Operazione droga e Case Popolari, a Trapani coinvolto anche un dipendente Iacp

redazione

Operazione droga e Case Popolari, a Trapani coinvolto anche un dipendente Iacp

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venerdì 23 Gennaio 2026 - 14:11

Un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Trapani Corso, è stata eseguita nelle prime ore di oggi dai Carabinieri del Comando provinciale nei confronti di 13 persone. Il provvedimento dispone 9 arresti in carcere, 3 arresti domiciliari e 1 misura interdittiva dai pubblici uffici. Le operazioni di trasferimento in carcere del blitz denominato “Nirvana”, sono iniziate intorno alle ore 5.00 e si sono concluse poco dopo. L’ordinanza arriva a seguito degli interrogatori di garanzia svolti nei giorni scorsi dal Gip, dopo la notifica degli inviti a presentarsi.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di una lunga serie di reati: trasferimento fraudolento di valori, evasione, ricettazione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, violazione della normativa sugli stupefacenti, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e da privato in atto pubblico, corruzione, favoreggiamento, peculato e invasione di terreni ed edifici. Tra i destinatari della misura figura anche Giuseppe Marino, dipendente dello Iacp di Trapani, unico impiegato al momento dell’ente coinvolto nell’inchiesta. Nei suoi confronti il Gip ha disposto la misura interdittiva dai pubblici uffici per la durata di un anno. Marino è l’unico dei 13 destinatari dell’ordinanza a non essere finito in carcere. Per lui non è stato disposto alcun sequestro.

Va inoltre ricordato che per Marino era già previsto il pensionamento a partire dal 28 febbraio 2026, per il raggiungimento dei limiti di età. All’interrogatorio di garanzia del 20 gennaio scorso, l’impiegato dello Iacp è stato l’unico a scegliere di rispondere alle domande del Gip. L’indagato principale, Ivan Randazzo, e gli altri coinvolti – in particolare per il filone legato allo spaccio di droga – hanno invece optato per il silenzio. Secondo quanto emerso, il pubblico ministero Tarondo aveva inizialmente richiesto la custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati. Complessivamente, l’inchiesta conta 56 persone indagate, con la restante parte attualmente a piede libero. Le indagini sono tuttora in corso e potrebbero portare a nuovi sviluppi nelle prossime settimane.

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