Dopo il mancato via libera agli atti sulla Tari 2026 entro la scadenza del 31 luglio, il dibattito politico a Trapani si accende. A intervenire è il consigliere comunale Totò Braschi, che punta il dito contro la gestione dei lavori d’Aula da parte del presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo e, allo stesso tempo, propone una soluzione per affrontare le conseguenze economiche del mancato adeguamento delle tariffe.
Braschi definisce “autoritaria” la conduzione delle sedute consiliari, contestando in particolare la decisione di sospendere i lavori per consentire alle commissioni di esprimere un parere sugli atti Tari. Secondo il consigliere, si sarebbe trattato di un passaggio non vincolante che non avrebbe impedito al Consiglio di procedere con l’esame e la votazione dei provvedimenti.
A giudizio di Braschi, proprio quella sospensione avrebbe contribuito al venir meno del numero legale, prima nella seduta del 31 luglio e poi in quella di aggiornamento, impedendo l’approvazione del Piano Economico Finanziario e delle nuove tariffe Tari.
Il consigliere parla di un possibile impatto economico per il Comune, stimato in circa 300 mila euro, che potrebbe incidere sui servizi alla cittadinanza. Da qui la proposta che rilancia con forza: partire dalla politica e ridurre i costi della rappresentanza istituzionale.
“Se davvero sarà necessario intervenire sui servizi ai cittadini – afferma Braschi – allora iniziamo da noi stessi. Amministratori e consiglieri rinuncino ai gettoni di presenza e riducano gli emolumenti, dando un segnale concreto alla comunità”.
Braschi ribadisce che il ruolo dei consiglieri comunali deve essere quello di tutelare gli interessi dell’ente e dei cittadini, definendo “populismo” le polemiche politiche e le ipotesi di sfiducia nei confronti del sindaco Giacomo Tranchida, che secondo il consigliere al momento non avrebbero basi concrete nei numeri dell’Aula.