Esclusivo Covid Hospital Marsala: ecco come si vive in reparto. La storia di 2 donne positive ( Prima Parte)

Tiziana Sferruggia

Esclusivo Covid Hospital Marsala: ecco come si vive in reparto. La storia di 2 donne positive ( Prima Parte)

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martedì 17 Novembre 2020 - 10:04
Esclusivo Covid Hospital Marsala: ecco come si vive in reparto. La storia di 2 donne positive ( Prima Parte)

Fili invisibili collegano persone e cose come una inestricabile tela di ragno. Ogni giorno è un dono, è attesa e anche speranza. Il domani a volte fa paura, ma quasi sempre è l’unica scelta che abbiamo. Ho conosciuto due donne con due vite diverse, distanti, perfette sconosciute fino a qualche settimana fa ma che si sono ritrovate a vivere la stessa esperienza, accomunate dal contagio ad un virus che ancora non accenna a rallentare la sua folle corsa. Una OSS di 49 anni, madre di 2 figli, ed una ex professoressa di Tecnologia di 70 anni, nonna di 4 nipotini, adesso condividono una delle stanze del “Paolo Borsellino” di Marsala adibito a Covid Hospital. Entrambe positive al Covid19, questo misterioso virus che ha cambiato la vita a milioni di persone, hanno accettato di raccontare la loro incredibile esperienza e le interviste esclusive che hanno deciso di rilasciare, sono un toccante resoconto di quanto sia difficile superare la malattia e soprattutto l’isolamento, la solitudine, la mancanza degli affetti in un momento così particolare della propria esistenza.

La storia di T.M, la OSS di Termini Imerese che ha contratto il Covid 19 nel reparto dell’Ospedale dove lavorava, è commovente e al contempo un esempio di forza struggente. Lei, la “OSS guerriera” come ci piace chiamarla, è in attesa del risultato del tampone, quell’agognato “Negativo” che le permetterà di uscire dal Covid Hospital di Marsala e di poter tornare a Termini Imerese e riabbracciare i suoi 2 figli.

Innanzitutto le chiedo come sta

Sono piena di speranza. Ho combattuto il Covid con un corpo già martoriato. Ho patologie importanti pregresse, il Covid19 mi ha messa a dura prova. Ora aspetto il tampone che mi liberi da quest’incubo.

Ci racconti come e dove è iniziato quest’incubo.

Quando ho scoperto di essere positiva, un mese fa, lavoravo come OSS all’Ospedale di Termini Imerese “Salvatore Cimino” al reparto di Medicina Generale. Qualche settimana prima, ad un paziente, in attesa di essere ricoverato, era stato fatto un tampone fuori che però era risultato negativo. Anche ad un altro tampone era risultato negativo ma poi, abbiamo scoperto che non era esattamente così.

In che senso, scusi?

Una volta ricoverato, attraverso i prelievi di sangue di routine, venne fuori la positività e allora come potete immaginare, in reparto, scoppiò il panico perché noi non eravamo neanche Centro Covid. Questo virus è bastardo, nessuno sa come si comporta.

Cosa è accaduto dopo?

Non sono stata la prima ad infettarmi. Prima di me sono stati contagiati medici ed altri miei colleghi, insomma tutti quelli che avevano avuto a che fare con quel paziente, risultarono positivi anche se tutti asintomatici. L’unica ricoverata sono io, anche un altro medico è stato ricoverato ma a Partinico. Anche io ero asintomatica. Prima di risultare positiva, mi hanno fatto 8 tamponi e sette sierologici. Ogni giorno eravamo molto controllati prima di entrare in reparto. Quando ho scoperto di essere positiva avevo addirittura avevo fatto un turno massacrante, la doppia notte, ed ero tornata al lavoro l’indomani mattina.

Che tipo di turno aveva fatto?

Il turno che avevo appena fatto era stato massacrante, 2 notti consecutive. Considerate che per 8 ore non ci si può cambiare né andare in bagno e quindi non si beve. In questo modo si rischia il collasso. Manca il personale, noi siamo soltanto 5 OSS al reparto. Quella volta, dopo il doppio turno, ero tornata a casa ma avevo un forte mal di testa. Non ho dato molta importanza anche perché ero stanca e l’ho attribuito allo stress. Mi sono addormentata ma quello che mi ha impressionato è stato il pianto del mio cane. Io ho temuto che fosse lui a stare amale ed invece lui sentiva che ero io a star male.

Cosa ha fatto esattamente quando ha iniziato a stare male?

Ho preso una tachipirina perché mi faceva male anche l’addome perché sono stata operata qualche tempo fa. Però, verso le 2 mi sono sentita soffocare. Sono asmatica e ho preso un Bentelan, questo forse mi ha salvata. Quando sono tornata al lavoro, ho chiesto che mi facessero per prima il tampone. Ma l’ho chiesto ridendo, con ironia. Non credevo di essere veramente positiva. Quando ho visto il risultato “Positivo” è stato un crollo totale.

Temeva di contagiare qualcuno della sua famiglia?

