Nel giorno di Pasqua, un gruppo di cittadini, espressione delle più attive realtà associative del territorio marsalese, hanno voluto organizzare un’iniziativa dall’alto valore simbolico per sensibilizzare la comunità sul tema dei diritti umani e delle migrazioni. In particolare, hanno realizzato una croce simbolica con dei giubbotti salvagente, solitamente utilizzati dai naufraghi e, in questi tempi, soprattutto dai migranti che attraversano il Canale di Sicilia in condizione di grande precarietà, come dimostrano le notizie riguardanti i vari cadaveri che in questi mesi sono stati ritrovati lungo le coste dell’isola, in particolare dopo le settimane caratterizzate dal ciclone Harry. Un’iniziativa per scuotere le coscienze, anche alla luce delle ripetute espressioni di indifferenza, se non addirittura di disumana crudeltà che spesso si leggono sui social a proposito di tali drammatici episodi.


Scrive il coordinatore provinciale di Libera Salvatore Inguì: “In questi giorni dove i Cristiano cattolici ricordano la morte e resurrezione di Gesù, agnello sacrificale, che ha predicato la pace, la fratellanza, il perdono, la tolleranza, l’accoglienza, il porgere l’altra guancia e “non fare agli altri ciò che tu non vorresti fosse fatto a te stesso”, in questi giorni, dico ogni giorno, decine e forse centinaia di esseri umani, nel tentativo di trovare condizioni per migliorare la loro esistenza, muoiono per mare o comunque affrontano settimane settimane e mesi se non anni di doloroso viaggio. Ebbene i commenti, il giubilo, per i morti in mare, da parte di sempre più numerose persone, che esprimono tali sentimenti di odio verso gli stranieri, sia tramite social ma sia anche in occasioni in presenza, non indignano più ma devono fare paura. Ma ciò che maggiormente spaventa è l’ipocrisia con cui i Cristiano cattolici – per voler salvare le proprie radici culturali che ritengono quindi essere proprio quelle dettate dal Vangelo di Gesù Cristo – mettono in atto comportamenti esattamente contrari ai principi evangelici e quindi a quel Gesù Cristo a cui dicono di ispirarsi. Questa croce adorna di giubbotti salvagente dei naufraghi e delle persone migranti vuole essere solo un segno per poter riflettere sui tanti Cristi che continuiamo a crocifiggere sotto lo scherno di tanti di noi, alla stessa maniera di come i soldati romani schernivano il Cristo”.
I promotori dell’iniziativa hanno espresso il loro ringraziamento all’arciprete della Chiesa Madre di Marsala, don Marco, che al termine della Messa pomeridiana ha voluto ospitare la croce, dentro la chiesa, dove vi rimarrà diversi giorni ancora.