Maria Santissima Stella del Mare, ci richiama ogni anno a una riflessione che va oltre la tradizione e la devozione. Ci mette davanti alla realtà del nostro tempo.
Quel mare che per noi è bellezza, incontro, vita, continua a essere per troppi un confine mortale. Anche quest’anno uomini, donne e bambini hanno perso la vita nel tentativo di attraversarlo, affidando alle sue acque la speranza di raggiungere un luogo sicuro, di fuggire dalla fame, dalla persecuzione, dalla guerra. Sono stragi che si ripetono, spesso lontano dai nostri occhi, e che rischiamo di considerare ormai come una tragica normalità.
E mentre dal mare arrivano queste storie di disperazione, in tante parti del mondo continuano guerre e conflitti che producono morte, distruzione e un esodo di persone costrette a lasciare le proprie case. Gaza e la Palestina restano una ferita terribile, così come lo sono le tante guerre dimenticate che continuano a mietere vittime nel silenzio o nell’indifferenza della comunità internazionale.
Di fronte a tutto questo, la processione di Maria Stella del Mare diventa anche un momento per ricordarci che nessuna vita può essere considerata meno importante di un’altra e che nessuna guerra, nessuna strage, nessuna sofferenza può diventare un fatto ordinario.
Davanti al mare, allora, il nostro pensiero va a chi non è arrivato, a chi è ancora in viaggio, a chi vive sotto le bombe, a chi aspetta di poter tornare a casa.
Giorgio La Pira guardava al Mediterraneo come al “grande lago di Tiberiade”, uno spazio nel quale popoli, culture e religioni diverse potessero incontrarsi e riconoscersi.
È il Mediterraneo che vorremmo consegnare alle generazioni che verranno. Non un mare che separa e non un mare che inghiotte vite, ma un mare capace ancora di unire, di accogliere e di costruire pace.
Giacomo Anastasi
Sindaco di Petrosino