La corsa a sindaco senza donne

redazione

La corsa a sindaco senza donne

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sabato 12 Settembre 2020 - 07:00
La corsa a sindaco senza donne

Depositate le liste per le prossime amministrative, c’è un aspetto che merita una riflessione: a Marsala non c’è una donna candidata a sindaco. E’ curioso che in una città di oltre 82 mila abitanti la corsa per la carica di primo cittadino veda partecipare solo gli uomini. Esattamente com’era avvenuto nel 2015. La legge sulle “quote rosa” ha avuto in questi anni conseguenze positive sulla rappresentanza di genere all’interno delle Giunte e dei Consigli comunali: alcune non hanno lasciato tracce significative (ma vale anche per i colleghi maschi), altre hanno contribuito con le proprie competenze e le proprie capacità al dibattito politico e alla crescita sociale e civile della comunità. Tuttavia, per i ruoli di maggiore rilievo si continua a pensare agli uomini. Nella storia di Marsala soltanto in un’occasione il sindaco è stata una donna. Era il 2012 e gli elettori lilybetani scelsero Giulia Adamo, che peraltro guidò l’amministrazione comunale soltanto per due anni, fino al 2014, prima di dimettersi per le note vicende giudiziarie che l’hanno coinvolta. Stesso discorso per la presidenza del Consiglio, guidato solo una volta da una donna, Eleonora Lo Curto, alla fine degli anni ’90. Per il resto, come detto, soltanto uomini. Chiaramente, non è un problema che riguarda esclusivamente Marsala: se guardiamo le altre comunità che vanno al voto in provincia di Trapani (Favignana, Campobello e Gibellina) c’è solo una donna candidata a sindaco. Ma, soprattutto, non abbiamo mai avuto una donna alla guida della Regione, né alla presidenza della Repubblica o del Consiglio dei Ministri. E anche i consigli di amministrazione delle grandi aziende sono raramente guidati da figure femminili. Peraltro, quando accade, si tratta per lo più di “figlie d’arte”, destinate a dare continuità alle gestioni di famiglia.

Se è vero che l’ascensore sociale, in Italia, è bloccato un po’ per tutti in quanto l’appartenenza continua a prevalere sul merito, i dati ci dicono che per le donne continua ad essere più difficile che per gli uomini. E di fronte a un modello culturale diverso dal passato, in cui è già difficile coniugare lavoro e famiglia, la tentazione del disimpegno politico è sempre dietro l’angolo. Se a ciò si aggiunge una certa retorica sessista che non riesce a considerare per la donna ruoli diversi da quelli di moglie e madre, il quadro è completo. Eppure avremmo bisogno davvero di più donne in politica, del loro entusiasmo, del loro coraggio, della loro capacità di guardare il mondo con altri occhi, di utilizzare un linguaggio meno ostile.

Comunque finisca questa competizione elettorale, mi piace pensare che si possa ragionare in maniera laica su questo punto nelle settimane che ci separano dal voto. E che i candidati a sindaco possano annunciare, nelle prossime ore, di impegnarsi a designare almeno una donna come vicesindaco o a concordare con i partiti e i movimenti alleati l’elezione di una figura femminile alla guida del Consiglio comunale. Sarebbe un bel segnale di cambiamento e un passo importante verso il 2025.

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