“Seguiremo passo dopo passo ogni intervento”. La protesta, insomma, è finita, ma la mobilitazione degli studenti dell’Adria-Ballatore no. Anzi, per i ragazzi del liceo di Mazara del Vallo quella appena conclusa è soltanto l’inizio di una fase nuova, nella quale il banco di prova non saranno più le dichiarazioni, ma ciò che concretamente verrà fatto. Il messaggio consegnato al termine della manifestazione è netto: “Ora, però, dalle parole dovranno arrivare i fatti”. È questo il punto centrale della vicenda che, negli ultimi giorni, ha riportato con forza l’attenzione sulle condizioni dell’istituto e sulla sua organizzazione in più sedi. Una mobilitazione nata dopo il distacco di un infisso nella sede di via Santa Maria delle Giummare, finito addosso a una studentessa, e cresciuta rapidamente fino a trasformarsi in una richiesta più ampia: non soltanto interventi sulla sicurezza, ma una prospettiva definitiva per il liceo.
Già prima del confronto con le istituzioni, gli studenti avevano messo nero su bianco le loro richieste. Verifiche tecniche immediate su tutte le sedi, certificazioni di sicurezza rese pubbliche, chiarimenti sulle cause dell’incidente, manutenzione dove necessaria, un tavolo istituzionale con una rappresentanza degli studenti e, soprattutto, un calendario preciso degli impegni assunti. Per i ragazzi, infatti, il problema non si esaurisce nell’episodio dell’infisso. C’è una situazione che, sostengono, si trascina da anni: l’Adria-Ballatore è distribuito su tre sedi e quella che era stata presentata come una condizione provvisoria è diventata invece una realtà stabile. Da qui la richiesta di una sede unica, sicura e adeguata, per ricomporre una comunità scolastica oggi frammentata. La protesta ha prodotto il confronto con le istituzioni. Gli studenti hanno incontrato il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani e sindaco di Mazara, Salvatore Quinci, e il vicepresidente Ernesto Raccagna, con delega alle Politiche giovanili. I ragazzi li hanno anche ringraziati per aver scelto di incontrarli e ascoltarli direttamente, riconoscendo la disponibilità mostrata al dialogo. Ma proprio qui arriva la svolta.
Gli studenti non considerano il confronto un punto d’arrivo, lo definiscono piuttosto “l’inizio di una nuova fase”, nella quale intendono seguire con attenzione l’attuazione degli impegni. “Attenderemo con attenzione che tutte le promesse e gli impegni assunti oggi vengano concretizzati”, scrivono, annunciando che seguiranno “passo dopo passo” ogni intervento riguardante il futuro del liceo. Una vigilanza che vogliono esercitare, spiegano, “con rispetto, ma anche con la massima attenzione”. E soprattutto senza più accettare che le richieste vengano rinviate. “Non permetteremo più che le nostre richieste vengano dimenticate, rimandate o trasformate in semplici promesse”. Nel frattempo, sul tavolo è arrivata anche una prima ipotesi concreta per il futuro dell’istituto. La Giunta comunale ha infatti individuato il Collegio dei Gesuiti, nel centro storico, come possibile futura sede dell’Adria-Ballatore, mettendo a disposizione del Libero Consorzio il primo piano e una parte del piano terra dell’immobile. La proposta, però, non equivale a un trasferimento: prima saranno necessarie le verifiche statiche, di vulnerabilità sismica e di compatibilità con la normativa antincendio, oltre ai passaggi amministrativi. L’ipotesi guarda dunque al medio periodo, mentre per l’immediato restano da individuare soluzioni per gli studenti oggi ospitati nella sede di via Santa Maria delle Giummare.
È un primo passo nella direzione della sede unica invocata dagli studenti, ma anche su questo fronte saranno i tempi e gli atti concreti a fare la differenza. Ma è proprio sui tempi che gli studenti sembrano intenzionati a non concedere margini indefiniti. I ragazzi hanno infatti chiesto un “cronoprogramma chiaro. Il principio è semplice: non basta che le istituzioni riconoscano il problema, bisogna dimostrare di volerlo risolvere. Anche per questo il loro comunicato non ha il tono di una celebrazione della protesta riuscita, ma è un avvertimento a chi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sarà chiamato a trasformare gli impegni in atti concreti. “Gli studenti hanno parlato. La cittadinanza ha risposto. Adesso è il momento di agire”, scrivono i ragazzi. E chiariscono subito dopo che quella appena conclusa “non è la fine di una protesta”, ma “l’inizio di un percorso”. Un percorso nel quale, questa volta, gli studenti vogliono essere parte attiva e non semplici destinatari delle decisioni. Perché la richiesta iniziale resta intatta: studiare in un ambiente sicuro e dignitoso. Ma adesso, dopo le parole e il confronto con le istituzioni, arriva la fase più difficile: vedere se e come quelle promesse diventeranno realtà. Gli studenti hanno già fatto sapere che saranno lì a verificarlo.