comitato Saline Comuni nei confronti dell’amministrazione comunale di Paceco guidata dal sindaco Aldo Grammatico. Al centro delle critiche c’è la gestione del progetto del distretto MAB (Man and the Biosphere) UNESCO, sul quale il Comitato denuncia quella che definisce “un’inerzia politica ormai intollerabile”, accusando il Comune di non aver tutelato i diritti della comunità e di aver mantenuto un atteggiamento passivo di fronte a una vicenda ritenuta strategica per il futuro del territorio. Secondo il Comitato, il silenzio dell’amministrazione riguarda sia l’istanza di verifica formale presentata da un cittadino il 26 marzo scorso, sia le proposte avanzate il 28 maggio dal direttivo dell’associazione, che aveva trasmesso al sindaco una nota contenente alcune integrazioni alla delibera di giunta. L’obiettivo era quello di inserire nero su bianco precise garanzie per evitare che il riconoscimento UNESCO potesse tradursi in nuovi vincoli e limitazioni per cittadini e imprese. Nella nota si evidenzia come il Comune di Trapani abbia accolto e rielaborato tali proposte nei propri atti amministrativi, mentre il Comune di Paceco avrebbe scelto di non dare alcun riscontro.
Le critiche all’incontro pubblico di Nubia
Il Comitato punta il dito anche contro l’incontro pubblico sul progetto MAB svoltosi il primo giugno al Multisala di Nubia, definendolo poco efficace sotto il profilo informativo. Pur riconoscendo il valore culturale e ambientale del programma UNESCO, gli esponenti dell’associazione ritengono che i promotori non abbiano saputo coinvolgere realmente la popolazione. Contestano inoltre il fatto che ai cittadini sia stato suggerito di reperire autonomamente le informazioni sul progetto, arrivando perfino a “contattare Torino” per comprenderne benefici e funzionamento. Secondo il Comitato, un approccio di questo tipo sarebbe incompatibile con i principi del programma MAB, che prevede invece un coinvolgimento diretto delle comunità locali e di tutti gli stakeholder. Viene inoltre evidenziato come, a pochi giorni dalla presentazione della bozza al Ministero dell’Ambiente, non esistano ancora una zonizzazione definita né una mappatura dettagliata dell’area interessata.
“Consiglio comunale escluso e dubbi sui vincoli”
Tra le contestazioni mosse all’amministrazione pacecota figura anche la mancata apertura di un confronto con l’Ufficio Tecnico comunale e con il Consiglio comunale, che secondo il Comitato sarebbe rimasto completamente all’oscuro dell’iter. Particolare preoccupazione viene espressa anche sul tema dei vincoli ambientali e sul ruolo degli enti gestori, in particolare WWF e Libero Consorzio Comunale di Trapani, accusati di applicare interpretazioni differenti su territori soggetti agli stessi vincoli.
Il caso Nubia e i costi sostenuti dai cittadini
Una parte consistente della nota è dedicata alla situazione della frazione di Nubia, indicata come una delle aree più importanti della riserva naturale. Il Comitato sostiene che negli anni cittadini e imprenditori abbiano dovuto affrontare lunghi iter burocratici e ingenti spese per ottenere autorizzazioni relative anche a semplici interventi agricoli o edilizi in aree considerate non vincolate. Come esempio viene citata la vicenda del Multisala di Nubia, ex cantina recuperata da un privato che, secondo il Comitato, avrebbe dovuto superare numerosi ostacoli autorizzativi nonostante la struttura sorgesse a oltre 800 metri dai confini della riserva. Solo grazie alla determinazione del proprietario e al sostegno dell’allora Consiglio comunale sarebbe stato possibile completare il progetto, oggi divenuto un importante centro culturale per il territorio.
L’appello a Tranchida e alla Regione
Il Comitato chiede quindi un intervento deciso delle istituzioni regionali e rivolge un appello al sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, al quale viene riconosciuto di aver adottato un atto di giunta finalizzato a chiarire gli effetti dei possibili nuovi vincoli. L’auspicio è che Trapani possa farsi promotrice di una richiesta congiunta, coinvolgendo anche i Comuni di Paceco e Misiliscemi, affinché la Regione Siciliana fornisca risposte sulla verifica degli atti presentata il 26 marzo. Tra le ipotesi avanzate figura anche la richiesta di commissariamento dell’ente gestore fino al chiarimento definitivo della vicenda. Secondo il Comitato, la Regione applicherebbe “due pesi e due misure”: tempestiva nell’inviare commissari ai Comuni in ritardo con i bilanci, ma silenziosa quando si tratta di rispondere alle richieste dei cittadini.
L’appello alla deputazione trapanese
Nella parte conclusiva della nota vengono chiamati in causa anche i deputati regionali trapanesi, in particolare Cristina Ciminnisi e Dario Safina, invitati a presentare interrogazioni o richieste di accesso agli atti all’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente. Per il Comitato, la tutela della legalità e dei diritti dei cittadini dovrebbe rappresentare un terreno comune, indipendentemente dagli schieramenti politici. L’associazione conclude ribadendo la volontà di continuare a seguire la vicenda, avvertendo che, in assenza di risposte concrete, il comportamento della politica e delle istituzioni sarà ricordato dai cittadini in occasione delle prossime competizioni elettorali.