Il 10 agosto anche la Prefettura di Trapani celebra la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” istituita in occasione della tragedia di Marcinelle nella quale l’8 agosto del 1956 persero la vita 262 persone delle 275 presenti di cui 136 lavoratori immigrati italiani. Da qui una riflessione sulle morti sul lavoro o di… lavoro. Perchè spesso non fanno il rumore di una strage né lasciano immagini destinate a rimanere nella memoria collettiva come un terremoto o un’alluvione. Eppure, anno dopo anno, le morti sul lavoro continuano a scrivere una delle pagine più dolorose della storia della provincia di Trapani. Operai, agricoltori, pescatori, muratori, autotrasportatori e tecnici: professioni diverse accomunate da un tragico destino. Dietro ogni incidente c’è una famiglia distrutta, una comunità che si stringe nel dolore e un interrogativo che puntualmente torna a farsi strada: quella morte si sarebbe potuta evitare?
Tragedie sul lavoro da non dimenticare
Negli ultimi anni il trapanese è stato teatro di numerosi incidenti mortali. Tra i casi che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica c’è quello di Giuseppe Carpitelli, tecnico di 33 anni, morto nel maggio 2024 durante un intervento di manutenzione su una pala eolica nel territorio di Salemi, precipitando da un’altezza di circa trenta metri. Una tragedia che riportò al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei lavori in quota. Il settore agricolo continua a pagare un tributo pesantissimo. I ribaltamenti dei trattori rappresentano ancora oggi una delle principali cause di morte nelle campagne siciliane e anche la provincia di Trapani ha conosciuto episodi drammatici che hanno coinvolto agricoltori impegnati nelle attività quotidiane. Tra gli altri drammatici episodi più noti, nel 2024 un agricoltore perse la vita nelle campagne trapanesi dopo il ribaltamento del trattore, una delle dinamiche purtroppo più ricorrenti nelle morti bianche del comparto agricolo. Ma i numeri si allargano.
I pericoli del mare
Non meno rischioso è il lavoro in mare. Le marinerie di Mazara del Vallo e Trapani, tra le più importanti del Mediterraneo, hanno visto negli anni pescatori perdere la vita durante le battute di pesca, in seguito a incidenti a bordo, cadute o malori. Vicende che spesso rimangono confinate nelle cronache locali, ma che raccontano la durezza di un mestiere svolto in condizioni spesso estreme. Anche l’edilizia continua a registrare un numero preoccupante di incidenti gravi e mortali. Cadute dall’alto, crolli, schiacciamenti e utilizzo di macchinari rappresentano ancora oggi le principali cause di decesso nei cantieri.
I dati INAIL
I dati dell’INAIL confermano come gli infortuni mortali sul lavoro restino un’emergenza nazionale e la Sicilia continui a figurare tra le regioni più colpite. Anche la provincia di Trapani, seppur con numeri inferiori rispetto alle grandi aree industriali, contribuisce a questo bilancio che ogni anno si arricchisce di nuovi nomi. Dietro le statistiche ci sono però persone. Padri e madri di famiglia, giovani all’inizio della carriera, lavoratori esperti che uscivano di casa convinti di fare ritorno poche ore dopo. È questa la dimensione più drammatica delle cosiddette “morti bianche”: tragedie che spesso durano il tempo di una notizia, salvo poi essere sostituite da un’altra emergenza. Eppure ricordarle significa anche mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione. Perché ogni incidente mortale rappresenta una sconfitta per il sistema della sicurezza sul lavoro e un monito affinché controlli, formazione e investimenti non vengano mai considerati un costo, ma un dovere imprescindibile.