Con una lettera, Filippo Peralta richiama l’attenzione su un’opportunità spesso trascurata, il ruolo strategico dei grandi eventi musicali per lo sviluppo del territorio:
Nella città di Marsala la campagna elettorale, come spesso accade, si accende attorno a temi noti, quasi rituali. Si parla di sviluppo, di turismo, di servizi, di giovani. Temi fondamentali, certo, ma anche segnati da una ciclica ripetizione che rischia di svuotarli di concretezza. Promesse che tornano, anno dopo anno, senza mai trovare un compimento pieno. In questo scenario, il confronto è vivace, la dialettica accesa, e l’ascolto diventa un esercizio prezioso: partecipare, osservare, raccogliere visioni. Ma proprio da questo ascolto emerge con forza un’assenza. Un’assenza che sorprende, soprattutto per chi conosce il potenziale del territorio: il tema dei grandi eventi musicali, dei concerti a pagamento, è relegato ai margini, quando non del tutto ignorato. Eppure, la Sicilia occidentale vive oggi una contraddizione evidente. Da un lato, un pubblico vasto, appassionato, disposto a investire tempo e denaro per assistere ai concerti dei propri artisti preferiti. Dall’altro, un’offerta quasi inesistente, che costringe migliaia di persone a spostarsi verso la Sicilia orientale — Catania, Taormina, Messina, Siracusa — o addirittura verso il centro-nord Italia.
Non è solo un viaggio: è un trasferimento di economia, di risorse, di opportunità. Marsala, però, non parte da zero. Negli anni ’90 è stata protagonista, e ancora oggi possiede caratteristiche logistiche e territoriali che potrebbero renderla nuovamente un punto di riferimento. La possibilità di realizzare un’area capace di ospitare 10-15.000 persone non è un’utopia, ma una scelta strategica. È esattamente la dimensione richiesta dai grandi promoter, che lavorano su numeri e sostenibilità economica già consolidati grazie a tournée spesso sold out. L’esempio di Villa Bellini a Catania è emblematico: uno spazio adattabile che ogni estate ospita decine di concerti, generando un indotto significativo e diffuso. Oppure ad Agrigento nella Valle dei Templi. Non si tratta solo di musica, ma di economia reale: strutture ricettive, ristorazione, trasporti, commercio, servizi turistici. Un ecosistema che si attiva e si alimenta. Al contrario, continuare a puntare quasi esclusivamente su eventi gratuiti, pur con il loro valore sociale, non produce lo stesso impatto. Non crea filiere, non attiva investimenti strutturati, non costruisce una visione di lungo periodo.
È una risposta episodica a un bisogno che invece richiede pianificazione, competenze e coraggio.Il punto, quindi, non è semplicemente organizzare qualche concerto in più. È scegliere una direzione. È riconoscere che la cultura, e in particolare la musica dal vivo, può essere un motore economico strategico. È sedersi attorno a un tavolo tecnico e immaginare una programmazione pluriennale, capace di attrarre artisti, pubblico e investimenti. Colpisce, in questa campagna elettorale, il silenzio su tutto questo. Non perché sia un tema “di nicchia”, ma perché rappresenta un’occasione concreta e immediata per il territorio.Marsala potrebbe tornare a essere la capitale della Musica dal vivo nella Sicilia occidentale. Non è una suggestione, ma una possibilità reale. Ignorarla significa lasciare ad altri territori — ancora una volta — il beneficio di un’economia che potrebbe nascere e crescere qui.
Filippo Peralta