Aeroporti siciliani, Lo Curto: «Non si vende il futuro, serve un sistema unico regionale»

redazione

Aeroporti siciliani, Lo Curto: «Non si vende il futuro, serve un sistema unico regionale»

L’ex parlamentare propone una governance comune per Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria: «Sei aeroporti insieme avrebbero maggiore forza negoziale»

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giovedì 13 Agosto 2026 - 20:00

“Gli aeroporti siciliani non sono beni immobiliari da mettere sul mercato per fare cassa, ma infrastrutture strategiche dalle quali dipendono mobilità, turismo, imprese e sviluppo“. È il punto di partenza dell’intervento di Eleonora Lo Curto, già parlamentare europea e deputata all’Assemblea regionale siciliana, che riapre il dibattito sul futuro del sistema aeroportuale dell’Isola. Secondo Lo Curto, la Sicilia dovrebbe superare la frammentazione attuale e considerare i sei scali regionali – Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria – come un unico sistema. Da qui la proposta di una società siciliana unica, dotata di una governance manageriale, criteri trasparenti e obiettivi industriali misurabili.

L’obiettivo sarebbe coordinare gli investimenti, ridurre i costi e limitare le sovrapposizioni, ma soprattutto rafforzare il peso contrattuale della Sicilia nei confronti delle compagnie aeree. “Sei aeroporti che si presentano insieme sul mercato hanno una forza molto maggiore rispetto a sei realtà che negoziano separatamente“, sostiene Lo Curto, secondo cui una strategia regionale comune potrebbe consentire di affrontare con maggiore efficacia anche la programmazione delle rotte e l’attrazione dei vettori.Il nodo della proprietà. La posizione espressa dall’ex parlamentare arriva nel pieno del confronto sulla possibile privatizzazione o apertura ai privati degli aeroporti siciliani. Lo Curto invita a distinguere il tema dell’efficienza da quello della proprietà.

“Efficienza e proprietà privata non sono sinonimi”, afferma, sostenendo la necessità di una gestione basata su competenze manageriali, investimenti e criteri industriali senza considerare inevitabile la rinuncia al controllo pubblico. Per Lo Curto, il rischio sarebbe quello di affrontare le inefficienze accumulate negli anni attraverso una semplice operazione di vendita, senza costruire prima una vera politica aeroportuale regionale. “Non si tratta di difendere il pubblico a prescindere – sottolinea – ma di difendere l’interesse pubblico quando sono in gioco infrastrutture strategiche“.

Il modello proposto da Lo Curto potrebbe quindi incidere anche sul rapporto tra gli scali siciliani, superando una logica di competizione interna e puntando invece sulla complementarità. Catania e Palermo manterrebbero il ruolo di grandi aeroporti dell’Isola, mentre scali come Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria potrebbero essere inseriti in una programmazione complessiva capace di valorizzarne le specificità.

Il presupposto, però, è che la regia regionale non si traduca semplicemente in una nuova struttura burocratica. La proposta parla infatti di una governance manageriale e di obiettivi industriali misurabili: elementi che dovrebbero rendere valutabile nel tempo la qualità della gestione.

Nel ragionamento di Lo Curto il tema aeroportuale assume infine una dimensione che va oltre il turismo. “In Sicilia la mobilità non è un lusso – afferma – è un diritto e una condizione essenziale per lo sviluppo“.

Da qui la richiesta di una politica aeroportuale regionale capace di tenere insieme infrastrutture, collegamenti, investimenti e strategie commerciali. La sintesi della proposta è contenuta nelle parole finali dell’ex parlamentare: “Sei aeroporti, una sola strategia, una sola forza negoziale e una gestione nell’interesse dei siciliani”.

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