Ad un mese dalla sua scomparsa, il ricordo di Annalisa Amato non può essere soltanto il ricordo di una magistrata che ci ha lasciati troppo presto, a soli 52 anni. Deve essere il racconto di una donna che ha scelto di mettere la propria professionalità, la propria sensibilità e il proprio senso di giustizia al servizio degli altri. Ed è proprio, non a caso, che questo mese il Centro Antiviolenza La Casa di Venere ha scelto di ricordarla. Da quasi un anno, la Casa di Venere, collabora con la testata giornalistica Itaca notizie attraverso uno spazio dedicato alla parità di genere, alla valorizzazione delle donne e al contrasto alla violenza di genere. Un percorso fatto di parole , testimonianze e riflessioni, nella convinzione che anche raccontare possa essere una forma di impegno e di prevenzione.
E proprio questo mese abbiamo sentito il bisogno di dedicarle questo spazio. Per noi Veneri, è stato un privilegio ed un onore aver avuto la possibilità di confrontarci con lei, di ascoltare la sua esperienza, la sua competenza e la sua sensibilità su temi così importanti e delicati. Quel confronto oggi assume un significato ancora più profondo: ciò che allora era dialogo, oggi diventa memoria; ciò che era confronto, oggi diventa responsabilità nel continuare una strada che Annalisa aveva intrapreso tanti anni fa. In qualità di referente del Tribunale per la violenza di genere, Annalisa Amato stava lavorando al relativo protocollo e alle linee guida per il contrasto alla violenza di genere. Un lavoro prezioso, pensato per rafforzare la collaborazione tra istituzioni, servizi e realtà del territorio e per garantire risposte sempre più efficaci alle vittime. Quel protocollo ahinoi, è rimasto lì, in attesa di essere rivisitato e portato a compimento. Ma non resterà fermo.
La casa di venere intende cogliere il testimone di Annalisa e portare avanti quel lavoro, affinchè il suo impegno non venga disperso ed il percorso da lei avviato possa continuare. La sua era una battaglia contro la violenza di genere, ma anche contro quella cultura fatta di stereotipi, pregiudizi e disuguaglianze che troppo spesso prepara il terreno alla violenza. Ricordarla significa allora molto più che celebrare la sua memoria. Significa continuare a parlare di donne, di diritti, di rispetto e di libertà. Significa avere il coraggio di raccontare ciò che fa male, perché soltanto ciò che viene riconosciuto e nominato può essere davvero combattuto. Annalisa era una donna delle istituzioni, una magistrata, una professionista che ha esercitato il proprio ruolo con competenza e umanità. Ma era anche una donna capace di guardare oltre il fascicolo, oltre la norma, oltre il ruolo: guardava le persone. Ed è forse questo uno degli insegnamenti più preziosi che ci lascia. Raccontare Annalisa Amato significa raccontare una donna che ha saputo occupare con umiltà ma con grande autorevolezza uno spazio importante della nostra società e che ha dimostrato, con il proprio percorso, che non esistono ruoli “da uomini” o ruoli “da donne”: esistono competenze, responsabilità, passioni e diritti.
Perché le donne non devono essere raccontate soltanto quando muoiono. Devono essere raccontate quando costruiscono, lottano, decidono, cambiano le cose. Annalisa Amato ha lasciato un contributo importante. E oggi quel contributo non può fermarsi con la sua assenza. La Casa di Venere sceglie di ricordarla continuando la battaglia che lei aveva iniziato. Perché una donna può andare via troppo presto, ma le sue idee, il suo esempio e le battaglie alle quali ha dedicato la propria vita possono continuare a camminare attraverso gli altri. E allora ricordare Annalisa Amato non significa soltanto dire: “ci manchi!”; Significa dire: “ci siamo e continueremo ad esserci, per lei, per tutte le donne, per una società nella quale nessuna donna debba più avere paura di essere libera!”. Perché, come ci ha ricordato Nilde Iotti: «la democrazia è una conquista quotidiana». E quella conquista passa anche dalla nostra capacità di non dimenticare donne come Annalisa Amato, di custodire il valore del loro esempio e di trasformare il dolore della loro assenza in un impegno concreto per il futuro.