A Marsala la campagna elettorale è iniziata. Lo si vede dall’attenzione con cui la cittadinanza sta tornando a seguire la politica (quantomeno sui social). Che, vale la pena ricordarlo, non dovrebbe essere una materia a cui appassionarsi solo in prossimità delle scadenze elettorali, ma una pratica quotidiana, perchè a che fare con il rispetto dei valori su cui si fonda una comunità, sulla qualità dei servizi che vengono erogati, sulla capacità di dare risposte di fronte a criticità storiche ed emergenze improvvise. Allo stesso modo, la campagna elettorale non è un derby sportivo che oppone la nostra squadra del cuore a una compagine avversaria, né roba da fan club, ma il momento in cui candidati e coalizioni presentano la propria idea di città e spiegano come vorrebbero realizzarla.
Da alcuni giorni si sta molto discutendo delle dichiarazioni del sindaco Grillo, che ha accusato la sua sfidante Andreana Patti di non amare la propria città, perchè ha preferito lavorare altrove piuttosto che al Comune di Marsala. Detta così, sembra una scaramuccia da scuola materna, da liquidare con un sorriso. Sui social, tuttavia, mi è capitato di leggere alcune interessanti riflessioni che hanno riportato la sortita del primo cittadino all’interno di un discorso più complesso, con cui tanti giovani (e non solo) del Sud Italia si misurano costantemente da tempo: la fuga dei cervelli, lo spopolamento, la difficoltà a realizzare i propri sogni nella propria terra. Argomenti a cui la nostra testata ha dedicato negli anni tanto spazio, nell’amara consapevolezza di un’atavica difficoltà della classe dirigente locale a invertire un trend che negli ultimi 20 anni sembra aver subito un’ulteriore accelerazione. Spesso si propongono soluzioni antiche, che possono essere funzionali per qualche singolo ma che non portano benefici al sistema.
Il quadro peggiora se consideriamo le difficoltà di chi prova a portare avanti qualche iniziativa sul territorio e si scontra con promesse non mantenute, diffidenza e ostilità. E’ il caso del Fab Lab Western Sicily, un progetto dedicato all’innovazione tecnologica, portato in città da un gruppo di giovani marsalesi (Martina Ferracane, Vincenzo Marino, Enrico La Sala, solo per citarne alcuni) che dopo essersi affermati professionalmente al Nord, hanno provato a portare qualcosa delle loro esperienze, convinti di rendere un servizio prezioso (a proposito di amore per la città…). Altrove sarebbero stati accolti con il tappeto rosso, a Marsala vengono sballottati da una sede all’altra, con malcelato fastidio da parte della politica o della burocrazia comunale, nonostante l’azione di formazione gratuita che viene condotta a beneficio dei giovani della città, nel solco di quanto avviene in tanti altri centri europei.
Ecco, personalmente mi piacerebbe che il tema delle partenze e dei ritorni non venisse accantonato nel giro di qualche giorno per far spazio ad altre argomentazioni più tradizionali del dibattito politico. Perchè rappresenta il cuore del futuro delle comunità meridionali, la prospettiva da cui passano le scelte di vita di tutti coloro hanno il dovere di coltivare sogni e ambizioni senza sacrificare i valori in cui credono. Sarebbe auspicabile dunque, che si ripartisse proprio da qui: dalla sede del Fab Lab, da una casa delle associazioni, da un investimento serio sui beni confiscati alla mafia. Ben vengano i muri che si abbattano, dunque. Purchè non restino quelli culturali che impediscono ai figli più talentuosi di questa città di realizzare qui i propri progetti di vita.
PS: Sulla vicenda degli spazi pubblici per cittadini e associazioni il gruppo del Fab Lab di Marsala ha lanciato una petizione on line. Per chi volesse firmarla il link è il seguente: