“Il malore da calore non è una fatalità, è un infortunio sul lavoro”. Ad affermarlo sono il segretario provinciale della Fillea Cgil Gaspare Giaramita e il direttore del Patronato Inca Cgil di Trapani Gaspare Galfano che hanno attivato, in tutte le sedi del sindacato del territorio, gli sportelli informativi, di assistenza e di monitoraggio contro il rischio microclimatico, richiamando anche i datori di lavoro agli obblighi previsti dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.Il sindacato degli edili della Cgil e il Patronato Inca annunciano, così, l’avvio di una capillare campagna informativa e di monitoraggio, supportata da una locandina informativa che verrà distribuita nei cantieri e nei luoghi di lavoro, rivolta alle lavoratrici e ai lavoratori che operano all’aperto sotto il sole e a chi presta servizio in ambienti chiusi, soffocanti e privi di sistemi di aerazione o di condizionamento adeguati.”Il messaggio cardine della nostra mobilitazione – dicono Giaramita e Galfano – scardina una diffusa e pericolosa sottovalutazione culturale: sentirsi male a causa del troppo caldo mentre si lavora non costituisce un banale o inevitabile malore estivo, ma configura a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro, con precise responsabilità e tutele assicurative previste dall’Inail”.Per i sindacalisti della Cgil “siamo di fronte a un’emergenza climatica che si traduce in un rischio sanitario per migliaia di lavoratrici e lavoratori anche della provincia di Trapani. Non bisogna subire passivamente le conseguenze di condizioni ambientali proibitive. Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori a non aspettare, a segnalare le anomalie e a rivolgersi alle nostre sedi territoriali”.In particolare, dal punto di vista normativo, la legislazione italiana non lascia spazio a interpretazioni ambigue: il Decreto legislativo 81/2008, ovvero il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, pone in capo al datore di lavoro l’obbligo tassativo di valutare in modo rigoroso il rischio microclimatico all’interno del Documento di valutazione dei rischi (DVR), adottando immediatamente tutte le misure organizzative, strutturali e di prevenzione necessarie per azzerare o ridurre al livello più basso possibile l’esposizione del personale al calore estremo.”Lavorare ad alte temperature – dicono Giaramita e Galfano – senza le adeguate contromisure rappresenta un serio e immediato pericolo per la vita degli operai. La legge obbliga i datori di lavoro a rimodulare i turni, evitare le ore più calde, garantire pause in zone d’ombra e rifornimento costante di acqua fresca. Laddove le temperature superino i 35 gradi, anche percepiti, vi è la possibilità concreta di ricorrere alla Cassa integrazione guadagni ordinaria per eventi meteo”. La Cgil ha predisposto una rete di assistenza diretta: attraverso l’utilizzo di un codice QR dedicato, presente sulla locandina, le lavoratrici e i lavoratori potranno localizzare immediatamente la sede del Patronato Inca più vicina per ricevere consulenza o denunciare violazioni delle norme di sicurezza.
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