Negli ultimi mesi si sono chiusi diversi procedimenti giudiziari che riguardavano la cooperativa Badia Grande che gestisce diversi centri di accoglienza migranti in Provincia di Trapani. Gli esiti sono stati tutti favorevoli. Sul fronte penale, il Tribunale di Trapani ha assolto il dottor Antonio Manca, all’epoca legale rappresentante della cooperativa, con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’assoluzione riguarda accuse di frode, falso e truffa legate alla gestione del CAS di Valderice tra il 2017 e il 2019. I giudici hanno riconosciuto che i servizi forniti da Badia Grande erano svolti nel pieno rispetto della convenzione con la Prefettura di Trapani e sotto costanti controlli. È stato quindi escluso qualsiasi comportamento irregolare.
Importanti risultati sono arrivati anche in sede civile. Con una sentenza pubblicata nell’ottobre 2025, il Tribunale di Palermo ha condannato la Prefettura di Trapani a pagare oltre 1,25 milioni di euro alla cooperativa per i servizi svolti tra il 2020 e il 2021 nei centri di Trapani-Milo e Villa Sant’Andrea, durante l’emergenza Covid. A questa somma si aggiungono più di 500mila euro di interessi. Il giudice ha riconosciuto che Badia Grande ha garantito assistenza straordinaria su richiesta delle autorità, anche in assenza di una convenzione formale, e che la Pubblica Amministrazione non può beneficiare di servizi senza pagarli. La Prefettura ha presentato appello solo su una parte minima dell’importo, ma al momento non ha ancora effettuato i pagamenti, con conseguenti proteste dei lavoratori. Un altro contenzioso ha riguardato la Prefettura di Agrigento. Nel giugno 2025 il Tribunale di Palermo ha emesso un decreto ingiuntivo per oltre un milione di euro, relativo alla gestione dell’Hot Spot di Lampedusa nell’ottobre 2022. Successivamente è stata raggiunta una transazione che ha riconosciuto gran parte delle somme richieste.
Infine, già nel 2023 un’altra sentenza aveva riconosciuto a Badia Grande quasi 1,8 milioni di euro per servizi resi tra il 2017 e il 2019 nei centri del trapanese, anche in questo caso con appello limitato a una parte delle somme. Nel complesso, queste decisioni giudiziarie rappresentano una risposta chiara a chi aveva messo in dubbio l’operato della cooperativa: i giudici hanno riconosciuto la correttezza del lavoro svolto e il diritto a essere pagati per i servizi resi alla collettività.