Per una Pornografia del Mondo – Parte Seconda

Sebastiano Bertini

Lo scavalco

Per una Pornografia del Mondo – Parte Seconda

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Friday 28 October 2022 - 17:07

Riprendo e rincaro. Siamo verbosi, verbosissimi. Siamo socialmente affetti da logorrea: scarichiamo una quantità di parole, discorsi, analisi, commenti, elaborazioni, prolusioni, diffusioni, arringhe, sproloqui sul Mondo al punto di sommergerlo e perderlo di vista.

Prova lampante: la gran selva di scritti e dichiarazioni sulla faccenda del “merito”.

Una proliferazione sovrabbondante al punto – quasi delirio – di distorcere il significato di “merito” facendolo coincidere con il concetto di “ingiustizia”.

Torsione a Sinistra, da ginnasti.

Forse è pure vero che a forza di andare a Sinistra, uno può anche ritrovarsi a Destra. Sindrome da Robespierre?

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Stiamo, prima di tutto, alla cronaca.

Il Governo Meloni nasce con il potere adamitico di ri-nominare le cose. Il Ministero dell’Istruzione si trasforma, senza troppe anticipazioni, anche in “Ministero del Merito”.

Nessuna dichiarazione, nessuna spiegazione, da parte della Premier o dal titolare del dicastero.

Vuoto. Silenzio. Fatti nudi.

Apriti cielo! Quasi fosse necessaria una compensazione quantitativa, la verve polemica si è armata di un intero arsenale logopatico di interventi esegetici.

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Il perno della polemica si basa sulla contrapposizione tra “merito” e “inclusione”.

La Scuola pensata nell’ottica dell’Inclusione è, cercando una definizione, un territorio aperto e dinamico per l’esercizio e la valorizzazione del Sé-con-gli-altri. Nulla di più democraticamente fondante.

Nella retorica dell’allarme, la Scuola dell’Inclusione diventa però un fortilizio. Un bastione contro chi – presunto – possiederebbe un grimaldello perfettamente atto a strappare in brandelli l’intero impianto: il “merito”.

Strana idea di Merito, che in fin dei conti ha nel suo significato una forte componente morale e che, in succo, sta per “a ognuno ciò che gli pertiene”.

Si badi, con Merito si intende qualcosa di ulteriore a “tutti i fatti, tutte le scelte, tutti i gesti e pensieri, hanno conseguenze”. Nel concetto di Merito riposa anche la componente del “giusto”.

Il giusto è la “salsa” con cui da sempre si è condito, nella Scuola, il nesso fondamentale impegnoriconoscimento del Merito.

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(Ritornello). Ora, il Ministro non ha parlato. Di “questo merito” non sappiamo nulla.

L’alzata di scudi dipende da una lettura storica che proietta l’archi-Governo Berlusconi su questo nuovo di Meloni.

È certamente vero che l’Onorevole e Ministro Valditara è stato nel passato il relatore al Senato della Riforma Gelmini. Ed è vero che la suddetta Gelmini ha operato per tagli sconclusionati e si muove nel solco della Moratti falciando anche la memoria del voluminoso disegno trasformativo di Berlinguer.

Ma è anche vero che, per quanto Berlusconi – qui la sindrome è quella di Pippo Baudo – si autocelebri pater e faber originale di questo corso politico, il nuovo ensemble ha una pasta diversa – e forse peggiore – .

Meloni e Salvini sono diversi da Berlusconi. E se il Berlusconi del 2022 cerca di ricopiare il sé stesso del 2008, il rischio di fallimento dell’intera compagine diviene ancora più alto.

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(Ritornello). In ogni caso di “questo merito” ancora non sappiamo nulla.

E cercare la demolizione del concetto di Merito non fa che distorcere la realtà; “buttar via il bambino con l’acqua sporca”.

C’è certamente, primo tra gli stimoli, il precedente politico di cui sopra; c’è anche però un’onda nel pensiero didattico che costruisce con alcuni concetti “forti” – come le Competenze, o appunto l’Inclusione – dei totem dietro i quali ripararsi dal pensiero sanamente critico.

In più c’è anche una corrente di pensiero che vuole ancora l’insegnamento come “ammortizzatore sociale”: un lavoro da poco, ma per chiunque. Il Merito qui qualcuno, addirittura, lo vuol vedere nelle sacre “missioni”: il riconoscimento è cosa da Empireo. Figuriamoci.

A un lavoratore che assume su di sé incarichi e responsabilità non va riconosciuto il Merito?

Al lavoro dell’insegnante non andrebbero davvero, concretamente, sostanzialmente, monetariamente, riconosciuti i Meriti?

Parliamo chiaro: se gli stipendi degli insegnanti non sono adeguati per anni, schiacciati in fondo alle classifiche europee, come si può stimolare l’Impegno e il Merito?

Non ci guadagnerebbero, prima di tutti, i cittadini del futuro, gli studenti?

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Chiudiamo il cerchio.

Chi ha detto che Merito e Inclusione debbano essere opposti? Uno studente portatore di handicap non può impegnarsi? Uno studente qualsiasi di una città qualsiasi, indipendentemente dal suo censo, non può aver Merito? Chi ha detto che il Merito deve basarsi esclusivamente sui risultati scolastici?

(Ritornello e finale). Nessuno. Il Ministro non ha ancora parlato.

Sebastiano Bertini

Lo Scavalco è una scorciatoia, un passaggio corsaro, una via di fuga. È una rubrica che guarda dietro alle immagini e dietro alle parole, che cerca di far risuonare i pensieri che non sappiamo di pensare.

Sebastiano Bertini è docente e studioso. Nel suo percorso si è occupato di letteratura e filosofia e dai loro intrecci nella cultura contemporanea. È un impegnato ambientalista. Il suo più recente lavoro è Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell’Occidente contemporaneo, Mimesis, Milano 2021. https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857580340

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