Gotico mediterraneo è il titolo dell’evento che ha avuto luogo lo scorso 18 luglio a Marsala, nella chiesa ipogea di Santa Maria della Grotta, secondo appuntamento della rassegna “Art & Ground”, promossa da ArcheOfficina – Società Cooperativa Archeologica, in collaborazione con il Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala.
Per più di un’ora Sergio Beercock – cantante, musicista e attore teatrale nato in Inghilterra da madre siciliana e padre inglese – si è esibito in una performance site-specific durante la quale ha raccontato e messo in voce, in modo originale e ragionato, il suo percorso di formazione umana e artistica e le sue radici divise tra “l’isola di giù” (la Sicilia) e “l’isola di su” (la contea dello Yorkshire in Inghilterra), alternando la narrazione pura al melologo, le posture attoriali alle alchimie musicali sospese tra loop station e campionamenti elettroacustici, echi ancestrali e canti sacri e profani tradizionali dell’entroterra siciliano.


Un vero e proprio viaggio sonoro all’insegna della contaminazione in cui Beercock ha attraversato le tappe essenziali della sua personalissima ricerca musicale: dalle melodie della sua infanzia anglosicula alla scoperta del corpo come strumento e della dimensione dionisiaca, dalla predilezione per il sacro fino al recupero del patrimonio orale dei lamentatori di Enna e dei canti di spartenza per la settimana santa di Sutera. D’altra parte, “cosa significa appartenere?” chiede retoricamente al pubblico coinvolto il performer, a un certo punto dell’esibizione – quasi una dichiarazione di poetica per sottolineare la sua genetica appartenenza a culture (musicali) diverse. Un pubblico in fermento, quello di sabato scorso, particolarmente numeroso, partecipe e attento. Che in uno dei momenti più intensi e suggestivi della performance, sollecitato da Beercock, ha fatto letteralmente da bordone all’invocazione di Maria intonata dalla voce dell’artista: un momento di grande ‘solennità’ in cui a risuonare è stata l’intera navata della chiesa.