Nuovo allarme sul fronte della sicurezza del sottosuolo a Marsala. Il sindaco Massimo Grillo, nella qualità di Autorità comunale di Protezione Civile, d’intesa con il comandante della Polizia Municipale e con il dirigente alla Pianificazione ing. Pier Benedetto Mezzapelle, ha disposto l’immediata chiusura di via Franca e Vito Pellegrino, in zona Porticella, a ridosso del Santuario Madonna della Cava. Il provvedimento riguarda sia la circolazione veicolare sia quella pedonale ed è scattato a seguito di un’indagine geologica effettuata nell’area interessata alla collocazione della storica Porticella. Gli accertamenti hanno infatti rilevato la presenza di una cavità sotterranea che potrebbe rappresentare un rischio concreto per la pubblica incolumità. Per questo motivo la Polizia Municipale ha provveduto al transennamento degli accessi. La vicenda riporta al centro una fragilità storica del territorio marsalese. Gran parte del sottosuolo della città, infatti, è segnato dalla presenza di antiche cave sotterranee di calcarenite, la pietra locale utilizzata per secoli nell’edilizia. Si tratta di cavità scavate a profondità variabili, da pochi metri fino a circa 15, spesso sviluppate su uno o due livelli, secondo il classico sistema a gallerie e pilastri. Con il tempo molte di queste cave sono state abbandonate, anche per il progressivo deterioramento della roccia, per l’interazione con le acque sotterranee e per i rischi connessi al lavoro in ambienti ipogei.

I casi di Amabilina e del plesso Pestalozzi
Non è la prima volta che Marsala fa i conti con simili emergenze. Uno dei casi più eclatanti resta quello della voragine di Amabilina, apertasi nel tardo pomeriggio del novembre 2013 in un fondo agricolo di contrada Amabilina, a poche decine di metri dalla Strada Statale 188. Una cavità ellittica lunga circa 100 metri, larga 70 e profonda fino a 15 metri, questo lo sprofondamento impressionante. Lì sotto emersero chiaramente le grandi camere di una cava sotterranea alte fino a cinque metri. Anche il plesso scolastico “Pestalozzi” di Piazza Caprera era stato chiuso in passato proprio a seguito di una ispezione speleologica che aveva accertato la presenza di cavità nel sottosuolo. Una situazione che aveva spinto amministrazione comunale e dirigenza scolastica a sospendere le attività didattiche per motivi di sicurezza.
Sottosuolo cavernoso in zona via Colajanni
Ma il tema non riguarda solo il centro storico o aree isolate. Da anni i residenti denunciano criticità anche nella zona tra via Bertolino, via Rubino e le traverse di via Colajanni, dove il sottosuolo, secondo chi vive lì, sarebbe altrettanto “cavernoso”. Si tratta di un’area urbana a pochi passi dal centro, ma ancora priva di asfalto, illuminazione pubblica, fognature e infrastrutture essenziali. Quando piove, raccontano i residenti, la carreggiata si trasforma in un pantano e l’acqua si infiltra sotto le abitazioni, alimentando la paura che possano verificarsi nuovi cedimenti o addirittura voragini, proprio come avvenuto ad Amabilina. La chiusura di via Franca e Vito Pellegrino, dunque, non appare come un episodio isolato, ma come l’ennesimo campanello d’allarme su un problema antico e mai del tutto risolto: quello di una città costruita, in molte sue parti, sopra un sottosuolo fragile, scavato e in alcuni casi ancora poco conosciuto.