“La Funtanazza non si vende, non si affida, non si privatizza”. È una presa di posizione netta quella espressa dal gruppo Il Muschio e dalla rete Funtanazza Bene Comune, che tornano a denunciare il rischio di un affidamento a privati dell’immobile situato all’ingresso della Riserva del Monte Bonifato e del Bosco d’Alcamo. Per le realtà impegnate nella difesa del bosco, la vicenda rappresenta un punto di rottura tra una comunità che da anni presidia e protegge il territorio e istituzioni che, invece, starebbero seguendo una direzione opposta. “Da anni una comunità ampia, determinata e radicata nel territorio, composta da studenti, volontari, associazioni e cittadini di Alcamo e dell’intera provincia, difende concretamente il Monte Bonifato e il Bosco d’Alcamo – dichiarano –. Non a parole, ma con azioni reali: guardiania antincendio, presidio del territorio, tutela attiva per la riserva”.
La Procedura dell’ex Provincia
Al centro della contestazione c’è la procedura avviata nell’agosto del 2024 dal Libero Consorzio Comunale di Trapani, attraverso un affidamento negoziato senza bando, per concedere il bene a un soggetto privato per 44 mila euro. Secondo Il Muschio e la rete Funtanazza Bene Comune, si tratterebbe di un percorso opaco, destinato esclusivamente a soggetti iscritti al registro delle imprese e finalizzato all’apertura di un bar-ristorante. “È un fatto gravissimo e pieno di contraddizioni – sostengono –. Un bene nato, finanziato e già destinato a finalità di centro educativo viene oggi piegato a logiche privatistiche e mercantili, del tutto estranee alla sua natura e incompatibili con la riserva”.
L’immobile e il piano di vendita
I movimenti ricordano anche che l’immobile era già finito in passato in un piano di vendita, salvo poi essere ritirato grazie alla mobilitazione collettiva. Per questo, il ritorno di un’ipotesi di utilizzo commerciale viene giudicato ancora più inaccettabile. “Mentre una comunità protegge il bosco, le istituzioni pubbliche portano avanti un percorso opposto”, accusano. Nel mirino finisce anche la mancata interruzione dell’iter amministrativo, nonostante – sostengono – il commissario che lo aveva avviato non sia più in carica e nonostante dichiarazioni politiche di apertura al dialogo. “Dall’assessora provinciale Laura Barone all’amministrazione comunale arrivano parole di disponibilità, ma gli uffici tecnici si rifiutano di fermare il procedimento”, denunciano.
La rete chiede la sospensione immediata
Secondo Il Muschio e la rete Funtanazza Bene Comune, il punto decisivo è che il procedimento può essere sospeso. “L’articolo 14 della procedura parla chiaro: il Libero Consorzio può recedere in qualsiasi momento. Il potere di fermare questa forzatura esiste, manca solo la volontà di esercitarlo”, affermano. Da qui la richiesta, formulata in maniera esplicita, di una sospensione immediata. “Non esistono più le condizioni politiche, sociali e morali per andare avanti”, ribadiscono. Ma il fronte che difende la Funtanazza non si limita alla protesta. Sul tavolo, spiegano, esiste già una proposta alternativa costruita dal basso, condivisa con decine di realtà del territorio. L’obiettivo è trasformare l’immobile in un centro popolare di educazione ambientale, un presidio permanente per la tutela del bosco, uno spazio pubblico di formazione, cultura ecologica e partecipazione. “La Funtanazza deve tornare a essere ciò per cui era stata pensata: un bene comune, un presidio ecologico, un punto strategico per la difesa del Monte Bonifato. Non una caffetteria, non uno spazio commerciale, non un’operazione economica”, concludono.