“C’è scappato il morto…”

vincenzofiglioli

“C’è scappato il morto…”

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sabato 09 Ottobre 2021 - 06:45

“Prima o poi ci scappa il morto”. Quante volte lo abbiamo detto, scritto o pensato, in questi anni, a Marsala, di fronte alle continue risse nelle serate del centro storico?

Quante volte ci siamo sentiti raccontare di aggressioni, pestaggi, accoltellamenti, sparatorie, immaginando che la sorte non avrebbe sempre potuto assistere il malcapitato di turno? A volte sono stati futili motivi, a volte c’è stata l’aggravante razzista, in altre occasioni affari illegali.

Accadeva anche prima della pandemia, ma la sensazione è che il lockdown e le zone rosse abbiano ulteriormente esasperato gli animi e alimentato la rabbia sociale e gli affari della criminalità organizzata. Nel 2016, in seguito all’omicidio del maresciallo Silvio Mirarchi alcuni giornalisti della stampa regionale e nazionale paragonarono Marsala a Medellin, la capitale dello spaccio colombiano.

Al di là del parallelismo, magari un po’ forzato, è assodato che in città scorrono fiumi di droga: marijuana, hashish, ma soprattutto crack, cocaina, eroina, ketamina, nuove sostanze. Rispetto al passato hanno prezzi più accessibili (pare che una bustina di coca si venda ormai a 20 €) e raggiungono una fetta più ampia della popolazione giovanile. L’allarme sicurezza, talvolta agitato a sproposito, in questo momento è reale. E non bastano le telecamere di videosorveglianza o qualche posto di blocco a scoraggiare chi vuole portare avanti i propri affari illeciti, perchè Marsala offre tante opportunità per farlo lontano dai riflettori. Il dolore per una vita spezzata, lo shock di una comunità che a tutti i livelli fatica a comprendere la sua involuzione, rappresentano la naturale conseguenza di un malessere radicato, che si estende dalle periferie al centro e che finora non è stato affrontato con la determinazione necessaria.

Marsala non è più la città che negli anni ’90 credeva di essere orgogliosamente agganciata al treno di una rinascita civile, sociale ed economica, né quella che nel primo decennio degli anni 2000, dopo le operazioni antimafia del progetto Peronospera, riteneva – a torto – di essersi liberata dal malaffare. Marsala è una città che si sta paurosamente spopolando per l’esodo sempre più massiccio dei suoi giovani verso il Nord Italia (o il resto del mondo). Una città su cui, chi resta, è disponibile a scommettere più per disperazione che per convinzione, che vede sempre più allargarsi il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla. Una città in cui i servizi, le pratiche e i progetti sono soffocati da una burocrazia straripante, capace di togliere entusiasmo e speranza a qualsiasi iniziativa.

In attesa di altre telecamere di videosorveglianza o dell’auspicabile incremento di uomini e mezzi di polizia per il controllo del territorio, è dunque arrivato il momento di guardarci allo specchio, consapevoli del rischio di vedere riflessa un’immagine che potrebbe anche farci paura.

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