Chiara Paladino: “Io positiva al Covid, combatto il sistema con più rabbia e forza”

redazione

Chiara Paladino: “Io positiva al Covid, combatto il sistema con più rabbia e forza”

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sabato 31 Ottobre 2020 - 07:30
Chiara Paladino: “Io positiva al Covid, combatto il sistema con più rabbia e forza”

Quando intorno c’è una pandemia, il mondo può apparire con occhi diversi. Il Governo ci impone meno contatti con gli altri, contatti che ci mancano sempre di più. Ma quando si vive sulla propria pelle un virus che si insinua serpentino nelle nostre vite, è qui che rimettiamo in gioco tutto, noi stessi e la realtà che ci circonda. Da un post Facebook che ha generato un notevole tam tam, abbiamo intervistato Chiara Maria Matilde Paladino, una giovane guida turistica marsalese che è risultata positiva al Covid-19. Il suo sguardo pieno di speranza e di forza è un messaggio importante per tutta la nostra comunità.

Il messaggio che hai lanciato sui Social è quello di chi sta guardando in faccia il virus pur mantenendo lucidità e speranza. Dove ti trovavi al momento della notizia della tua positività al Covid-19?

Sono una guida turistica e sono portata naturalmente a girare molto per il mio lavoro. In questo periodo, con l’emergenza Coronavirus, anche la categoria che rappresento ha seguito tutte le prescrizioni previste dal Governo: usare la mascherina, distanziarsi dagli altri di un metro e igienizzare spesso le mani. Anch’io sono stata ligia alle normative. Quando ho avuto i primi sintomi ero arrivata a Marsala, avevo mal di testa e mal di gola, dolori alle gambe. Nei giorni successivi avrei dovuto lavorare e incontrare la mia famiglia ma ho preferito innanzitutto seguire il protocollo: ho fatto il tampone rapido ed è risultato positivo. Da qui ho fatto la comunicazione all’Asp e mi sono messa in quarantena domiciliare come previsto, avendo la possibilità di stare in una casa di famiglia da sola. Nei giorni precedenti avevo partecipato alla Fiera Internazionale del Turismo di Rimini; ho preso un taxi dall’aeroporto e a Palermo ho dovuto prendere un bus di linea, il 101 sempre molto affollato nonostante l’emergenza sanitaria. Quando rispetti tutte le precauzioni ma poi sei in pericolo salendo su un bus strapieno di persone, capisci che il problema non è solo di ogni singola persona, il problema è di un sistema che non funziona come dovrebbe.

Ti ha colpito Stefania, medico Asp che – ogni giorno insieme ai suoi colleghi in tutta Italia – indossa tuta e mascherina per svolgere un duro lavoro. Hai provato empatia vedendola intenta a fare tamponi?

Sì, è stata subito empatia immediata; mi ha fornito tutte le informazioni possibili, sia telefonicamente che sul posto, quando mi sono sottoposta al tampone molecolare a domicilio. Mi ha emozionato molto il suo fare, il sacrificio che sta compiendo per la sicurezza di tutti, come i suoi tanti colleghi ogni giorno impiegati in questo duro lavoro nei reparti Covid. E penso che il sistema sanitario ha grosse falle, manca il personale negli ospedali e in Italia, leggevo, delle 12mila USCA, neanche la metà sono attive.

Tu hai detto che “vivi con la stessa fame di vita che avevi fuori, con la stessa speranza” la quarantena. Cosa si prova in questo stato di isolamento, soprattutto mentalmente?

All’inizio ho avuto dei sensi di colpa, ma poi grazie al supporto delle persone care, capisci che hai rispettato tutte le prescrizioni e che non bisogna vivere con questo patema. Nei primi tre giorni ho avuto diversi malesseri e un po’ di febbre, adesso sto meglio. Sembra un’influenza ma in realtà il tuo corpo capisce che non lo è. Cerco di condurre queste giornate mantenendo una certa normalità. Non mi sveglio tardi, mi affaccio per vedere com’è la giornata, ascolto la Radio, le news della BBC per allenare il mio inglese, leggo la rassegna stampa, mi tengo informata e ho dei contatti sociali con la mia famiglia, con amici e colleghi, cerco di stare quanto più possibile incollata alla realtà. Vivo dentro la comunità a cui appartengo.

In piena lucidità e serenità tu sei consapevole che il sistema è impoverito, non funziona. Secondo te andavano contemperate le esigenze sanitarie con quelle economiche? Il Governo ha mal gestito la situazione dei ristoranti, bar, palestre, teatri, luoghi di cultura?

Il Covid è un virus subdolo, si insinua e non solo nei soggetti con un quadro sanitario più delicato. Ecco perchè siamo tutti chiamati al rispetto delle normative anti-contagio. Ma è anche evidente che ci sono delle storture nella gestione della pandemia. Penso che in questo momento difficile, è sbagliato dividere tutto nel binomio “Non ce n’è Coviddi” e “State tutti a casa, non uscite!”. Non va bene il negazionismo ma neppure vedere l’altro come l’untore, bisogna affrontare questa emergenza con lucidità. Il Covid c’è, bisogna stare attenti. Ma c’è anche tanta, tanta fame. Non sento parlare di sospensione di bollette, aiuti per affitti, ecc., e io ho deciso di lottare per una vita migliore. Lo Stato ha avuto mesi interi per approntare una strategia e non lo ha fatto. Non dovrebbe guardare solo ai numeri del giorno, ma avere una prospettiva più ampia. Facile chiudere i bar, i ristoranti, le palestre, i teatri, quando invece le aziende restano aperte, quando la produzione del Paese va avanti. C’è un problema di fondo che va risolto. Non si può continuare così. Ci si rende conto che c’è una grande incapacità nella gestione del nostro sistema italiano. Durante questi giorni di protesta nelle piazze, al telegiornale, ho ascoltato una donna che protestava, lei diceva: “Tu Stato ci chiudi in casa, chiudi tutto e non ci paghi, non ci dai sostegno?”. Ecco, trovo che abbia detto una cosa profondamente vera: se chiudono diverse attività il Governo deve garantirne il mantenimento. E’ possibile che i tamponi si pagano? Si arriva fino a 80 euro per quelli molecolari? C’è chi invece fa quelli rapidi ad un costo minore. Non siamo di certo al mercato! E chi non se li può permettere cosa fa? Ci sono tanti aspetti diversi e non si possono risolvere con la semplice chiusura alle 18!

Finita la quarantena, una volta negativizzata, quali sono le tue aspettative?

Finito tutto spero di poter tornare a lavorare, io amo il mio lavoro e al momento il settore è in crisi, come se per il Ministro Franceschini non esistesse. Nel mio settore in tanti non hanno lavorato per mesi, per me è una stretta al cuore. Dobbiamo avere maggiore consapevolezza sia del virus che delle nostre singole azioni, azioni che devono essere proficue. Solo così possiamo maturare quella coscienza di dire: “Vogliamo aiuti di Stato!”. Vedo troppo odio in giro. E non va bene. Uniamoci, tutti insieme e in sicurezza. E soprattutto, vista l’emergenza sanitaria, mettete le mascherine correttamente, coprendo naso e bocca, distanziatevi e igienizzate spesso le mani.

Qui il link del post Facebook di Chiara Maria Matilde Paladino:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1855505444599004&id=100004186988461

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Un commento

  1. Tesoro mio… sono con te…
    Grande collega! Forza e coraggio…

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    0

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