Rossi di rabbia

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Rossi di rabbia

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sabato 10 Aprile 2021 - 07:10
Rossi di rabbia

Non è il destino cinico e baro, né la sorta bruta e assassina. Marsala è in zona rossa per precise responsabilità individuali. Anzi, per un’irresponsabilità collettiva. Il rigoroso rispetto delle misure di contenimento del contagio è infatti un ricordo lontano in città, che risale ai tempi del lockdown nazionale di tredici mesi fa. Nonostante i pochi contagi, in quell’occasione la città seppe dare dimostrazione di maturità.

In estate, prevalse l’idea che la pandemia fosse finita e saltarono i pochi paletti previsti fino a Ferragosto. Dopo di che, un’escalation di decessi e contagi fino a novembre, una flessione a dicembre e un nuovo boom di positivi subito dopo Natale, a testimonianza di un’ormai evidente incapacità di rispettare le regole da parte di molti cittadini, che non esitarono a organizzare giocate a carte, cene sociali e familiari come se nulla fosse. Sembrava che il picco di oltre 700 contagi raggiunto avesse scosso le coscienze, ma la riapertura di febbraio è stata scandita da nuovi focolai (nelle scuole primarie e medie, ma anche in alcuni locali privati), dai soliti assembramenti davanti all’ex Inam o alle Poste, da quelli del fine settimana davanti ai bar, da improvvide festicciole per bambini, fino all’ormai consolidato rito delle case affittate nelle zone meno soggette a controlli per giornate e serate liberatorie all’insegna dello sballo. Tutto ciò, mentre tanti marsalesi hanno continuato a rispettare le regole, a rinunciare agli incontri familiari, alla socialità, agli spostamenti, alle proprie passioni. E tanti altri, lavoratori dello spettacolo, titolari di attività commerciali o del settore della ristorazione, hanno cercato soluzioni creative per non sprofondare nella crisi più nera, con l’incubo di veder naufragare il frutto di anni di fatiche in un territorio già terribilmente complicato in tempi normali.

Verrebbe voglia di andarli a prendere per le orecchie – i soliti furbi, i trasgressori seriali, i negazionisti convinti, i professionisti del menefreghismo – e metterli di fronte all’evidenza della loro idiozia, che rischia di mettere in ginocchio una città, contribuendo a rinviare a data da destinarsi l’uscita da un tunnel rivelatosi più lungo del previsto e che ha dannatamente appesantito le nostre vite. Nonostante tutto, però, occorrerà ancora una volta far prevalere la ragione sul sentimento, nella consapevolezza che, esattamente come avviene nelle guerre, dalla pandemia si può uscire solo attraverso la resilienza e la coesione sociale. Che non significa pensarla tutti allo stesso modo (sarebbe innaturale) ma comportarsi tutti allo stesso modo, al di là delle convinzioni che ognuno può legittimamente continuare a coltivare, nel rispetto di quelle regole che talvolta ci pesano ma che rappresentano l’unica strada possibile per tornare a rivedere la luce.

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2 commenti

  1. Finalmente qualcuno che dice in faccia la verità a quella parte di Marsalesi irresponsabili, con scarso senso civico e irrispettosi verso chi invece rispetta le regole. Se chi deve controllare il territorio facesse veramente il proprio lavoro, che è quello di educare le persone, probabilmente la percentuale di queste CAPRE sarebbe molto bassa.

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    1. gioacchino bernardone 10 Aprile 2021 16:50

      Concordo perfettamente con quanto espresso da Vincenzo Figlioli e Moreno. Non solo, posso anche affermare che la settimana della domenica delle palme, se non ricordo male era il sabato pomeriggio,in occasione della mia attività motoria per la patologia di cui sono afflitto, sul lungomare, accanto al baglio Anselmi, c’era un assemblamento non indifferente di giovani tutti senza mascherina senza nessun controllo da alcuna forza dell’ordine. Non è mia intenzione commentare un così spiacevole episodio, ma se qualcuno dei nostri, chiamiamoli governatori, si aprisse un pò gli occhi sarebbe una cosa gradita.

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