Monumento ai Mille, l’appello di Elio Piazza: “Se deve continuare a essere un pattume, è bene demolirlo”

redazione

Monumento ai Mille, l’appello di Elio Piazza: “Se deve continuare a essere un pattume, è bene demolirlo”

Condividi su:

giovedì 25 Giugno 2026 - 14:40

Una riflessione amara sullo stato di decoro del Monumento ai Mille di Marsala arriva dal professor Elio Piazza, che attraverso un racconto dai toni evocativi denuncia l’abbandono di rifiuti nell’area monumentale affacciata sul lungomare Colonnello Maltese. Piazza racconta di una passeggiata compiuta nei giorni scorsi al tramonto, durante la quale il piacere di osservare il mare e ricordare il passato della città è stato interrotto da una scoperta che lo ha profondamente colpito. “Alcuni giorni fa, nel tardo pomeriggio, passeggiavo sul lungomare Colonnello Maltese. Mi soffermavo a godere dei colori del tramonto e della sistemazione di quello che era il “salato” negli anni in cui le macerie del bombardamento si estendevano fino al mare. Godevo del silenzio e delle personali rimembranze quando avverto dei fievoli lamenti. Non vedo alcuna persona e nell’imbrunire si fa viva la curiosità di individuare l’origine di quei lamenti. Mi sembra che provengano dal Monumento ai Mille e mi dirigo in quel luogo. Non c’era anima viva e salendo la scala verso le terrazze, percepisco sempre più distintamente la provenienza dei lamenti incomprensibili:S-c’écc, purtim via la rometa de sota ol nass!”.

Piazza dice amaro: “A lamentarsi era il tredicenne Luigi Adolfo Biffi, di Caprino Bergamasco, morto a Calatafimi per l’Unità d’Italia, che invocava: “Ragazzi, toglietemi l’immondizia da sotto il naso!“. Da questa immagine simbolica nasce la riflessione del professore sul degrado che interessa il monumento, spesso frequentato da persone che consumano cibi e bevande lasciando poi rifiuti nelle intercapedini della struttura. “Se il Monumento ai Mille deve continuare ad essere ricettacolo del pattume lasciato da coloro che vi si recano per consumare le merende, è bene demolirlo e lasciare libera la vista del tramonto sul mare”. A corredo della sua denuncia, Piazza pone una serie di interrogativi rivolti alla comunità e alle istituzioni: “Perchè in dieci anni non sono stati mai collocati appositi cestini? Perchè non si è mai provveduto a svuotare e tenere pulite quelle intercapedini? Chi deve educare ragazzi ed adulti al rispetto dei monumenti? E’ proprio inevitabile consumare cibi e bevande su quelle terrazze? Se non è necessario né decoroso, perchè non disporne il divieto da far osservare drasticamente? Ho sempre ipotizzato l’impiego di cittadini volontari di ogni età e condizione, muniti di apposite pinze, che vogliano trascorre del tempo libero ad estrarre lattine, bottiglie, vassoi ed ogni altro rifiuto ivi giacente “ammucciatu” ma disgustoso per i visitatori che in quel luogo si recano per un ritorno ideale alle origini della Unità nazionale. C’è a Marsala qualche associazione che accolga la proposta di una mobilitazione con tale intendimento? Forse continuerò a coltivare a lungo la mia ipotesi onirica (da sogno)”. Un intervento che, al di là della provocazione finale, richiama l’attenzione sul rispetto dei luoghi simbolo della città e sulla necessità di una maggiore cura condivisa del patrimonio storico e monumentale.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta