Non più spettatori, ma protagonisti. Questo è il senso più profondo del progetto “Il nostro Ciak”, sviluppato a Mazara del Vallo con settimane di attività all’interno dei laboratori creativi e multimediali promossi dalla Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Un percorso che ha coinvolto ragazzi diversamente abili in un’esperienza concreta di formazione e produzione audiovisiva, culminata nella realizzazione di un documentario sull’accessibilità della città. Guidati sapientemente dal giornalista Francesco Mezzapelle e dal videomaker Antonio Martino, i partecipanti hanno prima acquisito le competenze tecniche di base, per poi metterle in pratica sul campo. E così, telecamere alla mano, i ragazzi sono scesi tra le strade di Mazara per raccogliere immagini, interviste e testimonianze, costruendo passo dopo passo un racconto diretto e autentico del territorio.
Dunque non un semplice esercizio didattico, ma un vero lavoro di osservazione e narrazione, che mette al centro il tema dell’accessibilità e lo restituisce attraverso gli occhi di chi convive con certe problematiche ogni giorno. Il progetto, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito dell’Avviso 2/2024 e realizzato in rete con diverse realtà nazionali, punta su un modello che unisce formazione e esperienza diretta. Un approccio che, come sottolinea la project manager Giuseppa Adamo, va oltre il semplice trasferimento di competenze. “L’attività formativa rappresenta un’infrastruttura abilitante – spiega – perché non si limita a insegnare, ma attiva processi di consapevolezza, autonomia e responsabilizzazione. I beneficiari vengono accompagnati nella costruzione di competenze realmente spendibili nei contesti sociali e lavorativi”. È proprio nei laboratori che avviene il passaggio più significativo: quello da destinatari a protagonisti. “I partecipanti sperimentano, creano, apprendono e restituiscono valore attraverso produzioni artistiche e multimediali – aggiunge Adamo – raccontando non solo storie, ma identità, territori e possibilità”.
Un coinvolgimento che alla fine si traduce in risultati concreti: maggiore autostima, sviluppo di competenze trasversali e crescita nelle capacità relazionali. Un cambiamento che può non essere immediatamente visibile, ma che lascia un segno profondo e duraturo. “Il nostro Ciak” non è però solo un progetto formativo, ma anche un’esperienza che dimostra come l’inclusione possa diventare reale quando si costruiscono percorsi centrati sulla persona. Un modello replicabile, fondato sull’ascolto e sulla valorizzazione delle potenzialità individuali, capace di generare impatti concreti nella vita dei partecipanti. Il progetto entra adesso nella fase conclusiva: il montaggio del documentario. Sarà questo l’ultimo passaggio di un percorso che ha già raggiunto il suo obiettivo principale, trasformare i ragazzi in autori del proprio racconto. E quando il “ciak finale” sarà battuto, non sarà solo la chiusura di un laboratorio. Sarà la dimostrazione che, attraverso i giusti strumenti, si può passare davvero dall’essere spettatori al diventare protagonisti.