Le aree naturali della costa marsalese e delle saline della Sicilia occidentale sono sempre più chiamate a confrontarsi con una sfida decisiva: conciliare la presenza dell’uomo, le attività economiche e la tutela di ecosistemi estremamente fragili. Un tema che è stato al centro dell’incontro promosso dal CEA Lilibeo nell’ambito del festival “Il mare colore dei libri – Pagine in cammino”, durante il quale è emerso con forza un messaggio: la natura non può sopportare pressioni illimitate. All’appuntamento hanno preso parte Luisa Tumbarello, educatrice ambientale e referente del CEA Lilibeo, Francesco Picciotto del Servizio Aree Naturali Protette, Siti Natura 2000 e Sviluppo Sostenibile della Regione Siciliana, Silvana Piacentino, direttrice della Riserva Naturale Orientata WWF “Saline di Trapani e Paceco”, insieme a Cesarina Perrone del Club per l’UNESCO Marsala, Carlo Incammisa del Club per l’UNESCO Trapani e Antonino Rallo del Gruppo Giovani a sostegno della candidatura MaB UNESCO “Saline di Sicilia”.
I limiti della costa
Nel suo intervento, Francesco Picciotto ha approfondito il tema dell’“Educazione alla Terra”, un approccio che punta a coinvolgere direttamente le persone attraverso esperienze, emozioni e partecipazione, superando la semplice trasmissione di nozioni. L’obiettivo è far comprendere come l’essere umano non sia esterno alla natura ma parte integrante di un sistema da cui dipende. Particolarmente significativo il richiamo del WWF al concetto di “limite”, una parola spesso interpretata come ostacolo ma che, in ambito ambientale, rappresenta la soglia oltre la quale gli ecosistemi rischiano di non riuscire più a sostenere l’impatto delle attività umane. Le saline della Sicilia occidentale sono state indicate come esempio emblematico di questo equilibrio delicato. Si tratta di un paesaggio modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo e ancora oggi legato alla produzione del sale, ma allo stesso tempo costituiscono una delle più importanti zone umide del Mediterraneo per la conservazione della biodiversità e per la presenza di numerose specie vegetali e animali.
Quali attività positive?
Secondo quanto emerso durante l’incontro, la sfida non consiste nel contrapporre uomo e natura, ma nel comprendere quali attività possano svilupparsi senza compromettere gli equilibri ecologici. Quando questa soglia viene superata, il rischio è quello di danneggiare proprio quel patrimonio naturale e paesaggistico che rappresenta una risorsa identitaria ed economica per il territorio. Da qui l’importanza delle aree protette, che non devono essere considerate soltanto come un insieme di vincoli amministrativi, ma come strumenti indispensabili per garantire la conservazione di ecosistemi che non possono essere sacrificati alle sole esigenze economiche.
Il messaggio degli ambientalisti
L’incontro è stato anche l’occasione per rilanciare il percorso della candidatura MaB UNESCO “Saline di Sicilia”, il programma internazionale che pone al centro il rapporto tra uomo e biosfera. Una candidatura che punta a valorizzare non soltanto il patrimonio naturalistico delle saline, ma anche il coinvolgimento delle comunità locali, delle scuole, delle associazioni e delle nuove generazioni. Gli interventi dei rappresentanti dei Club per l’UNESCO di Marsala e Trapani e del Gruppo Giovani hanno evidenziato proprio la necessità di costruire una maggiore consapevolezza collettiva attorno a questi luoghi, affinché la loro tutela diventi una responsabilità condivisa. Il messaggio lanciato dal WWF è chiaro: la conservazione delle zone umide della costa marsalese non può essere considerata acquisita una volta per tutte. Di fronte alle crescenti pressioni sul territorio, conoscere la fragilità degli ecosistemi e rispettarne i limiti rappresenta una condizione indispensabile per garantire il futuro delle saline e dell’intero patrimonio ambientale della Sicilia occidentale.