Quando è scoppiato il focolaio nel mio reparto e si erano già ammalati medici ed infermieri, ho detto ai miei figli di andare a stare in un’altra casa. Non me la sentivo di tornare a casa dall’ospedale e stare con loro. Ho detto loro: allontaniamoci. Il mio pensiero è andato anche al condominio dove abito. Lì abitano bambini ed anziani ed usano l’ascensore…avrei potuto contagiarli anche se ho sempre indossato la mascherina e usato il gel disinfettante. Appena ho visto i primi casi al “Salvatore Cimino” ho iniziato a fare esclusivamente casa-lavoro proprio per evitare di contagiare, non volendo, qualcuno.

Quali sono stati i sintomi che ha avuto all’inizio?

Una leggera febbre, 37,5. A parte questo, nessun sintomo. Quando però mi hanno fatto il tampone molecolare mi hanno detto che sarei dovuta andare subito al Covid Hospital di Partinico. Non me l’aspettavo.

Perché?

Non avevo sintomi e ho quindi chiesto perché mi volevano ricoverare.

E cosa le hanno risposto?

Che avevo patologie serie pregresse che potevano aggravare il quadro clinico generale. Dovevo essere monitorata. Prima di me è partito un paziente più grave. L’hanno portato qui a Marsala. Meno male comunque che mi hanno ricoverata. Sono stata operata all’ISMETT dove mi hanno salvato la vita. Anche a Marsala sono stata salvata. Dopo 4 giorni, però non camminavo più. Ferro e Potassio erano scesi ed era invece aumentata la febbre.

Cosa ne pensa di questo Covid Hospital? Le notizie che spesso trapelano parlano di un nosocomio quasi collassato

Al “Paolo Borsellino” mi sono trovata bene. Quest’ospedale è tenuto alla perfezione, pulito e ordinato. Mi trattano come una principessa. Mi hanno comprato pigiami, biscotti, gli infermieri e i medici sono come angeli. Mi guardano negli occhi e mi danno una carica di energia incredibile. Medici ed infermieri si sbracciano, fanno l’impossibile per fare funzionare un reparto che è ordinato e pulito. Questo è un mestiere che si deve fare come una missione. Va fatto con il cuore. Il medico che mi sta curando mi dà coraggio. Mi dice che ne uscirò, che al prossimo controllo sarò negativa ma se non dovesse essere così, andrò al Palace di Palermo.

Anche lei è un’addetta ai lavori, è una OSS.

Sì, è un lavoro che amo. Quando ero in servizio come OSS all’Ospedale di Termini Imerese, davo coraggio ai pazienti ricoverati, anche qui è così. Fare l’OSS non è un lavoro, è una missione e io voglio continuare a compiere questa missione. Per carattere ho sempre dato coraggio a tutti, fin dal primo minuto che ho saputo di essere positiva.  

Da quanto tempo è ricoverata qui?

Sono risultata positiva il 22 Ottobre, sono stata portata al Civico di Palermo il 24 e sono arrivata a Marsala il 25.

Le fanno ogni giorno i tamponi?

No, faccio terapia con ossigeno e antibiotici e finora ho fatto flebo. In media ogni 10 giorni fanno tamponi. Ora aspetto il risultato che spero sia ottimo e mi permetta di uscire da qui.

Lei ha voluto che venisse pubblicata una sua foto che la ritrae mentre guarda la luce

Sì, è stata la prima volta che mi sono alzata. Ero alla finestra, ho guardato il Sole e ho detto “Dio aiutami”. Sento un’energia positiva, mi creda. Anche in reparto, gli infermieri sono come Angeli mandati da Dio, l’ho già detto. Mi hanno regalato coroncine del Santo Rosario e io ne ho tenuta una per me e 2 le ho regalate a chi sta male come me. E’ uno scambio di amore. Vede, sono stata molto male nel passato eppure ho rifiutato la possibilità di fare un lavoro meno pesante, in amministrazione. L’ho fatto perché occuparmi di persone che stanno male e dare loro un po’ di serenità per me è molto bello. Ho fatto molti sacrifici per diventare OSS, lavoravo e poi andavo al corso, tirocinio in Ospedale. Andavo via al mattino e tornavo la sera alle 10. Ho preso il Covid ma devo, e voglio, tornare in corsia per aiutare chi ha bisogno.

Quale è il suo sogno adesso?

Io non vedo l’ora di riabbracciare i miei 2 figli e il mio canuzzo. Il mio sogno è lavorare in Pediatria, fra i bambini.

Come si trova con i suoi compagni di ventura?

La mia compagna di stanza è una ex professoressa di Filosofia, siamo diventate amiche, ci raccontiamo la nostra vita, le nostre esperienze, si è creata quella solidarietà che è possibile solo in una stanza d’ospedale. Lei mi dice che sono un vulcano acceso e che in me trova tanto conforto. Questo è veramente bello.

Appuntamento a domani con l’intervista alla professoressa nata a Pantelleria ma residente a Dattilo.

Tiziana Sferruggia

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