I Guardiani del Territorio e “svolta storica”: la favola dell’acqua che non c’è

redazione

I Guardiani del Territorio e “svolta storica”: la favola dell’acqua che non c’è

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sabato 11 Luglio 2026 - 12:03

“C’è una diga Delia o meglio Trinità, a sentire l’Assessorato regionale, che sta per diventare una centrale verde: due turbine per la produzione di energia pulita, vasca d’accumulo a 100 metri d’altezza tutta da ristrutturare, camere di manovra all’ultimo grido, telecontrollo, automazione, venti chilometri di tubi nuovi di zecca in PVC”. E’ quanto affermano in una nota i “Guardiani del Territorio”.

” Gli assessorati si sono messi in fila per il taglio del nastro a contrada Roccolino Soprano: Agricoltura, Istruzione, dirigenti generali, commissari straordinari, direttori dei lavori. Mancava solo
la fanfara. O forse no. A ben guardare, mancava qualcun altro, e non è un dettaglio da poco: tra tante fasce e tanti caschi da cantiere non si è vista traccia dell’Assessorato dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, che attraverso il Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti è, per legge, il soggetto gestore delle dighe siciliane. Si inaugura cioè una rete di distribuzione senza il padrone di casa dell’acqua che quella rete dovrebbe distribuire — come organizzare il battesimo senza invitare il genitore.

Un’assenza fragorosa, che dice più di tante dichiarazioni: della diga, di chi la gestisce davvero, non si parla. E poi c’è una diga Delia vera, quella che esiste fuori dai comunicati: ferma a circa il 30% della sua capacità d’invaso, senza collaudo definitivo, orfana di manutenzione ordinaria e straordinaria. La stessa, identica diga.

Perché è qui che la favola si incrina. Si parla di “svolta storica dopo 70 anni”, di un governo regionale che
finalmente “torna a investire”, di un’agricoltura con “maggiori diritti e meno favori”. Belle parole, che però si fermano sempre un metro prima del punto vero: a cosa serve una rete di distribuzione all’avanguardia, con tanto di turbine e telecontrollo, se il serbatoio da cui dovrebbe partire l’acqua resta pieno per meno di un terzo?


Si può automatizzare, digitalizzare, rendere “trasparente” quanto si vuole la distribuzione di un bene che,
semplicemente, non c’è in quantità sufficiente.
Colpisce che tra i 250 milioni di euro destinati dalla Regione ai Consorzi siciliani si sia trovato
spazio per turbine e camere di controllo, ma non per l’unico intervento davvero risolutivo: il collaudo definitivo degli invasi. Si investe con entusiasmo sulla cornice e si lascia vuoto il quadro.
Non stiamo chiedendo di fermare i cantieri, sia chiaro. Ma di smetterla di raccontarli come se risolvessero un problema che, in realtà, nemmeno sfiorano. Servono, con la stessa urgenza e le stesse risorse annunciate per tubi e turbine”

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