Il “ritunnu rattatu”, il ‘parmigiano grattugiato’ dei poveri arrivava dal mare

redazione

Il “ritunnu rattatu”, il ‘parmigiano grattugiato’ dei poveri arrivava dal mare

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domenica 09 Agosto 2026 - 10:00

Prima che il formaggio diventasse un alimento facilmente reperibile sulle tavole di tutti i giorni, nelle case trapanesi si ricorreva alla fantasia e a quello che offriva il mare. È così che nasce una delle usanze più curiose e antiche della cucina marinara siciliana: il “ritunnu rattatu”, una sorta di “parmigiano dei poveri” ottenuto da un piccolo pesce salato ed essiccato al sole. Il ritunnu, dopo essere stato sottoposto alla salatura e lasciato asciugare lentamente, diventava particolarmente duro e compatto. A quel punto veniva grattugiato direttamente sulla pasta, proprio come si faceva con il pecorino o con altri formaggi stagionati.

La cucina povera solo nel nome

Un gesto semplice, nato dalla necessità, che racconta molto della cucina di un tempo. Quando il formaggio non era sempre disponibile e rappresentava un alimento prezioso, il pesce conservato diventava una risorsa importante per insaporire i piatti e aggiungere quella componente sapida che rendeva più gustosa anche una semplice pasta. Il “ritunnu rattatu” rappresenta dunque una cucina povera solo nel nome. In realtà, dietro questa preparazione c’è una straordinaria capacità di conservare gli alimenti e di trasformare pochi ingredienti in qualcosa di originale. Il sale e il sole erano strumenti fondamentali per garantire la conservazione del pescato e permettere alle famiglie di avere a disposizione il pesce anche molto tempo dopo la pesca.

Cibo antispreco

La tradizione nasce infatti dalla stessa filosofia che ha caratterizzato per secoli la cucina siciliana: non sprecare nulla e valorizzare ciò che si ha a disposizione. Il pesce, anziché essere consumato immediatamente, poteva essere salato ed essiccato, diventando una vera e propria riserva di sapore. E quando arrivava il momento di preparare la pasta, bastava una grattugiata di ritunnu per trasformare un piatto semplice in una pietanza dal gusto deciso, profondamente legato al territorio e al mare.

Testimonianza delle famiglie trapanesi di un tempo

Oggi questa consuetudine è quasi dimenticata e proprio per questo assume un valore particolare. Il “ritunnu rattatu” non è soltanto una curiosità gastronomica, ma una piccola testimonianza della vita quotidiana delle famiglie trapanesi di un tempo, quando la cucina era fatta soprattutto di stagionalità, conservazione, ingegno e pochi ingredienti. È il racconto di una Sicilia capace di inventare sapori anche nei periodi più difficili. Una tradizione che mostra come, nella cucina dei nostri nonni, quello che oggi potrebbe sembrare un semplice pesce essiccato potesse diventare l’equivalente del formaggio sulla pasta: il “parmigiano dei poveri”, nato dal mare e dalla necessità.

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