Nuova scuola, vecchie ansie

Michela Albertini

MammAvventura

Nuova scuola, vecchie ansie

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mercoledì 21 Gennaio 2026 - 07:00

È tempo di open day, iscrizioni a scuola, nuove esperienze all’orizzonte. Per noi è tempo di pensare alla prima elementare (o scuola primaria, come si dice oggi) e prima media (niente poco di meno che scuola secondaria di primo grado, direbbero in molti, con il rischio di non essere compresi). Dunque, prendiamo freneticamente parte a molteplici occasioni di promozione scolastica, veniamo a conoscenza di offerte formative, incontriamo il personale docente, leggiamo proposte di programmazione didattica, attività curriculari e progetti extra-curriculari.

Visitiamo le scuole curiosi di conoscerne gli ambienti, di esplorarne gli spazi e le dinamiche interne. Dall’altro lato, la scuola si veste come una delle più facoltose signore della città, la domenica mattina pronta per andare in chiesa. Indossa il migliore degli abiti e gioielli pregiati e di lusso. Noi fingiamo di credere che sia ogni giorno così, decidendo di trascurare che quella che oggi si chiama Escape Room – dotata dell’ormai nota LIM, costosissimi robot programmabili, aggiornatissime piattaforme di coding, molteplici strumenti didattici dotati di intelligenza artificiale (almeno loro) e uno spazio esclusivo utilizzato come aula immersiva – quotidianamente è una comune classe Seconda, sezione C. Ma per noi, che siamo alle prese con esperienze nuove e siamo confusi e quasi desiderosi di tornare alla scuola materna, va bene anche così.

Ah, la scuola dell’infanzia. Sembrava difficile tutto anche allora, in realtà. Ricordo il primo giorno di Chiara, quello effettivo. Quello in cui, trascorse le prime giornate di ambientamento e di co-presenza mamma-figlia, lei rimaneva “all’asilo” e io rimanevo lì, nascosta dietro un cespuglio, a cercare – tra i volti in lacrime di quei bambini sedotti e abbandonati – quello di mia figlia e a rischiare una denuncia per stalking. Piangevo, pure. Forse per la paura, i sensi di colpa, l’ansia da separazione, che ne so. Ora piangerei se la scuola non ci fosse.

Eppure, adesso, le ansie sono diverse. E non riguardano la scuola, né gli insegnanti, né il gruppo classe, né la scelta dello strumento o della seconda lingua. Riguardano il mondo là fuori. Fuori dalla porta di casa, intendo. Chè, come diceva mia sorella proprio qualche giorno fa, un genitore impiega anni per crescere i propri figli tra sforzi, rinunce e sacrifici e poi basta un compagno, un insegnante, un fidanzato per demolire tutto quello che sinora era stato costruito.

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