Sovraffollamento, carenze di personale, problemi igienici e sanitari e spazi insufficienti. È un quadro particolarmente critico quello descritto dalla Camera Penale di Trapani dopo la visita effettuata il 5 agosto scorso alla casa circondariale “Pietro Cerulli”. A finire sotto osservazione è soprattutto il reparto “Mediterraneo”, dove si concentra una parte consistente della popolazione detenuta. Secondo quanto rilevato durante la visita, alcune celle ospitano quattro o cinque persone e non garantirebbero a ciascun detenuto lo spazio minimo previsto dalla normativa. A questo si aggiungono condizioni igieniche definite molto problematiche, acqua dai rubinetti che in alcuni casi uscirebbe di colore marrone e la presenza di cavi elettrici lasciati scoperti all’interno delle celle, con conseguenti preoccupazioni anche sul piano della sicurezza.
Mancano spazi per il reinserimento del condannato
Nel reparto mancano inoltre una palestra e adeguati spazi comuni, mentre le attività destinate alla socializzazione e al reinserimento dei detenuti risultano fortemente limitate. Particolarmente pesante è anche il regime di permanenza all’interno delle celle. I detenuti del “Mediterraneo” dispongono di quattro ore d’aria al giorno, organizzate attraverso turnazioni, mentre per le restanti venti ore rimangono nelle proprie stanze. Una condizione che, nel periodo estivo, diventa ancora più difficile a causa delle alte temperature e della ridotta possibilità di svolgere attività. Per il presidente della Camera Penale di Trapani, l’avvocato Agatino Scaringi, in queste condizioni diventa estremamente difficile dare concreta applicazione alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Da qui la richiesta di arrivare alla chiusura definitiva del reparto “Mediterraneo”.
Il sovraffollamento
Il problema, però, riguarda l’intero istituto penitenziario. La capienza attualmente utilizzabile del “Pietro Cerulli” è stimata in circa 480 posti, mentre i detenuti presenti sono 570. Tra loro ci sono circa 120 persone di nazionalità straniera. Anche in questo caso viene segnalata una carenza: quella dei mediatori culturali, la cui presenza insufficiente rende più complicata la comunicazione con i detenuti e la possibilità per questi ultimi di comprendere diritti, doveri e procedure. Un altro capitolo riguarda l’assistenza sanitaria. La Camera Penale segnala una presenza insufficiente degli specialisti, con particolare riferimento alla psichiatria. Gli interventi degli specialisti sarebbero spesso concentrati sulle situazioni di emergenza, lasciando poco spazio alla prevenzione. L’oculista sarebbe presente una volta al mese, mentre il dentista una volta alla settimana; per gli altri specialisti gli accessi risultano invece sporadici.
Problemi con detenuti con problemi psichiatrici e dipendenze
Le difficoltà riguardano anche i detenuti con problemi psichiatrici e quelli con dipendenze, per i quali vengono evidenziati problemi nei rapporti con i servizi territoriali e, in particolare, con il Ser.D., anche a causa delle carenze di organico. Sul fronte della sicurezza viene inoltre denunciata la scarsità di agenti della Polizia Penitenziaria. Una situazione che, secondo la Camera Penale, si trascina da tempo e che sarebbe aggravata dai distacchi di personale e dall’avvicinarsi del pensionamento di diversi operatori. La denuncia, tuttavia, non è rivolta contro chi lavora quotidianamente all’interno del carcere. Scaringi sottolinea infatti il grande impegno della Polizia Penitenziaria e della Direzione, costrette a operare in un contesto di forte difficoltà. Il problema, secondo la Camera Penale, sarebbe piuttosto la mancanza di risorse e interventi adeguati da parte delle istituzioni centrali.
Carenza di organico e criticità
Le carenze di organico finiscono per ripercuotersi anche sul diritto alla difesa. Per i colloqui tra detenuti e avvocati sarebbe disponibile un solo agente di servizio, mentre le sale destinate agli incontri sono soltanto tre. L’organizzazione diventa ancora più complessa dovendo tenere separati detenuti appartenenti a categorie e regimi differenti. La Camera Penale richiama infine l’attenzione sulla situazione processuale: all’interno del carcere trapanese ci sarebbero oltre 60 persone ancora sottoposte a custodia cautelare in attesa della sentenza di primo grado. La visita restituisce dunque l’immagine di una struttura alle prese con problemi che non sembrano riconducibili a una singola emergenza, ma che investono diversi aspetti della vita carceraria: dagli spazi alla sanità, dalla sicurezza alle attività di reinserimento, fino al diritto alla difesa. Una situazione sulla quale la Camera Penale chiede un intervento delle istituzioni, richiamando il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione e al reinserimento della persona detenuta.