Ha perso la deambulazione in seguito a un intervento all’anca eseguito male. Una vicenda dolorosa, che si è tradotta in una battaglia giudiziaria, con l’obiettivo di una riparazione – seppur parziale – del danno subito. Protagonista di questa vicenda è un marsalese di 76 anni, che nel 2018 è stato operato presso una nota clinica della provincia di Trapani. Dopo un tentativo di conciliazione con la clinica e l’assicurazione andato a vuoto, la causa è stata iscritta a ruolo nel 2025 presso il Tribunale di Trapani. La procedura scelta è stata quella dell’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), solitamente molto rapida perché non prevede un processo, ma si basa solo sulla perizia di un medico per stabilire l’entità dell’errore commesso dall’equipe medica e stimare un risarcimento alla parte lesa.
Tuttavia, l’iter si è rivelato più lungo e complesso del previsto, come racconta l’avvocato marsalese Paolo Baiata: “Incardinato il procedimento avevo chiesto una cosa semplice, ovvero, nominare un medico non iscritto all’albo di Trapani, ma a perlomeno a quello di Palermo. Questo proprio per evitare conflitti di interesse o eccessive vicinanze con la clinica coinvolta. Il Tribunale in prima battuta ha ignorato la mia richiesta, ma, alla prima nomina il medico ha rinunciato per conoscenza diretta delle parti; il secondo invece ha rinunciato perché non era nemmeno iscritto all’albo. A questo punto si è finalmente attinto all’albo di Palermo e sono stati nominati altri tre medici. Qui siamo al paradosso: in barba al rispetto della giustizia e al dolore di una persona, questi tre professionisti non hanno fatto pervenire né l’accettazione né la rinuncia. Un silenzio totale che di fatto ha bloccato tutto. Ad ogni rinuncia sono seguite udienze e perdite di tempo. Chi mi conosce sa come lavoro: il mio obiettivo è sempre quello di ottenere giustizia in modo concreto e trasparente, difendendo i diritti delle persone senza accettare compromessi o lungaggini ingiustificate. Ma qui siamo di fronte a una doppia ingiustizia: prima quella subita in sala operatoria, poi quella causata da un sistema che si ferma per inerzia di chi dovrebbe collaborare con i giudici”.