Lettera del Coordinamento Provinciale Udc: "Damiano dimettiti"

redazione

Lettera del Coordinamento Provinciale Udc: "Damiano dimettiti"

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venerdì 16 Ottobre 2015 - 16:41

L’UDC osserva con molta attenzione, ed altrettanta apprensione per i destini della città capoluogo, le vicende politiche e amministrative che agitano l’amministrazione retta da Vito Damiano. Pur avendo mancato l’elezione solo per una manciata di voti di una propria rappresentanza in consiglio comunale, il che naturalmente ci priva della possibilità di esprimere nella sede istituzionale le nostre considerazioni e valutazioni riguardo alla più contingente attualità politica, non vuole mancare oggi dal portare a conoscenza della cittadinanza la propria posizione ufficiale riguardo alla mozione di sfiducia presentata a termini di legge al Sindaco Vito Damiano da 13 consiglieri comunali. Va subito detto con la massima chiarezza, per sgombrare il campo da ogni indesiderato equivoco, che l’UDC, qualora fosse stata rappresentata a Palazzo Cavarretta, neppure la minima remora avrebbe avuto nello scegliere di aggiungere la propria firma in calce alla mozione di sfiducia e, conseguentemente, ad annunciare con franchezza, apertis verbis, com’è sempre stata una nostra abitudine (ma a quanto pare adesso alquanto desueta presso le altre forze politiche), il voto a sostegno dell’atto di cui sentiamo di condividere i contenuti abilmente ricondotti sotto un profilo meramente amministrativo.

Le ragioni dalle quali troviamo conforto nel volere assumere una così chiara e netta posizione politica traggono fondamento dalla orgogliosa consapevolezza che il nostro partito, unica tra tutte le forze politiche, NON ha nessuna responsabilità nei confronti dell’insipiente ed inadeguata azione di governo della città colpevolmente condotta fino all’attuale stato di abbandono che è sotto l’occhio di tutti e che è stata posta costantemente in essere fin dal suo insediamento dal sindaco Damiano, dato che come tutti sanno NON ha sostenuto questo sindaco, né al primo né tantomeno al secondo turno.

La nostra tradizione culturale ci suggerirebbe di soffermarci sulle ragioni di una tale posizione, che meriterebbero in verità una disamina socio-politica più approfondita ed articolata nell’opportuna sede, ma non possiamo sottrarci nemmeno volendo all’evidenza stessa del difficile vivere quotidiano che si percepisce tangibilmente in città e che ci induce innanzitutto a dare ascolto e voce al diffuso sentimento popolare di aperto dissenso nei confronti di questo sindaco. Gli riconosciamo, certo, come scusanti la manifesta inesperienza politica, la difficoltà riscontata ancor oggi ad operare in efficiente sintonia con l’apparato burocratico, la continua contrazione dei trasferimenti finanziari dello Stato e della Regione e la crescente difficoltà ad equilibrare con severe manovre finanziarie un bilancio sempre più rigido ed ingessato. Nient’ altro, però. Ingiustificabile ai nostri occhi appare infatti l’incapacità di dialogo costruttivo con il Consiglio comunale e di confronto con le forze sociali e produttive della città, ma ancor di più la pervicacia degna di miglior causa con la quale, chiuso a Palazzo d’Alì, si è tenuto distante dalla città e dai trapanesi, mostrando quasi con soddisfazione un regale distacco dagli innumerevoli bisogni e dalle esigenze che quotidianamente tante povere persone vengono a rappresentare al primo cittadino.

Non possono bastare le troppo facili e generiche accuse di cui si fa scudo che, nel dilagante odierno clima di antipolitica, egli solitario ed inascoltato si spinge a rivolgere di continuo a quasi tutto l’universo mondo che a suo dire, lo osteggia e gli sarebbe avverso (senza neanche spiegarne bene il motivo, tra l’altro) né a maggior ragione può valere a deresponsabilizzarsi marcare comodamente oggi la distanza dai partiti che lo hanno chiamato prima e lo hanno sostenuto dopo nell’amministrazione della città. Bene avrebbe fatto, allora, secondo noi, il sindaco Damiano, a dimettersi per tempo, quando, al di là del rincorrersi dei comunicati delle segreterie e degli aspri scontri, anche personali, con i consiglieri comunali, ha potuto percepire che i trapanesi, anche quelli che lo hanno votato, non lo consideravano più il loro sindaco. E’ per tutti questi motivi che, in conclusione, desideriamo rivolgerci direttamente al Sindaco esortandolo a considerare se non sia meglio per il bene della Città evitare di trascinare stancamente solo per ostinato orgoglio questa sindacatura che ha ormai perduto l’originaria ragion d’essere e si avvia comunque ad esaurirsi. Eviti di dovere costringere il consiglio e la città a dividersi quando invece, mai come ora, occorrerebbe il massimo di unione e condivisione di fronte alle emergenze che come si è visto non è stato in grado di affrontare. Dimostri, se può e vuole, il senso di responsabilità che lo contraddistingue ed agevoli un processo di ricostruzione dal basso del necessario consenso popolare che deve sempre sostenere e supportare l’azione di un sindaco.

Valuti, se ritiene, anche la possibilità di seguire l’esempio del sindaco di Roma e liberi i consiglieri dal pesante onere di dovere giustificare al proprio elettorato il proprio voto, in un senso o nell’altro, ad una per noi tardiva sfiducia che, per i modi in cui è maturata in seno all’organo consiliare, appare più una vera e propria ordalia. Torni dunque il dott. Vito Damiano ad essere quello che era prima di questa avventura politica ed amministrativa in cui è stato trascinato, un valoroso generale dell’Arma dei Carabinieri in pensione che forse da quel ruolo meglio e più avrebbe potuto dare alla città di Trapani.

Il coordinamento provinciale Udc di Trapani

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